Cronaca
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'La città sta morendo'. Dalla riunione dei commercianti un grido di dolore e qualche piccola luce

Dei commercianti presenti - seppur con qualche distinguo - il più acceso sostenitore delle idee emerse è stato Patrizio Sartori ma comunque nessuno ha espresso la propria contrarietà

CASALMAGGIORE – La strada da fare è ancora tanta. In una città che sta esalando l’ultimo respiro o forse lo ha già fatto da tempo. Ed è forse impossibile immaginarsela – la strada – senza asperità, senza discussioni – qualche volta sterili – e senza distinguo con un qualche costrutto. Perché poi quando si studiano proposte per migliorare la città, ed a proporle sono in primo luogo alcuni commercianti del centro, la discussione si apre comunque. C’è chi sogna una piazza con le sequoie (si fa per dire) e chi si accontenta della pianta di rosmarino. Chi la vede in un certo modo, chi attende di vedere come vanno le cose (le elezioni alle porte e un po’ di strategia inducono comunque alla prudenza) e chi non vede nulla. Punti di vista insomma. E c’è comunque chi sogna. Brunivo Buttarelli, Giuseppe Giupy Boles, Daniela Bellini, Patrizio Sartori per fare quattro nomi che non ti aspetteresti ma che da soli valgono comunque il prezzo del biglietto. Si è tenuto martedì sera, nel salone del bar Centrale, l’incontro relativo alla rigenerazione urbana organizzato dai commercianti e appoggiato da Slow Town. Bisogna procedere con ordine. Proviamo a metterci metodo anche noi, per risultare magari un po’ meno antipatici. Una serata che – chiariamo subito – non ha portato ad un gran ché. Qualche seme gettato in terra, qualche storia raccolta e qualche chiarimento. Qualche progetto in itinere e qualche polemica.

LA PASSIONE – “Bisogna fare qualcosa in una città che sta morendo”. Un grido di dolore, certo, quello introduttivo di Daniela Bellini (tabaccheria Buzzi), ma anche l’esigenza di fare e farlo con – e per – passione. Evitando inutili discussioni e polemiche (ce ne sarà qualcuna, ma era evidente che vi sarebbe stata qualche domanda e qualche risposta scomoda) e provare ad immaginare la città, a partire dalla piazza Garibaldi, rigenerata. E’ lei una tra le più accese sostenitrici della possibilità di fare qualcosa di bello per la piazza, ad introdurre la serata. Chiedendo a tutti di guardare avanti. Ha parlato di passione, quella che dovrebbe animare chi vede una città diversa.

LA POESIA – Appassionato – si fa a meno di dirlo, per chi lo conosce – è risultato Giuseppe Giupy Boles. La sua città al crocevia tra Sabbioneta e Mantova, è una città che si riqualifica a partire da alcune idee. Casalmaggiore la città dei pensieri. “Il segreto per far rinascere la città sta proprio nel puntare sulla bellezza – ha spiegato – una realtà così vicina a Mantova e Sabbioneta. Con la sua posizione ed il suo paesaggio Casalmaggiore dovrebbe diventare la città rifugio dei pensieri, all’interno di un progetto come quello della via Postumia o di VenTo”. Ci sta già lavorando, con un gruppo di matti quanto lui, affinché l’idea possa divenire realtà. Proverbi, aforismi che coloreranno il centro, luci diverse in piazza, nuove panchine e verde e l’esigenza di rivedere gli eventi che vi si fanno, escludendo quelli che mettono tristezza, ed allontanano altri eventuali espositori. “Quando chiedi a qualcuno lontano da Casalmaggiore di venire a fare qualcosa per Casalmaggiore, in genere ti risponde di no. Quando in giro ti sei creato un nome in negativo, è poi difficile invertire la rotta”. Ha sposato l’idea di rigenerazione urbana, di una città che deve rilanciarsi proprio dalla ricerca del bello. E sta per essere istallata (sempre che l’Aipo conceda il tanto agognato nulla osta) in zona idrometro la ‘Finestra sul Po’, opera che Boles ha realizzato con l’artista Brunivo Buttarelli. Un folle ed un genio: dal loro incontro e dal loro lavoro è nata un’istallazione che farà parlare. Boles ha anche mostrato alcune immagini: quelle di piazza Turati e del suo degrado, quelle di un argine maestro regno dei cartelli: “Ma dove vogliamo andare se siamo messi così?” ha detto. Altra proposta quella di rendere un km dell’argine una sorta di via dell’amore. Luci invitanti, panchine e poesie alle sedute. “Un luogo in cui la gente viene per fare due passi e per leggere, un luogo bello da vivere”

