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Boretto, il Po e i suoi ponti: fare rete e puntare a un miglioramento di quello che già esiste

Fare rete è necessario, è stato rimarcato: esistono infatti esempi virtuosi di piccoli comuni, come Suzzara, capaci di arrivare alla rinaturalizzazione di oasi verdi, ma mettere insieme le forze è il modo migliore per farsi sentire a Bologna o a Milano.

BORETTO – Fare rete, non inventare nulla di nuovo ma sfruttare quello che già esiste. Solo, sfruttarlo meglio. Partendo da tre parole chiave: ponti, sicurezza idraulica, dunque degli argini, e infrastrutture in favore di un turismo sostenibile sul Po. Di tutto questo si è parlato mercoledì nel tardo pomeriggio a Boretto sulla Motonave Stradivari attraccato al lido Po del paese reggiano per un convegno dedicato al fiume e, stante l’attualità del tema, dei ponti che lo solcano, con particolare interesse per quello di Casalmaggiore, che venerdì compie i 12 mesi esatti di chiusura.

Era presente al convegno organizzato dall’Associazione Persona Ambiente, rappresentata da Damiano Chiarini, un buon numero di amministratori del comprensorio: Vanni Leoni e Alessandro Cavallari, vicesindaco rispettivamente di Casalmaggiore e Viadana, il sindaco di Pomponesco Giuseppe Baruffaldi, il vice di Dosolo Uber Pasquali, il sindaco di Guastalla Camilla Verona, il sindaco di Mezzani Romeo Azzali, l’assessore di Boretto Vilmer Farri, il vicesindaco di Colorno Pier Luigi Mora, il sindaco di Gussola Stefano Belli Franzini e il sindaco di Sissa Trecasali Patrizia Gaibazzi.

Dapprima ha preso la parola Andrea Agapito, responsabile fiumi per il WWF, il qualche ha lanciato l’allarme legato al fatto che spesso dagli errori del passato, sulla gestione dei fiumi e delle loro infrastrutture, non si impara. Pur essendovi anche note positive: per esempio 500 milioni di euro sono stati stanziati per gli argini, a proposito dei quali Agapito ha spronato i comuni a intervenire e interessarsi per migliorare la sicurezza idraulica, coinvolgendo pure Aipo ed enti territoriali. Positivo, secondo il relatore, l’approccio del nuovo Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che “come segno di buona volontà intende indirizzare il Paese verso una gestione comune del bacino idrografico”.

Fare rete è necessario, è stato rimarcato: esistono infatti esempi virtuosi di piccoli comuni, come Suzzara, capaci di arrivare negli anni alla rinaturalizzazione di isole e oasi verdi, ma mettere insieme le forze è comunque il modo migliore per farsi sentire a Bologna o a Milano, a seconda che si parli di sponda emiliana o lombarda, in attesa di superare questa frammentazione di competenze. Da qui l’idea: domenica si terrà la nuova edizione della Discesa del Po dedicata a Umberto Chiarini, i comuni già coinvolti potrebbero iniziare a dialogare di più, producendo poi in assemblea dei sindaci un documento comune che possa arrivare al tavolo di concertazione della riserva Mab-Unesco. Non inventare nulla di nuovo, insomma, ma lavorare un po’ meglio dentro ad organismi e gerarchie già cristallizzate.

Da rimarcare due interventi sul finale. Paolo Antonini del Comitato TrenoPonteTangenziale ha ribadito come a fronte di 7 milioni di euro stanziati per sistemare il ponte siano già 52 quelli andati perduti a causa della chiusura; Stefano Belli Franzini, invece, ha rimarcato l’importanza di mettere in rete non solo enti amministrativi ma anche portatori di interesse per eventuali investimenti su nuove infrastrutture o sul recupero dell’esistente.

G.G.

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