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Una lettera dal passato: 102 anni
dopo spunta dalla spazzatura
una missiva dal fronte a Torre

Partita dalla caserma di San Salvatore Monferrato, dove il giovane Paolo attende la chiamata. A ritrovarla il sindaco Mario Bazzani. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

TORRE DE’ PICENARDI – Quella lettera, anzi quelle lettere, volevano farsi trovare. Ne è convinto Mario Bazzani, sindaco di Torre dè Picenardi. Si può credere in Dio, si può credere nelle coincidenze, si può credere a un legame ultraterreno che ha ridato la luce a quegli scritti. O si può anche credere soltanto al caso, fatto sta che i fatti si sono svolti proprio come racconta lo stesso sindaco torrigiano. “Il braccio del “ragno” meccanico che svuotava il cassone della carta – spiega Bazzani – aveva perso 2-3 foglietti. Li ho raccolti e mi sono accorto che due di questi recavano la data del 1916. Questo mi ha ovviamente imposto di portare tutto in comune, per una analisi più approfondita”.

101 anni e 364 giorni dopo quella lettera s’è fatta trovare: datata 6 ottobre 1916, è stata infatti riscoperta e salvata dal macero il 5 ottobre 2018. La lettera è autentica, lo dimostra la carta ingiallita, nonostante la lettera sia tenuta benissimo, lo dimostra la data, lo dimostra l’italiano a volte stentato, con le doppie improprie, ad esempio, con ottobre scritto con la doppia “b”, in un periodo in cui l’analfabetismo era diffuso e gli errori di ortografia all’ordine del giorno. E quella lettera è chiaramente casalasca: indirizzata al fratello Remo, che in un’altra lettera, sempre del 1916, ma in questo caso di una cugina, viene chiamato con l’appellativo don: un sacerdote dunque.

Un riferimento geografico c’è ed è a Vidiceto, la frazione di Cingia dè Botti, paese del quale è originario un commilitone dello scrivente Paolo, sorteggiato per il fronte e che, come lo scritto rivela, fa il bergamino. La lettera è partita dalla caserma di San Salvatore Monferrato, dove evidentemente il giovane Paolo attende la chiamata: lui lo chiama proprio sorteggio, scrivendo nello struggente finale della lettera “Colla fede ancora che il sorteggio non mi piombasse”. In buona sostanza Paolo spera di non essere spedito al fronte, come accaduto ad altri giovani come lui. A dare un senso pieno e attuale allo scritto ha pensato poi il sindaco Bazzani, nel giorno del ricordo, il 4 novembre, del Centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, leggendo quella lettera della quale nessuno conosceva l’esistenza, imitato a poca distanza da lì da Pierpaolo Vigolini, sindaco di Cingia dè Botti.

Una scelta che ha stupito tutti, in primis il vice sindaco di Cà d’Andrea – la piazzola ecologica è in comune tra i due municipi – Oliva Rosa Cabrini. “E’ stata un’emozione intensa, perché nessuno sapeva nulla. Tutti in chiesa si sono zittiti, nessuno parlava. E’ stato un momento particolarissimo”. Una storia che apre orizzonti e squarci nuovi. Oltre ad una ricerca: chi era questo Paolo? Chi era questo don Remo? Tutti quesiti che una lettera incapace di rassegnarsi al macero riporta ora alla luce…

Giovanni Gardani

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