L’ARTISTA – Brunivo Buttarelli ha chiarito tutte le vicende di piazza Turati (l’argomento lo aveva introdotto proprio Boles), la ‘grottesca’ storia di una piazza con materiali che si sbriciolano, piscine inutili, un’opera artistica relegata in un angolo, piantine che paiono piccoli ombrelli senza futuro, marmi sbeccati, impianti idraulici ‘fantasiosi’ che non hanno mai svolto la propria funzione. “Il progetto scelto non è stato quello che avevo visto io – ha chiarito il maggior artista vivente della città – e, tra le altre cose, la pompa che avrebbe dovuto far girare l’acqua è stata messa a notevole distanza”. Soldi spesi (e tanti) per un progetto mai decollato. “La fontana, con il riciclo dell’acqua, ha funzionato solo un mese prima che ci si rendesse conto che messa così non poteva andare”. Brunivo Buttarelli si sta battendo perché la sua opera venga rimossa dall’ubicazione attuale. Una questione di dignità. Sulla piazza Turati peraltro, anche Giuseppe Boles ha chiesto che le similpiante attuali vengano sostituite da piante che lo siano davvero. Ha interpellato un amico vivaista, la cosa è fattibile con piante che sviluppino un efficace cono d’ombra (si è parlato di tigli) che siano gradevoli e soprattutto che svolgano la propria funzione e non siano meri e inutili oggetti d’arredamento. Insieme all’avvocato Azzini lo stesso Boles sta pensando al restauro dei marmi. Brunivo ha peraltro ricordato – come se ce ne fosse bisogno, ma chi lo conosce sa quel che ha fatto per la sua città lui che è uomo che ha girato il mondo con le proprie opere – l’impegno per la città, sin dalla febbrile ricerca dei reperti archeologici finiti in qualche magazzino senza nome, in qualche scatola. Un lavoro gettato alle ortiche dalla lungimiranza della politica. Lo stesso artista – proprio per quel cosmopolitismo che ne contraddistingue da sempre i pensieri – non si è detto contrario alla rigenerazione urbana. Una rigenerazione fatta nel rispetto della progettazione.

