Commenta

"Il ponte? Continuerò ad
attraversarlo". In attesa dei lavori
(e pure dopo) c'è chi non ci sta

"Prima si passava, adesso sarà più difficile. Sono sempre passato a piedi, e come me tanti in moto o in bicicletta o a piedi. Sui treni non puoi contare, né posso pensare di prendere l'auto tutti i giorni di lavoro"

CASALMAGGIORE – “Il ponte? Continuerò ad attraversarlo a piedi anche adesso, non posso permettermi altro. Qualche giorno fa il treno che ho deciso di prendere era in ritardo di oltre un’ora. Attraverso il ponte e mi faccio venire a prendere di là, una soluzione la troverò”.

Un dipendente parmense di una ditta che opera a Casalmaggiore ci racconta la sua odissea. Poche parole, tanta stanchezza ed inquietudine. “Prima si passava, adesso sarà più difficile. Sono sempre passato a piedi, e come me tanti in moto o in bicicletta o a piedi. Sui treni non puoi contare, né posso pensare di prendere l’auto tutti i giorni di lavoro”.

Le norme di sicurezza impongono il divieto di passare in aree cantiere poiché i rischi aumentano e se sino alla posa della cartellonistica si è chiuso un occhio (anzi ed a ragione tutti e due) sul passaggio, adesso passare sarà più difficile, se non impossibile. Aveva chiesto l’avvocato Paolo Antonini – presidente del Comitato TPT – la creazione di una sorta di ‘corridoio umanitario’ (così lo aveva chiamato, in una definizione che calza a pennello) per passare l’infrastruttura almeno a piedi ma le sue parole sono cadute nel vuoto.

Problemi tecnici oggettivi (legati come detto prima alla sicurezza) ma anche l’impressione che la questione non sia stata posta neppure sul tavolo. Perché non è detto che per tutti i 150 giorni sia necessario bloccare tutto e si potrebbe sondare la possibilità di bloccare totalmente l’infrastruttura solo quando strettamente necessario. Se fosse possibile, è questo che chiede gente come il dipendente parmense di cui sopra e più in generale chiede chi, da un anno e mezzo, si tiene stretto un posto di lavoro con i denti e si adatta ad oltrepassare l’infrastruttura a piedi o in bici pur di arrivare per tempo.

Qualcuno il lavoro lo ha già perso o ha dovuto rinunciarvi perché questo poi è il disagio reale. Quello che vi abbiamo raccontato in questi mesi. L’altra soluzione potrebbe essere quella di contare su un trasporto ferroviario decente. Ma per la Parma Brescia, una delle peggiori dieci linee d’Italia (secondo Legambiente), tra ritardi e cancellazioni, è forse più facile poter contare di estrarre sangue da una rapa.

Nazzareno Condina

© Riproduzione riservata
Commenti