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Punto Nascita, in attesa
del TAR non si è persa
la voglia di raccontare

Nessun segno di resa, ma quelle foto, quel reparto vuoto, quel senso di tristezza e di mancato ascolto delle istanze territoriali ha lasciato un qualche segno nel morale di tanti

VICOMOSCANO – Stanze vuote, in un silenzio irreale. Passano i papà e le mamme, passa il personale e qualcuno entra per scattare qualche immagine. Il senso di tristezza è profondo, così come il senso d’attesa. C’è ancora il TAR a doversi pronunciare, il 14 novembre prossimo, sulla sospensione della chiusura del reparto che formalmente è chiuso dal 31 ottobre scorso. Da quando cioé le ultime due dipendenti – sentinelle di un luogo vuoto – hanno lasciato, a fine turno, il posto a nessuno.

Continuano a raccontare le mamme, le loro esperienze, sul gruppo facebook che raccoglie le ultime resistenze. Nessun segno di resa, ma quelle foto, quel reparto vuoto, quel senso di tristezza e di mancato ascolto delle istanze territoriali ha lasciato un qualche segno nel morale di tanti. Le speranze si consumano, e cresce anche l’angoscia e la rabbia.

Continuano a raccontare le mamme. E’ – questa volta – Emanuela che sfoglia il libro dei ricordi…

“Il 7 novembre 2011 – scrive – nasceva mia figlia Chiara, ma è lei che ha dato vita a me! Ringrazio i medici, il dottor Melpignano, il dottor Gualdi, le ostetriche (Anna Stella Vicini), le infermiere, l’anestesista, tutti ma proprio tutti coloro che mi sono stati vicini in quei momenti.

È stata una gravidanza a rischio, ho dovuto fare un cerchiaggio (all’Oglio Po), dati i precedenti aborti con successivi raschiamenti. All’Oglio Po ho perso il mio Gabriele di 24 settimane (battezzato all’Oglio Po) e con lui un pezzo del mio cuore.
All’ Oglio Po ho anche perso la mia mamma…

Tutti gli eventi che ho passato in questo ospedale hanno segnato la mia vita per sempre. È impensabile chiudere un reparto indispensabile come questo. Una donna incinta ha bisogno di essere rassicurata, essere serena, seguita, da personale di alta professionalità e umanità che in questo reparto abbonda e in caso di urgenza deve raggiungere il prima possibile un luogo sicuro e vicino, e affidarsi a chi già conosce per competenza e premurosità.

È inconcepibile dover andare lontano dal proprio territorio a farsi assistere. Ringrazio con tutto il cuore chi mi ha permesso di essere mamma oggi! E maledico altrettanto sinceramente chi ha preso la decisione di chiudere un servizio che è fondamentale per ogni donna. Ancora Grazie da parte mia al Punto Nascite Oglio Po”.

Una testimonianza forte quella di Emanuela, una testimonianza fresca dell’esperienza degli ultimi giorni quella di Ebe: “Ieri sono dovuta andare per un controllo e c’era il dott. Montagna. Alla fine mi ha detto se per caso non stai bene lo sai che non puoi venire qui che noi ci siamo solo di giorno. Mi ha fatto una tristezza, anche lui era molto giù! Poi mi ha detto, essendo io di Viadana, o vai a Mantova o Guastalla o Cremona… vicini direi speriamo che qualcuno si metta veramente una mano sulla coscienza e non lascino andare il nostro territorio nel degrado più totale… la speranza è l’ultima a morire ma qui siamo veramente alla frutta”.

Si perde in tempi passati la testimonianza di Simona: “Sono passati tanti anni da quando è nato il mio bimbo Alessio che ora ha 14 anni nato il 23/01/2005 a Oglio Po. Mi ricordo benissimo come se fosse oggi quanta cura hanno avuto per me e per lui. Ho avuto al mio fianco infermiere stupende, a parte aver avuto la mia cuginetta Katia al mio fianco ma anche le altre sono state e sono stupende, mi sentivo al sicuro e pensare che hanno potuto chiudere un reparto così meraviglioso e con persone meravigliose mi fa tanta tristezza”.

Tra le testimonianze anche quella di Margaret. E’ l’ultima ad aver partorito all’Oglio Po. Parla al TAR: “Caro il mio Tar se potessi stare qua in questo momento in silenzio con me ad ascoltare cosa sta accadendo fuori da questa camera, capiresti quale decisione prendere. Sono l’ultima partoriente, e sono anora qua… sento dal corridoio le risate di mamme venute a sostenere fino alla fine tutto il personale del reparto.

Caro Tar sentiresti le loro risate che si mescolano alla rabbia dell’ingiustizia di leggi fatte a tavolino, e di lacrime di dispiacere di chi da una vita aiuta a far nascere nuove vite e avresti sentito anche i racconti di “nonne infermiere” che pronte a far nascere i nipotini si vedono costrette ad andare dove non è casa loro. Caro Tar ogni numero fatto nascere qua è un cuoricino in più che batte”.

Altra testimonianza quella di Anna Accomando: “Sono andata in pronto soccorso a 25 settimane di gestazione… a reparto chiuso… È stato veramente triste, tutto buio, nessun pianto di neonato, nessun campanello acceso, il personale visibilmente è tristemente provato… Veramente orribile! Perché invece che aggiungere una neonatologia hanno deciso di chiudere quel reparto? Vergogna Italia vuota come quel reparto”.

Quest’anno l’Oglio Po ha festeggiato in pompa magna il 25ennale. Una sorta di concerto – alla luce della chiusura del Punto Nascita – sul ponte del del Titanic per i critici. Per tanti c’era ben poco da festeggiare. Anche buona parte della politica sembra avere spento le luci. Adesso ci si attacca ad un tribunale per non spegnere anche l’ultima delle speranze che restano. Ci si attacca alla tenacia di un Comitato e dei Primi Cittadini dell’Oglio Po che hanno deciso di non issare bandiera bianca: non resta che sopportare la tristezza e il senso di logorante attesa sino al 14, quando i giudici decideranno il da farsi.

E nell’attesa raccontare, quel che si è perso e il poco che resta…

Nazzareno Condina

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