Cronaca
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Di nuovo in manette l'estremista della moschea di Motta Baluffi: Kastrati era membro di una cellula terroristica

Dopo la sua espulsione dall’Italia aveva trovato asilo in Germania, da cui però era stato successivamente espulso ed era quindi ritornato in Kosovo, a Pristina, dove aveva continuato a gestire la pagina Fb dei mussulmani italiani.

Nella foto, a destra Kastrati

Sarebbe stato membro di una cellula jihadista che pianificava attentati in Francia, Belgio, Germania e Kosovo, sgominata lo scorso giugno: è finito così a processo (in corso in queste settimane) Resim Kastrati, kosovaro che per anni aveva risieduto a Pozzaglio e frequentato la moschea di Motta Baluffi (osservata speciale dagli 007 italiani in quanto sospettata di avere idee estremiste).

A ottobre scorso il tribunale di Pristina lo ha messo sotto accusa, insieme ad altri cinque sospetti jihadisti, tutti di nazionalità kosovara, imputando loro di essere membri di una cellula terroristica che stava pianificando diversi attentati in Francia, Belgio, Germania e Kosovo, tra dicembre 2017 e giugno 2018. Piani che sono stati infranti da un’operazione portata avanti in modo congiunto dalle polizie tedesca e kosovara, che ha sgominato la presunta cellula terroristica. Insieme a Kastrati (noto anche come PC Habibi), in manette sono finiti anche Bujar Behrami (alias Ebu Musab El-Albani), Gramos Shabani, Albert Ademaj, Leotrim Musliu e Edona Haliti.

KASTRATI DOVEVA PROCURARE ARMI E KAMIKAZE – I primi due sono considerati i leader della cellula terroristica, mentre il ruolo di Kastrati sarebbe stato quello di procurare armi, esplosivi, ma soprattutto aspiranti kamikaze, che fossero disposti a immolarsi per la causa. Ad avvalorare le tesi degli investigatori, la testimonianza di Behrami, l’unico del gruppo a non respingere le accuse e a raccontare quanto stavano pianificando: a quanto pare volevano costituire un gruppo chiamato “Sostenitori dello Stato Islamico nella Terra delle Aquile”, che avrebbe dovuto mettere a segno una serie di attacchi terroristici, usando Kalashnikov o esplosivi, magari con l’ausilio di un drone.

Molteplici, secondo l’accusa, gli obiettivi possibili: chiese ortodosse, discoteche, il contingente aveva previsto di mettere a segno attacchi terroristici alle discoteche di Gracanica e alla Chiesa ortodossa a Mitrovica settentrionale in Kosovo, dove volevano colpire anche i soldati della Kfor, e altri attacchi terroristici in Francia e Belgio.

FINANZIAMENTI DEL GRUPPO – Sempre secondo gli investigatori Kosovari, per finanziare le attività sarebbe stato trasferito in Kosovo un importo di circa 9mila euro. Secondo il testimone, Behrami, a trasferire il denaro sarebbe stato Abu Ahmed tramite degli intermediari,, mentre i soldi sarebbero stati inviati da paesi ex-sovietici come il Kirghizistan, la Russia o l’Uzbekistan.

L’ATTIVITA’ DI KASTRATI IN ITALIA – Kastrati, che è stato amministratore della pagina Facebook “Musulmani d’Italia”, era stato espulso dal nostro Paese nel gennaio 2015 in quanto ritenuto pericoloso. Come aveva stabilito il Viminale, infatti, egli aveva esultato su Facebook dopo la strage a Charlie Hebdo e non aveva nascosto la propria volontà di diventare kamikaze. Ma secondo gli investigatori era anche in grado di procurarsi illegalmente armi.

Dopo la sua espulsione dall’Italia aveva trovato asilo in Germania, da cui però era stato successivamente espulso ed era quindi ritornato in Kosovo, a Pristina, dove aveva continuato a gestire la pagina Fb dei mussulmani italiani. Il giovane aveva inoltre avuto ricevuto dei soldi, circa 2mila euro, da Arjan Babaj, uno dei tre kosovari che erano finiti in manette nel marzo 2017 in quanto sospettati di progettare un attentato a Venezia.

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