VIA BALDESIO – Era inevitabile che – nonostante gli appelli – la via entrasse nella discussione. Ed è stata occasione per Gian Carlo Simoni e Giuseppe Boles di chiarire alcuni passaggi. Intanto dal progetto originale (quello elaborato da Matteo Dondé) a quello definitivo c’è un abisso. Quello portato a termine è la ‘brutta’ copia di quello originale. L’attacco è stato frontale: agli uffici tecnici impreparati, ai consulenti esterni (“Sempre gli stessi”) alla politica che o non ha mai creduto sul serio, o è rimasta alla finestra in attesa di vedere dove tirasse il vento. Zelindo Madesani ha chiesto che quel progetto venga rivisto, proprio perché realizzato in modo diverso da quello originale e ha chiesto una raccolta firme in tal senso. Lo sfogo di Simoni è stato perentorio e le tavole del progetto originale sono ancora esposte sotto il portico alla fine della via affinché la gente si renda conto che tutto quel che si vede non è che una copia un po’ raffazzonata dell’originale. La discussione si è accesa anche sulle storture di una città dove – per quel che riguarda la viabilità – tantissimo resta ancora da fare. E’ stato chiarito anche che la rigenerazione urbana non può essere staccata dalla viabilità. Tra le altre cose è emerso anche che nel giro di qualche settimana per la tangenziale dei bambini potrebbe arrivare il patrocinio del Ministero dei Trasporti. E’ stato lo stesso Ministero a contattare il Comitato dicendosi disponibile in tal senso e sposando un progetto che tra riconoscimenti italiani (Legambiente e ministero) ed Europei ha raccolto più di quanto fosse possibile anche e solo immaginare. Proprio dal Comitato è nata l’idea di un impegno per le amministrazioni future. Quello di destinare una cifra ogni anno (100 mila, 200 mila euro) in una sorta di bilancio partecipato in cui sia la stessa popolazione a decidere su quale via intervenire per avviare un processo di rigenerazione. Intercettando bandi per il residuo delle spese. Sulla rigenerazione urbana, e sul verde in piazza, è peraltro già partita una raccolta firme. Un centinaio quelle on line su Change.org. Altrettante quelle raccolte nella tabaccheria Buzzi dalla stessa Daniela Bellini in un solo giorno.

VERDE IN PIAZZA GARIBALDI – Sarà Silvia Tei, membro dell’attuale maggioranza, a provare a disegnare un progetto ‘green’ per piazza Garibaldi. Lei è un tecnico – peraltro in gamba e con spiccato senso estetico – e si occupa professionalmente proprio di progettazione del verde. Si è fatta avanti (era l’unica peraltro dell’attuale maggioranza presente al Centrale) e la sua candidatura è stata accettata più che volentieri. Un progetto come quello del verde in piazza non è né di destra né di sinistra: la bellezza, il recupero del senso estetico, la rigenerazione fanno parte del DNA a prescindere, oppure non esistono. Silvia Tei si è già messa all’opera per provare ad immaginare una piazza diversa.

LA POLITICA – Il Listone ha difeso il proprio impegno, sia in termini di contestazione al PUT, sia in termini di atti di civismo (dal parco del Romani all’idrometro) contestando il ‘metodo’ di Simoni, che non risulta simpatico (ed è impopolare). Idea buona e metodo malsano. Lo stesso gruppo ha pure preso le distanze dal metodo del ‘mettere le Liste con le spalle al muro’ obbligandole a prendersi un impegno preciso sulla rigenerazione urbana. Ma a quel punto l’incontro si era già incartato sulla polemica e su un batti e ribatti che non vi proponiamo. Da registrare – come già scritto – il silenzioso impegno di Silvia Tei per provare ad abbozzare quantomeno un progetto di massima per il verde in piazza Garibaldi. E’ pur questa una piccola luce che val la pena registrare.

CONCLUSIONI – Dei commercianti presenti – seppur con qualche distinguo – il più acceso sostenitore delle idee emerse è stato Patrizio Sartori ma comunque nessuno ha espresso la propria contrarietà. Zelindo Madesani ha parlato dell’esigenza di porsi un obiettivo, soprattutto per quanto riguarda il turismo, e proponendo la tassa di soggiorno. 1 euro al giorno per chi viene da fuori. 70, 80 mila euro da reinvestire poi in attività e progetti. Altri hanno ascoltato, pur senza parlare. E’ presto per dire se qualche frutto nascerà dai semi gettati. Resta comunque lo sconforto di fronte ad una città che mostra sempre tutti i suoi limiti. Che non sono quelli di metodo, e neppure quelli relativi alla simpatia o all’antipatia di chi propone. Sono quelli della sensazione che resta di una città poco disponibile a guardare avanti, poco cosmopolità, poco incline a guardare quello che da altre parti va, poco coraggiosa. Arroccata in perenne difesa: un bastione che porta i segni della guerra, difeso da piccole truppe. Una città che muore lentamente, con pochi piccoli sogni che restano – forse – in piedi.

Nazzareno Condina

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