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A Scandolara Ravara
la nuova frontiera dell'agricoltura:
arrivano le serre idroponiche

Per la prima volta le serre idroponiche arrivano nel Casalasco, a Scandolara Ravara appunto, e anche nel cremonese: lo faranno di fronte all’Avigest, sulla Strada Bassa per Casalmaggiore, per due ettari di terreno.
Nella foto una serra idroponica

SCANDOLARA RAVARA – La nuova frontiera dell’agricoltura? Anche nel Casalasco può essere quella della serre idroponiche: questa, almeno, la speranza del comune di Scandolara Ravara, che ha creduto molto nel progetto presentato da una azienda milanese, la Società Agricola Cibo Sano Italiano Srl, tanto da avere intessuto rapporti con la stessa negli ultimi due anni. “Ora siamo qui per concretizzare, giusto alla fine del nostro mandato, il percorso intrapreso” ha detto il sindaco uscente, che come noto non si ricandiderà, Velleda Rivaroli.

Per la prima volta le serre idroponiche arrivano nel Casalasco, a Scandolara Ravara appunto, ed è una prima volta anche per la provincia cremonese: lo faranno di fronte all’Avigest, sulla Strada Bassa per Casalmaggiore, dove la società milanese, presente giovedì alla conferenza stampa di presentazione, ha acquistato 2 ettari di terreno. “Non erano tenuti a pagare oneri di urbanizzazione, ma hanno capito lo spirito della nostra collaborazione – ha spiegato Rivaroli – e hanno donato al comune un contributo di 20mila euro che abbiamo investito in materiale e arredo scolastico, aggiungendo come comune altri 15mila euro, destinati esclusivamente in questo caso alla Scuola dell’Infanzia con tavolini, seggiole e non solo”.

Passiamo però al progetto vero e proprio, frutto di un investimento complessivo di 6.5 milioni di euro, davvero cospicuo: le serre che verranno realizzate consentiranno di coltivare pomodori per i primi anni, senza però escludere la possibilità di inserire altre colture nel corso del tempo. “Si parte da prodotti tipici della nostra terra – è stato spiegato – per poi lasciare aperte altre strade”. Come noto la coltivazione idroponica, a tutti gli effetti biologica, ossia senza utilizzo di prodotti chimica, utilizza solo un 10% dell’acqua solitamente sfruttata per nutrire le piante con le tecniche tradizionali, e soprattutto consente di produrre 12 mesi l’anno, grazie all’utilizzo di faretti a led inseriti all’interno delle serre stesse. Che, progettate dalla stessa Società Agricola Cibo Sano Italiano Srl, capace di investire molto in ricerca e tecnologia, sono già all’avanguardia. Presto, peraltro, la stessa società potrebbe portare sempre a Scandolara, dopo l’avvio dell’attività, nuove serre ancora più moderne con l’inserimento di particolari finestre che non consentono l’ingresso di insetti, pur dando la possibilità di arieggiare le colture.

L’investimento, naturalmente, ha una ricaduta molto positiva dal punto di vista occupazionale: la società milanese che crea queste serre si occupa dell’installazione e della piantumazione delle essenze e delle colture che verranno poi vendute sul mercato locale, mediante l’accordo con l’azienda Gandini di Guidizzolo. Ma una volta che le serre saranno operative, ossia nel giro di 7-8 mesi, servirà manodopera, quantificata per il momento in 10-15 unità: dunque 10-15 posti di lavoro, che potrebbero poi crescere nel tempo, se crescerà, come si spera, anche il progetto. Senza dimenticare che l’installazione delle serre impegnerà, dunque darà lavoro, aziende specializzate del territorio, in accordo proprio con la Società Agricola Cibo Sano Italiano Srl e il comune di Scandolara, messi in contatto dal geometra Stefano Busi di Casalmaggiore, che ha seguito la parte più tecnica del percorso comune.

Ricordiamo che la coltivazione idroponica è una delle tecniche di coltivazione fuori suolo, in cui la terra viene sostituita da un substrato inerte e in cui la pianta viene irrigata con una soluzione nutritiva composta da acqua e composti inorganici, che garantiscono la nutrizione minerale. La coltura idroponica consente produzioni controllate sia dal punto di vista qualitativo sia da quello igienico-sanitario durante tutto l’anno. Una nuova frontiera che Scandolara Ravara “scopre” per prima nella provincia cremonese.

Giovanni Gardani

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