Cronaca
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Lapidi, bare, carrozzine e tazebao. La protesta di un territorio dimenticato: l'ironia di un requiem perenne

Ponte, Stazione e punto nascite. Qui giace il terrritorio Casalasco recita l'epitaffio scritto in bella grafia sulla lapide che da ieri è in bella vista per tutti coloro che percorrono la rotonda. Ma non è il solo messaggio lasciato da ignoti

CASALMAGGIORE – Gli autori sono anonimi, come già per la bara messa alle porte di ponte Po qualche tempo fa. Ma che si chiamino Ugo, Giuseppe o Chiara poco importa perché in fondo, in quella protesta, nell’amara ironia utilizzata per contestare chi ha il potere di fare e non fa (o chi ha il potere di fare e fa quello che non dovrebbe fare) c’è tutto un territorio. Ci sono migliaia di persone di un sud Lombardia che è area depressa e scarsamente considerata.

Ponte, Stazione e punto nascite. Qui giace il terrritorio Casalasco recita l’epitaffio scritto in bella grafia sulla lapide che da ieri è in bella vista per tutti coloro che percorrono la rotonda. Ma non è il solo messaggio lasciato da ignoti. C’è il Casalmaggiore che oltre ad essere da inizio anni 2000 comune denuclearizzato è stato eletto comune ‘deinfantizzato’. Sotto al nome della città compaiono i due cartelli direzionali con le indicazioni per i punti nascita di Cremona (42 km) e Parma (39 km). Torneranno (per Parma) 24 km alla chiusura dei lavori di ripristino del ponte (settembre 2019 se tutto va bene). Ma saranno fuori regione. Arricchiranno l’Emilia, quando sarà.

“Avete tolto la bara, ma il morto è qui. Vergogna” c’è scritto su un lenzuolo appeso al passaggio del ponte. Un altro lenzuolo in stazione recita “Chi non ha il coraggio di ribellarsi non ha poi il diritto di lamentarsi”. L’esasperazione è alta. E non è solo colpa della politica. L’invito in stazione è palese: è un’invito alla protesta attiva, perché chi tace acconsente, chi non si attiva consente alla politica di fare quel che vuole. O meglio, di non fare.

Non sono i soli elementi di protesta. C’è il passeggino vuoto ed il cartello formato tazebao con i simboli dell’infanzia sbarrati nell’area dell’Ospedale. E’ il segnale di un malessere diffuso sul territorio, il segnale di una situazione che vede la bassa cremonese come una delle aree più problematiche dell’intera regione.

Due delle questioni dipendono direttamente da Regione Lombardia (ferrovia e Punto Nascita), l’altra (ponte) è in mano alle province che però sono in mano alla nazione che concede il soldo. Senza il soldo non si va da nessuna parte. I denari restituiranno al territorio un ponte incerottato, con massimo (è la migliore delle ipotesi) dieci anni di vita, e costantemente monitorato. A rischio di ulteriore chiusura se dovessero verificarsi ulteriori problemi. Qualunque ingegnere è pronto a scommettere che la vita dell’infrastruttura sarà più breve.

Per il punto nascite ormai non resta altro che la carta ‘Ministero’ avendo la Regione già deciso di chiudere. La colpa – per la Regione – è di una normativa statale: a questo punto è dunque solo lo Stato a poter far pensare ad una marcia indietro al Gallera di turno.

Per la stazione e la linea Parma Brescia la situazione è di per se ancor più grigia. Fatti salvi i proclami del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana per un efficentamento di tutta la rete ferroviaria Regionale, a partire dall’implementazione dei mezzi viaggianti e la sostituzione con mezzi più moderni, non c’è niente altro all’orizzonte. Nessun investimento previsto di RFI, nessun investimento di Trenord (o di quel che ne risulterà dallo spacchettamento). Con molta probabilità, tra qualche anno forse, avremo treni più moderni su una linea logora. Faremo viaggiare una Maserati su una pessima sterrata di campagna.

La tomba ove giace la speranza di un territorio, alle 6.30 di questa mattina, era ancora lì, dove è stata piazzata. Come la bara non durerà a lungo. In provincia sono solerti quando si tratta di rimuovere qualcosa. Fosse anche un semplice e civilissimo segnale di protesta. Peccato che poi, a qualche metro di distanza, basti guardare lo stato pietoso del manto stradale per rendersi conto che, se da una parte la solerzia è una virtù, rimane un miraggio dall’altra.

Tutto noto. Tutto tristemente noto. Il sud Lombardia dimenticato risponde così alla morte progressiva di un territorio. Una risposta dura, seppur nell’ironia. Una risposta che non sortirà nessun effetto, come nessun effetto ha sortito nei mesi addietro. Quel lumino acceso a ciglio strada rimane un simbolo. Il simbolo di un naufragio a cui non sembra esserci fine mai.

Nazzareno Condina

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