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Il Brachetti della scenografia sta di casa a Casteldidone: Vanni Braga e la mostra di Piadena

Un po’ geometra perché le misure sono importanti e spesso decisive, un po’ affabulatore e cantastorie, l’artista incarna entrambi i personaggi nella sua produzione, senza mai lasciare che uno prevalga sull’altro. GUARDA IL SERVIZIO DEL TG DI CREMONA 1

PIADENA – Potremmo considerare Vanni Braga l’Arturo Brachetti delle scenografie. La sua mostra a Piadena, per lui che del Casalasco, a Casteldidone, è tuttora di casa, è un omaggio che abbraccia diverse generazioni: quelle che Vanni Braga lo hanno sempre conosciuto e apprezzato e i giovani, ai quali le sue opere – veri e propri pezzi d’arte funzionali alla scena – sono dedicate.

La mostra, allestita all’ex Cinema di via Italia, supera dunque i confini della Fiera Settembrina 2018, ormai conclusa. L’ambiente per il quale Vanni Braga ha prodotto negli ultimi anni è il Teatro Testoni Ragazzi di Bologna. Ed in effetti l’ex Cinema di via Italia somiglia molto a un teatro, un luogo delle fiabe in cui ogni angolo affascina e riserva sorprese. Bastano pochi passaggi, piccoli meccanismi ben studiati per creare vere e proprie magie: un trasformismo figlio prevalentemente del legno e dei materiali utilizzati da Braga nel suo percorso artistico e creativo.

Un po’ geometra perché le misure sono importanti e spesso decisive, un po’ affabulatore e cantastorie, l’artista incarna entrambi i personaggi nella sua produzione, senza mai lasciare che uno prevalga sull’altro. Da armadio a fiore a paesaggio di montagna, tre in uno ed è solo un piccolo esempio. Uno tra tanti. Scenografie che a volte sono libri da leggere e sfogliare: una storia in sette fogli di compensato incernierati tra loro.

Ma giocando con la fantasia dall’armadio possono uscire anche un elefante, una delle prospettive più apprezzate dai bambini e ragazzi, o magari – perché no? – un dinosauro. Il cavallo di Troia, che tutti così chiamano ma che in realtà è stato usato per lo spettacolo “Il Barone di Munchausen” ed è l’unico oggetto in scena durante questa rappresentazione, è un personaggio di legno tra personaggi in carne ed ossa e recitanti: istrionico nella sua spiegazione, Braga si immerge pienamente nelle sue creazioni, a volte in modo letterale, magari prendendo in prestito Danzio Soragni, uomo di cultura piadenese che ha curato l’introduzione.

Proprio Soragni racconta come Vanni Braga sia riuscito a interpretare nel teatro, affinandolo via via, quel movimento di rottura creatosi negli anni ’60 e ’70, per lui anni giovanili, e dalla sua generazione vissuto in prima persona. Una sorta di condottiero rock, che negli anni ’80 conoscendo Bologna e l’allora Teatro Baracca, poi divenuto Teatro Testoni Ragazzi, ha poi concretizzato la sua passione, realizzando ogni anno nuove scenografie. Da pezzi stabili a pezzi mobili, con giochi in equilibrio sfruttando moduli simili e riproposti, e ancora piccoli oggetti di scena. Basta poco a inventare storie nelle storie…

G.G.

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