Cronaca
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Punto Nascita Party, ad un mese dalla chiusura la disperata battaglia si combatte ancora

Ci saranno le mamme con i loro bambini. Sono tante le testimonianze che - grazie anche al preziosissimo aiuto di Jessica Lazzarini e del gruppo che si oppone alla chiusura del Punto Nascita - abbiamo raccolto in questi mesi. L'ultima ci è arrivata ieri.

CASALMAGGIORE – Tra poco più di un mese il Punto Nascite dell’Oglio Po chiuderà. E chiuderà perché la Regione non ha chiesto la deroga – anche alla luce di dati erronei sui tempi di percorrenza dai comuni all’ospedale di Cremona – allo stato affinché il Punto Nascite restasse aperto. Chiuderà perché il ministero se ne è guardato bene dall’intervenire, poiché se si è lontani da Milano, periferia dimenticata si è ancor di più lontani dagli uffici e dai salotti romani, dalle aree centrali, dalla considerazione di chi è talmente vicino alla ‘ggente’ da essersene dimenticato alla svelta. Chiuderà perché una normativa non aggiornata ai tassi di natalità, completamente estranea ai giudizi sui parametri di sicurezza effettivi, ritiene i punti nascita al di sotto dei 500 parti annui non sicuri a prescindere.

Mentre i sindaci (non tutti) del territorio attendono di presentare ricorso al TAR in base a come andrà da altre parti dove il ricorso è già stato presentato il territorio si mobilità a difesa del presidio ospedaliero. Si mobilitano le mamme, quelle che dall’inizio, da quando cioé Oglio Po News diede la notizia della probabile chiusura (smentito con durezza dai vertici della Sanità cremonese a loro volta smentiti poco tempo dopo) si sono date da fare, raccontando le loro storie. Storie di parti difficili, storie di parti riusciti grazie alla tempestività, all’efficenza e alla perizia di un reparto che tra poco più di un mese non ci sarà più. Si mobilita tutto il personale della struttura ospedaliera, quello stesso che nel corso degli anni ha accompagnato le stesse mamme (e spesso pure i papà) nel cammino verso la vita, verso il futuro. Si mobilita un comitato, quello guidato dal dottor Luigi Borghesi, a difesa dell’ospedale Oglio Po meno ‘Cassandra’ di quanto era ritenuto un tempo. Avevano ragione a protestare, a denunciare un progressivo depauperamento del nosocomio casalasco. Dannatamente ragione. E si mobilita la politica, al di là delle bandiere, quella che mette il territorio in primo luogo, il territorio e la sua dignità. Quella lontana dai proclami e dalle promesse da marinaio, lontana dalle speranze che regione lombardia (volutamente in minuscolo, non è un refuso) possa – di sua spontanea volontà – cambiare idea. Morta (o quasi) la speranza ministeriale (a Roma, al momento, non s’è mossa foglia nonostante la politica vicina al cittadino ed altre favole), a far cambiare idea alla regione potrebbe essere solo la giustizia.

Alle 18.30 sul piazzale dell’ospedale il Punto Nascita Party. Una maniera per far sentire la vicinanza di un territorio alla sua struttura ospedaliera. Uno squillo di tromba in un territorio di tromboni. Sarà – secondo un modello che con Ponte Po ha funzionato – una festa. Una sorta di momento di condivisione di un disagio profondo, di cura collettiva di una ferita aperta, una lacerazione tra i cittadini e le loro istituzioni. E’ un po’ il modello dei funerali di stampo africano: niente lacrime ma il perpetrare una vita oltre la vita stessa. In questo caso almeno sperando che quella vita possa continuare ad essere per quello che è stata.

Come si conviene ad ogni party organizzato alla buona, ognuno può portare quel che può: vino, bevande, cibo. Il tutto verrà condiviso.

Ci saranno le mamme con i loro bambini. Sono tante le testimonianze che – grazie anche al preziosissimo aiuto di Jessica Lazzarini e del gruppo che si oppone alla chiusura del Punto Nascita – abbiamo raccolto in questi mesi. L’ultima ci è arrivata ieri.

“Il mio bimbo – racconta una di quelle mamme – nasce a fine maggio 2017 pochi giorni prima del termine. Prima gravidanza. Tutto nuovo. Ricovero quasi inaspettato alla mattina: amniotest positivo perche avevo rotto il sacco nella parte alta e quindi perdevo il liquido poco alla volta. Sono arrivata in ospedale distrutta: nelle 48h prima del ricovero ero stata male di pancia e di stomaco, mentre le 24h precedenti ero disturbata dalle contrazioni, che seppur dolorose, erano ancora irregolari. Il travaglio è stato lungo, non avevo le forze per urlare, stavo concentrata sulle spinte e sulla respirazione, come mi hanno insegnato al corso preparto e come mi guidava prima l’ostetrica di turno e poi quella in sala parto con la ginecologa, le quali, appena si sono accorte che il cuoricino del mio piccolino iniziava ad andare in sofferenza, sono intervenute immediatamente con episiotomia e ventosa. Ho perso tanto sangue, ero debolissima, non mangiavo quasi niente… ma è inutile dire quanto siamo stati coccolati io, il bimbo e anche mio marito. Coccole che sono poi proseguite a casa con i consigli e l’aiuto dell’ostetrica del consultorio, dato che inizialmente non producevo latte (che alla fine è arrivato!). È stato il primo figlio e la prossima primavera arriverà anche il fratellino/sorellina e vorrei dare anche a lui la possibilità di nascere in un posto così speciale, dove non si è numeri, ma esseri umani e quello che chiedo alle autorità è di esserlo a loro volta”.

Nazzareno Condina

 

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