Cronaca
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Punto Nascita, la cronaca di un parto difficile. Uno degli ultimi, probabilmente, all'Oglio Po

"Di sicuro - conclude la mamma - quello che mi è accaduto è routine in ogni reparto di ostetricia, però l'umanità e la gentilezza non lo sono, come non lo è avere avuto un punto nascite vicino a casa durante tutti i giorni antecedenti al parto"

CASALMAGGIORE – La bimba è nata qualche giorno fa. E non è stato semplice. Primo parto, un’esperienza del tutto nuova per la giovane mamma (ed anche per il giovane papà). Con molte probabilità sarà una delle ultime a nascere all’Oglio Po, ma di questo ne abbiamo già diffusamente parlato.

E’ andato tutto bene, anche se le cose si erano un poco complicate. E’ andato tutto bene grazie anche al personale del Punto Nascita dell’Oglio Po, tante professioniste destinate, dal prossimo mese, all’altrove. Ad essere numeri tra i tanti. E’ la mamma a raccontarci i particolari. Chiede di restare anonima, ed anche se la conosciamo bene l’accontentiamo. Ci ringrazia della battaglia che stiamo seguendo, di cuore.

“Lascio la mia testimonianza – ci racconta – servirà magari a poco ma può far riflettere su quanto sia importante poter avere un reparto così all’Oglio Po. Il termine della mia gravidanza era il 4 ottobre ma ad arrivare al 9 ancora nulla. I giorni precedenti come durante tutti i 9 mesi sono sempre stata monitorata e seguita dai ginecologi del reparto e dalle ostetriche meravigliose. Qualche giorno fa come i giorni precedenti mi reco in reparto per eseguire un tracciato, per ascoltare il battito del cuore della bambina, e l’ostetrica si accorge subito che c’è qualcosa che non va. Senza perdere tempo e senza farmi preoccupare chiama subito i medici i quali decidono di ricoverarmi”.

La mamma è giustamente preoccupata… “Il tracciato diversamente dai giorni precedenti era molto irregolare e il liquido amniotico poco. Dopo qualche ora decidono di fare nascere mia figlia con un parto cesareo. Ricordo che avevo paura ed ero preoccupata che alla mia piccola fosse successo qualcosa, durante l’intervento ricordo la voce del primario che mi tranquillizzava e qualcuno che mi stringeva forte la mano. Mia figlia era completamente e pericolosamente avvinghiata nel suo cordone ombelicale, poteva soffocare. È andato tutto bene e dopo poco ho potuto conoscere la mia piccola, che stava benissimo. in questi giorni sono stata seguita in ogni fase di questo delicato momento e mi sto riprendendo senza fatica”.

“Di sicuro – conclude la mamma – quello che mi è accaduto è routine in ogni reparto di ostetricia, però l’umanità e la gentilezza non lo sono, come non lo è avere avuto un punto nascite vicino a casa durante tutti i giorni antecedenti al parto. Avrei dovuto guidare da sola per più di un’ora al giorno per andare a Cremona? E se fosse successo qualcosa durante il tragitto cosa avrei fatto? Certe decisioni puramente politiche sono davvero folli e non tengono conto della sicurezza delle persone. Vi ringrazio per la battaglia che state portando avanti, che serve davvero tanto a tutti”.

La piccola ora sta bene, e questo è tutto quel che conta in fondo. A breve probabilmente non avremo più storie da raccontare, non ci saranno più piccole luci – a Vicomoscano – che si affacciano alla vita in un piccolo reparto che ha tutti i requisiti – fatto salvo quello numerico – per operare in sicurezza. E ci mancherà raccontare di speranza. Ma non l’abbiamo scelto noi. Ci ha pensato una regione sorda in uno stato che sordo lo è altrettanto, coperte entrambe da una foglia di fico – la normativa – superata dai tempi. Ci sta pensando l’immobilismo politico di tanti (non di tutti, ma di tanti), soprattutto di tutti coloro che si sono arresi anzitempo. Di quelli che alla luce delle promesse di nuovi investimenti, si reputano soddisfatti.

Stanno cancellando una parte importante, fondamentale, del nosocomio casalasco. Una parte vitale, e non basteranno certo cento investimenti per controbilanciare la grave perdita che impoverisce tutti.

Nazzareno Condina

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