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San Martino dall'Argine,
minoranza all'attacco: "Lodo gas:
per undici anni non si è fatto nulla"

"Noi siamo contrari ad elevare le tasse perché lo riteniamo ingiusto. Si deve trovare un'altra strada. Un anno fa avevamo chiesto una commissione tra maggioranza e minoranza per monitorare il bilancio e il sindaco ci ha detto no. Ora capiamo il perché".

SAN MARTINO DALL’ARGINE – Un comunicato del Comune di San Martino dall’Argine nei giorni scorsi lanciava l’allarme sulla possibilità di perdere l’annosa causa nata dall’interruzione del contratto di fornitura del gas, già in carico alle società A2A e Gas Spa e poi Unareti. Secondo i calcoli, la sentenza sfavorevole imporrà di pagare 478.000 euro, più interessi, spese legali, imposte, Iva ecc. “Conseguentemente – spiega la minoranza di San Martino – il comune dovrà dichiarare il pre-dissesto, cioè il pre-fallimento, e imporre l’Imu sui terreni agricoli e aumentare il prelievo sui redditi delle famiglie (addizionale Irpef). La controversia viene data ormai per persa, ma noi speriamo che non sia così, anche perché non è stata emessa alcuna sentenza”.

“Sin dal nostro insediamento – spiegano i consiglieri di minoranza – abbiamo contestato al sindaco di non aver mai accantonato prudenzialmente i fondi utili a finanziare l’eventuale perdita della causa, questo nonostante i sei anni di carica come primo cittadino e cinque precedenti come vicesindaco e assessore. Cioè in undici anni non ha fatto nulla. Gli altri Comuni della zona, coinvolti in una controversia simile, come ad esempio Gazzuolo e Sabbioneta, hanno sì perso la causa ma, avendo negli anni messo i soldi da parte, hanno pagato senza tassare nessuno. Sorprendentemente, pochi giorni prima che i giornali annunciassero il suo pre-fallimento, il Comune ci inviava la “Nota Integrativa al Bilancio di Previsione 2019/2021”, che spiegava come non fosse necessario fare accantonamenti perché avrebbe vinto la causa, visto che era il suo avvocato a dirlo”.

“Noi pensiamo che l’avvocato abbia tirato a fare il suo mestiere, e lo ha fatto per anni, anni e anni – prosegue il comunicato – ovviamente non a gratis. Visto però che a decidere non è il suo avvocato, ma un giudice e l’Amministrazione doveva cautelarsi. Con la stessa Nota Integrativa, il Comune si mostrava sereno dicendo che, se le cose fossero andate male, poteva benissimo pagare con un mutuo. Insomma tutto andava bene, ma in pochi giorni dall’ottimismo più sfrenato, l’ente è passato alla disperazione. Perché questa sconvolgente giravolta? Semplicemente perché il Comune sta preparando il bilancio di previsione e si è accorto che lo stato finanziario dell’ente sta letteralmente marcendo indipendentemente dalla causa del gas”.

“Da oltre un anno, e i nostri volantini e comunicati lo confermano – prosegue lo scritto della minoranza – stiamo chiedendo di frenare le spese e di porre in equilibrio entrate e uscite. Purtroppo, il Comune ha sempre speso, vendendo e divorando immobili su immobili, compresa la piazzola ecologica, un servizio utile di cui oggi siamo privi. Solo ora gli amministratori municipali si sono svegliati ravvisando una situazione finanziaria insostenibile. Adesso, per pagare il debito, si dovranno tagliare tutte le spese escluse quelle per i servizi essenziali (scuole, cimitero, illuminazione, ecc). Recentemente la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale ricorrere all’indebitamento per finanziare il rientro dal pre-dissesto perché ritiene scorretto scaricare sulle generazionifuture gli oneri conseguenti. Insomma non si può neppure stipulare un mutuo come invece è stato raccontato a noi consiglieri”.

“Quindi come pagare i debiti? Forse qualcosa – conclude il documento – daranno Stato e Regione e poi si possono vendere altri immobili che, sul piano teorico, potrebbero essere l’ex Enal, quel che rimane di Palazzo Novellini o il Centro sociale “Incontro”, ai prezzi attuali di mercato. Sempre che non si determinano urgenze nell’ex Oratorio Acli, un grosso edificio inagibile di 500 anni, che il Comune si è preso in comodato per 40 anni ben sapendo di non aver i soldi neppure per muovere un mattone. Noi siamo contrari ad elevare le tasse perché lo riteniamo ingiusto. Si deve trovare un’altra strada. Un anno fa avevamo chiesto di costituire una commissione tra maggioranza e minoranza per monitorare il bilancio comunale e il sindaco ci ha detto no. Ora comprendiamo il perché: non voleva che mettessimo naso nei conti perché non si scoprisse il disastro che lui stesso oggi denuncia. In questa situazione ha assunto due atteggiamenti opposti: da una tassare gli agricoltori e i redditi delle persone che percepiscono un lordo superiore a 750 euro mensili; dall’altra salvare i suoi compensi blindandoli in un fondo che li ponga al riparo dal dissesto del Comune. Forse, data la situazione, sarebbe stato più nobile rinunciare all’indennità di primo cittadino. Noi ci auguriamo ancora che la causa del gas non venga persa.”.

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