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Rotary: interclub col luminare
delle staminali De Luca,
ricordando Riccardo Visioli

La discussione si è spostata poi sulla fecondazione assistita, sui forti limiti alla ricerca in Italia e di conseguenza sui rapporti tra etica, religione e ricerca scientifica. Molte naturalmente alla fine le domande formulate dai presenti. FOTOGALLERY

CASALMAGGIORE – “Etica” è ciò che porta beneficio all’uomo: deve essere distinto da “normativo”, e anche da “religione”: non è pensabile che per poter guarire dal Parkinson o riavere la vista, si debba andare all’estero. Non ha usato mezze parole Michele De Luca, massimo esperto internazionale di terapia cellulare, generativa e genica, per criticare un sistema legislativo anacronistico che condiziona e blocca certe fasi della ricerca italiana sulle nuove frontiere della scienza.

Anche se non è il suo caso, perché De Luca fa terapia genica solo su cellule staminali somatiche, cioè di tessuti maturi ormai differenziati, come prescritto dalle nostre leggi in materia; esistono scienziati italiani che studiano le staminali embrionali e sono costretti a importare dall’estero le blastocisti (embrioni congelati, che solo se impiantati in un utero potrebbero diventare feti, ma che in realtà vengono conservati sine die, o chissà…), perché in Italia è vietato studiare le blastocisti… italiane. Professore ordinario e Direttore del Centro di Medicina Rigenerativa di Modena e Reggio Emilia, De Luca è stato l’eccellente relatore della serata organizzata dal Rotary Club Casalmaggiore Viadana Sabbioneta in interclub con il Casalmaggiore Oglio Po, lunedì 11 marzo, presso i locali della Canottieri Eridanea di Casalmaggiore.

Con Casalmaggiore il prof. De Luca ha un rapporto speciale: come ha spiegato il presidente Gianluca Bocchi in apertura, è stato lui, insieme alla sua équipe, a seguire il caso di Riccardo Visioli, il “ragazzo farfalla” che ci ha lasciato a soli 20 anni. Se la ricerca continuasse giustamente ad avere vincoli etici stringenti ma prevedesse procedure di autorizzazione più rapide e meno estenuanti, molti bambini malati di epidermolisi bollosa come Riccardo potrebbero guarire a avviarsi a una vita normale, considerando anche che la terapia genica deve essere impostata il più precocemente possibile, in età prepuberale. L’esperienza del piccolo Hassan, siriano di 7 anni colpito dalla stessa malattia, dimostra che il trapianto di pelle attuato nel Centro diretto da De Luca funziona: ormai le speranze per questo ragazzino, senza più uno strato epidermico, impedito ad ogni contatto e ad ogni attività e movimento, erano del tutto svanite, la Germania che lo aveva preso a cuore si era arresa, e come ultima chance si era rivolta a De Luca.

Gli hanno reimpiantato le cellule staminali dell’epidermide, coltivate dopo avervi corretto il gene difettoso: Hassan ora conduce una vita normale, è guarito. Ha commosso la platea, questa storia, e ha fatto riflettere tutti (c’erano anche Giuliano Visioli, il papà di Riccardo, e i suoi zii) anche il seguito della relazione di De Luca, che ha raccontato e mostrato i risultati ottenuti per ricostruire una retina danneggiata, o per curare il morbo di Parkinson, e che ha toccato temi quali la fecondazione assistita, i condizionamenti posti alla ricerca in Italia, i rapporti tra etica, religione e ricerca scientifica.

Michele De Luca è stato insignito durante la serata di una Paul Harris Fellow: ultimo ma non ultimo di una serie di riconoscimenti doverosamente dovuti a uno dei massimi scienziati che, nonostante l’Italia, resta in Italia. Alla serata hanno presenziato, fra gli altri, la collaboratrice di De Luca Stefania Bettinelli, la presidente del RC COP Daniela Borella e del Rotaract CVS Clara Maffezzoli. De Luca ha risposto, fra le altre, alle domande di Enzo Rosa, Lella Penazzi, Alberto Grazzi, Chiara Bocchi e Vanni Raineri.

L.F.

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