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"Il lavoro più lungo è la vita":
Cittadinanza Benemerita a don
Ennio Asinari, "dono per Sabbioneta"

“Ho amato Sabbioneta, dove sono arrivato a 30 anni - ha ricordato il sacerdote - e ho sempre agito nel rispetto di tutti e ho posato mattoni senza distruggere i precedenti”. Tutto partì da una mozione di Gorni. GUARDA IL SERVIZI TG DI CREMONA 1

SABBIONETA – “Il lavoro più lungo è la vita”: il manifesto di don Ennio Asinari, 86 anni, è tutto in questa frase, pronunciata davanti a un Teatro all’Antica di Sabbioneta gremito. Una serata, la sua serata, davvero speciale venerdì con il sindaco Aldo Vincenzi che ha consegnato assieme al consigliere di minoranza Werther Gorni, cui si deve la prima mozione per chiedere questa onorificenza per don Asinari, la Cittadinanza Benemerita al sacerdote, uomo di profonda cultura.

Si parte da una risata, quando don Ennio dice di sentirsi come Gesù in mezzo ai due ladroni. Poi è Gorni a salutare e intervistare don Asinari, che saluta tutti i presenti, “il buon Dio e i miei genitori” dice. Ringrazia la famiglia Graepel per la generosità, la ditta Panguaneta, la Coop A passo d’uomo e ancora Anna, Paola e Lorenzo per le musiche e i canti. Non solo: il sacerdote ricorda i vescovi di Cremona Dante Lafranconi e Antonio Napolioni e i sacerdoti che lo hanno accompagnato, oltre a Ines, sua collaboratrice parrocchiale. Molta costanza e discreta fortuna, questa la ricetta di colui che scoprì nel 1988 il Toson d’Oro al collo dei resti di Vespasiano Gonzaga.

Un vestito addosso fatto di pelle e cultura, come rivela Pierluigi Bonfatti Sabbioni, autore di due documentari su questa figura così speciale: “Grazie a don Ennio è stata tolta la polvere da una buona fetta di storia di Sabbioneta”. “Ho amato Sabbioneta, dove sono arrivato a 30 anni – ha ricordato il reverendo sacerdote – e ho sempre agito nel rispetto di tutti e ho posato mattoni senza distruggere i precedenti”. Don Ennio ha rimarcato l’importanza dell’oratorio come luogo di socializzazione, sottolinea il suo impegno di attore, tuttora, e non solo di spettatore e rivela la sua richiesta: “Voglio essere ricordato come uno che ha salvato la memoria della comunità”.

Difficile che possa andare diversamente, per dirla col sindaco Vincenzi. “Cosa sarebbe Sabbioneta senza un lavoro e uno studio trentennale su 275mila documenti, e non solo? Don Ennio è stato un dono per la nostra comunità” ha spiegato il sindaco. “La vita è un dono da trasmettere agli altri e non da tenere per sé” ha concluso don Ennio: “Ho acquistato un monolocale al cimitero – ha aggiunto scherzando – ma in mezzo a voi sto bene: coltiviamo insieme la speranza in un futuro migliore, con gioia, per non essere schiavi della tristezza”. Più che un manifesto un invito al mondo.

G.G.

 

 

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