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San Giovanni in Croce, il
'pugno allo stomaco' di
Harold Pinter al Gallerani

Oltre alla violenza fisica, nei drammi politici di Pinter, affiora una violenza non visibile, latente, subdola che si appropria dell’anima della vittima fino a renderla inerme, priva di dignità, di capacità di reazione

SAN GIOVANNI IN CROCE – E’ sempre una emozione per i Casalmattori portare in scena un lavoro, sia esso per bimbi, ragazzi, adulti o anziani, qualunque sia il palcoscenico, una strada, un cortile, un parco, una scuola, una biblioteca o un teatro. Cambia poco, anche se il teatro rimane il luogo magico per eccellenza. E’ comunque teatro ovunque ovunque.

Domenica 19 maggio a San Giovanni in Croce, nel teatro Cecilia Gallerani, e nei due giorni precedenti, gli esiti di un laboratorio iniziato con una three days full immersion a novembre 2018 e ripreso lo scorso weekend, questa volta però con esito finale davanti ad un pubblico attonito, colpito e commosso, sotto la regia e la guida di Pino L’Abbadessa.

“Il laboratorio – spiegano i Casalmattori – è stato una ispezione, una introspezione, un viaggio nelle viscere nostre e di tre opere di Harold Pinter: Il Linguaggio della Montagna, Il Nuovo Ordine del Mondo e Il Bicchiere della Staffa attraverso cui abbiamo toccato con la carne, con il sangue e con l’anima la banalità del male. Non è semplice spiegare le emozioni provate, posso dire che, già leggendo queste opere che narrano di oppressione, che ti sputano sfacciatamente addosso quanto reale sia il binomio vittima/carnefice in ognuno di noi, che mettono in luce quanto sia facile diventare un carnefice spietato, esaltato e convinto di essere nel giusto, un lettore attento vive un sussulto notevole; se poi si prova ad impersonare questo dualismo, a calarsi dentro al male assurdo e irrazionale ma vero, a vestire i panni delle vittime di soprusi e violenze inaudite, il pugno nello stomaco è di quelli che tolgono il respiro, bagnano il volto, sconquassano”.

Ed è stato proprio così: oltre alla violenza fisica, nei drammi politici di Pinter, affiora una violenza non visibile, latente, subdola che si appropria dell’anima della vittima fino a renderla inerme, priva di dignità, di capacità di reazione, depredandola del dominio di sé stesso; paradossalmente l’unico ad avere un moto di ribellione è un bambino di dieci anni, che con la sua freschezza mentale, istintivamente lotta e tenta di resistere pagando con la vita.

Affrontare attraverso esercizi di teatro temi di questo tipo vuol dire acquisire coscienza della propria presenza sulla scena della vita, ponendosi le domande giuste per andare oltre, cercando le risposte che possono aiutarci ad essere migliori, a scorgere il baratro che sta sotto le chiacchiere di tutti i giorni ed entrare nelle stanze chiuse dell’oppressione , aprirle e decidere di essere liberi.

L’esaltazione della purezza di una missione assurda e disumana, la sopraffazione fisica e psicologica di chi non è disposto ad allinearsi arrivano a sconvolgere anche il senso di verità. In questi tempi di barbarie pseudo democratica la Verità è diventata un punto di vista. Un punto di vista la morte di milioni di bambini per fame, un punto di vista la morte in mare di esseri umani, un punto di vista la violenza sulle donne o la distruzione del pianeta, un punto di vista la vendita di armi dei paesi “democratici” ai paesi non democratici, un punto di vista i nuovi sistemi di controllo del pensiero, della libertà, del corpo, della nostra intimità.

“Nelle stanze di Pinter, abbiamo vissuto – proseguono i Casalmattori – come un rigurgito il disgusto per tutto questo, abbiamo pianto e abbiamo patito, ne siamo usciti provati e scossi e al tempo stesso felici di questa esperienza unica, che ci ha regalato una verità vera, che ci ha restituito umanità e forza, che ci ha uniti in un abbraccio che sa di eterno”.

Un ringraziamento sentito va al Sindaco di San Giovanni in Croce, Pierguido Asinari e alla sua giunta, al regista/maestro/amico Pino L’Abbadessa che oggi come ieri ancora sa come tirare fuori il meglio “Ma anche ai nostri abbracci, a noi che siamo il nostro rifugio segreto dove scappare quando le nostre anime hanno bisogno di pace, di profumo e di cose buone”.

Harold Pinter nel 2005 è insignito del premio Nobel per la letteratura.

Giovanna Anversa (Foto: Mario Benvenuti)

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