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Davide Van De Sfroos
allo Zenith, non aspettatevi
nulla da un cantastorie...

Davide Van De Sfroos - e i suoi polistrumentisti - hanno offerto uno spettacolo intenso, comunque capace di far navigare la barca di ognuno ora in bonaccia ed ora in tempesta. Capace di affascinare e di far respirare la poesia semplice delle cose

CASALMAGGIORE – Non aspettatevi nulla da un cantastorie. Il cantastorie é un saltimbanco, un affabulatore, un po’ figlio di buona donna e un po’ giullare. E’ un poeta che pesca nella carne viva e ne trae racconti, racconti che i comuni mortali non sarebbero neppure in grado di vedere, o di ascoltare osservando l’incedere – lento e veloce – delle cose. Non aspettatevi nulla se non l’anima, satirica, graffiante, a volte intimista ed altre ancora intrisa di quella poesia densa di vite passate – e qualche volta la propria – messa a nudo.

Due ore e mezzo di spettacolo, a metà tra il vero e proprio concerto ed il teatro, quello portato in scena ieri sera, in uno Zenith gremito, da Davide Van De Sfroos e dai suoi – straordinari – musicisti: Galliano Persico (violino, tamburello, cori), Riccardo Luppi (sax tenore e soprano, flauto traverso), Paolo Cazzaniga (chitarra elettrica e acustica, cori) e Francesco D’Auria (batteria, percussioni, tamburi a cornice, hang). Due ore e mezzo passate lievi tra ballate e duetti con i musicisti, racconti di vita e ricordi.

Discalculico e un poco ‘strampalato’, un cantastorie che nella vita ha ascoltato tanto, e tratto da ogni incontro qualcosa da dire e da dare al suo pubblico. Uno di quelli – capita a volte, ai folli e ai geni – che la musica non l’ha su carta, ma la sente e la suona come un progressivo moto di suoni e di colori che si rincorrono. Tanti i pezzi eseguiti – tanti i successi del suo repertorio rivisto in forma più jazz e swing del solito – tanti i momenti da ricordare, da portarsi addosso e dentro. Tra i tanti – per poesia e particolarità e per struggente assonanza con l’anima – citiamo la figlia del tenente ed il suo amore impossibile vissuto di notte.

Davide Van De Sfroos – e i suoi polistrumentisti – hanno offerto uno spettacolo intenso, comunque capace di far navigare la barca di ognuno ora in bonaccia ed ora in tempesta. Capace di affascinare e di far respirare la poesia semplice delle cose e delle persone, capace di far sorridere e far riflettere. Capace anche di emozionare. Uno spettacolo che – tra folk, jazz, swing, classica, citazioni colte e brani rivisitati – ha soddisfatto anche i palati più fini.

Non aspettatevi comunque nulla da un cantastorie. Se non il racconto intenso – e a volte scanzonato – di vite che scivolano via, e a volte restano proprio perché qualche cantastorie – come Davide Van De Sfroos – le ha sapute raccontare e fissare. Panni appesi a un filo. Senza pretese di immortalità, e neppure di sacralità. Narrazioni semplici e stati d’animo disegnati su un palco tra luci fioche ed ombre pronti da portare via. ‘Tranches de vie’ tra realismo, favola e tempo. Prolissità e leggerezza, silenzio e musica. Musica, soprattutto.

Nazzareno Condina

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