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Punto Nascita, l'ora del
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tanti momenti di vita

Sabato Anna Stella Vicini, che di quel reparto è una di quelle anime belle, ha postato una trentina di foto di quella storia sulla quale sta calando il sipario

VICOMOSCANO – Tanti sorrisi, tantissimi ricordi impigliati ad immagini anche lontane nel tempo. Quelle vite venute al mondo, prese tra le mani, quelle che ora ha già vent’anni e le ultime foto, di piccoli uomini e piccole donne mostrate con orgoglio. Lo stesso delle mamme, lo stesso, fortissimo di chi una professione la vive e non la fa.

Si cominciano a trarre i bilanci della chiusura, ormai prossima, del Punto Nascita di Oglio Po, anche se rimane la piccolissima speranza del TAR. La chiusura voluta da Regione Lombardia e prevista da una normativa nazionale che al momento nessuno ha messo in discussione, seppur le cose, da quando si nasceva 8 anni fa, sono radicalmente cambiate. Si nasce meno, ma questo alla politica interessa poco, come interessano poco le esigenze di un territorio che, di quel servizio, ha usufruito nel tempo.

Tanti sorrisi, quelli del personale del reparto. Un reparto che fatto salvo il numero, aveva tutto ciò che prescriveva la normativa per continuare ad essere. Un reparto che con un piano di rilancio che non rimanesse solo parola su carta avrebbe potuto crescere, continuare ad esistere, continuare a far nascere vite in un ambiente familiare, caldo ed accogliente così come solo una casa sa essere. Tutto cancellato e cancellabile.

Il 31 scade l’ultimatum. Si nascerà a Cremona, a Guastalla, ad Asola o per strada, poco importa. Si nascerà a chilometri di distanza dall’Oglio Po, da questa terra dimenticata e già sfortunata di suo. In cui si resiste aggiungendo colpi su colpi alla già difficile situazione. Infrastrutture carenti, ponti in rianimazione, servizi cancellati negli anni. Una fantozziana landa che non riesce più neppure a far valere la propria voce. Ammesso che mai ne abbia avuta una comune.

Sabato Anna Stella Vicini, che di quel reparto è una di quelle anime belle, ha postato una trentina di foto di quella storia sulla quale sta calando il sipario. Foto di quando non c’erano nuvole in cielo, di quando si pensava che un servizio essenziale potesse essere eterno, sempre migliorabile ma eterno. Non era così, non è stato così. E’ bastato un colpo di spugna, e l’eterna vaselina, per far passare tutto. C’è pure chi, a fronte di un piano di rilancio, una sorta di compensazione alla perdita di un servizio essenziale, esprime la propria soddisfazione. E non sono solo membri di una qualsivoglia maggioranza regionale.

Ora resta solo il TAR, ma passeranno mesi. Resta l’ultimo tentativo dei sindaci (e poi neppure tutti, 21 su 30) per cercare di tenere in vita un qualcosa che si sta spegnendo. Ma soprattutto resta il senso estremo di una sconfitta. Che è quella di un territorio senza tempo e senza forza in una regione che di tempo e di speranza non ne ha concessa. Restano quelle foto, quelle mamme che han lottato per mesi, il Comitato che, come tutti i comitati è fumo negli occhi per la politica e quelli che a varie ragioni e con vario titolo hanno mostrato solidarietà all’ospedale.

Poco altro. A pochi giorni ormai dal 31 ottobre non resta altro da raccontare che il senso d’impotenza e di infinita tristezza.

Nazzareno Condina

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