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Mamme in lotta, all'Oglio
Po la guerra si fa con
determinazione e col sorriso

Stamattina un buon gruppo di mamme che 'stanno col Punto Nascite Oglio Po' e del personale in servizio all'Oglio Po si sono ritrovate davanti al nosocomio Casalasco per un servizio che andrà in onda questa sera al TG3

VICOMOSCANO – Combattive, determinate, non certo dome. Ci si arrende alla fine al limite, non mentre la battaglia è in corso. Perché la battaglia è in corso: la Regione Lombardia ha preso la decisione di chiudere il Punto Nascite, la legge nazionale lo impone anche se governatori più coraggiosi (basta guardare a Zaia) cercano di opporsi. C’è ancora il TAR, e c’è ancora una seppur flebile speranza che la politica nazionale possa in qualche modo intervenire.

Stamattina un buon gruppo di mamme che ‘stanno col Punto Nascite Oglio Po’ e del personale in servizio all’Oglio Po si sono ritrovate davanti al nosocomio Casalasco per un servizio che andrà in onda questa sera al TG3 Lombardia. “Serve una presa di coscienza a livello nazionale – ha spiegato Pierluigi Pasotto, unico consigliere comunale presente – e sono soprattutto gli esponenti del M5S del nostro territorio che dovrebbero sensibilizzare il ministro Grillo. Daltronde le nascite sono drasticamente calate in tutta Italia, i parametri della normativa nazionale vanno rivisti”.

Donne, soprattutto donne che sono venute con i loro bimbi, portando il frutto della professionalità, delle capacità e della sicurezza del reparto del nosocomio casalasco che le ha accolte con tutte le premure, tutto l’affetto e tutta la bravura riconosciuta. E’ stato Stefano Lorelli a sentire, oltre che Jessica Lazzarini e Annamaria Piccinelli che hanno spiegato il perché il Punto Nascite Oglio Po debba rimanere aperto e il senso della lettera inviata a tutti i sindaci dal Comitato a Difesa dell’Oglio Po di cui abbiamo scritto questa mattina, una mamma ed un papà in rappresentanza di tutti gli altri.

“Ci tolgono un reparto che funziona per mettere al suo posto un reparto che si occupa di obesità” ha rimarcato Annamaria Piccinelli, tra le altre cose. Marica Gigliarano ha invece raccontato del suo parto, di come sarebbe stato impossibile per lei arrivare a qualunque altra struttura in breve tempo. Anche Giulio Lana, in rappresentanza dei papà ha rimarcato l’importanza del reparto.

C’erano mamme, c’erano nonne e c’era il personale dell’ospedale. Quello di ostetricia. Non potevano parlare. Ma in fondo lo hanno fatto ugualmente, in barba alle disposizioni della pubblica amministrazione che vorrebbero far apparire bello tutto, a costo del silenzio. Han parlato i loro occhi e i loro sguardi, parlano i loro sorrisi e la loro forza. Neppure loro sanno che cosa sarà domani, ma sino ad oggi non hanno smesso, neppure per un istante, di combattere.

E’ questa la loro forza, la forza di un Comitato, quello a difesa dell’Oglio Po, che sta cercando ogni strada possibile per opporsi alla decisione di regione Lombardia e della politica nazionale, quella di un gruppo di mamme che sta facendo altrettanto, e che mostra con orgoglio chi, in questi tempi è il segno più tangibile delle cose che funzionano: i loro figli. E’ la forza di qualche sparuto politico che si oppone, in ogni maniera possibile: e non importa la bandiera. In Veneto son figli della Lega, in Lombardia sono genti che guardano a sinistra.

La logica non ha bandiera. Neppure il buon senso ne dovrebbe avere: il reparto ha un solo parametro non idoneo, che è quello relativo alle nascite, sul quale comunque ci si può lavorare. Tutti i parametri di sicurezza ci sono. La professionalità espressa sino a qui ed i commenti di chi ha avuto la fortuna di partorire all’Oglio Po parlano poi da soli.

La Regione chiude, a livello nazionale la questione sembra avere poca rilevanza al momento: il ministro alla salute sembra essere più interessato ad altre questioni e a più stringenti ossimori. La battaglia però non si ferma. Ha il pianto, il sorriso e la tenerezza di tanti bimbi nati qui e di tante mamme che vogliono continuare a far nascere qui i loro figli e a veder nascere i figli dei loro figli.

Nazzareno Condina

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