Commenta

E' tutto vero: il territorio
casalasco-parmense
rinasce con il suo ponte

Non manca per un mondo politico di ogni colore e pensiero il giusto sprone per iniziare già a pensare a un ponte nuovo perché 10 anni possono apparire tanti ma passano in fretta. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

COLORNO/CASALMAGGIORE – La Rotonda Po dal lato di Casalmaggiore si veste a festa con i nuovi asfalti freschi freschi, i primi camionisti sul lato di Colorno pare siano in coda addirittura dalle ore 14: sono tutti stranieri, forse qualcuno di loro nemmeno sa che il ponte Casalmaggiore-Colorno sta per riaprire dopo un’attesa di 637 giorni. Poi alle 16.27 le prime auto e i primi mezzi pesanti, comunque non superiori alle 44 tonnellate di peso, transitano sul ponte e capisci che è davvero la fine di un incubo.

Il territorio casalasco e quello parmense si riappropriano di una infrastruttura fondamentale che per almeno decina di anni dovrà fare il suo dovere in attesa di un nuovo ponte. Il primo a passare, dal lato casalasco, è stato il centauro di Viadana Alberto Morini, ma è passata anche una 500 del 1966, quella di Raul Tentolini di Vicobellignano, frazione di Casalmaggiore. E – curiosità – pure Google Maps conferma: il ponte è transitabile.

Per dare l’idea dell’importanza territoriale di un giorno come quello di oggi basta contare le fasce tricolori (delle province di Cremona, Parma e Mantova) dei sindaci presenti davanti al bar Lido di Sacca di Colorno, una delle attività di gran lunga più colpite dalla chiusura del ponte. Ma non mancano nemmeno le fasce blu delle province di Parma col presidente Diego Rossi, di Cremona col presidente Davide Viola e l’addetto alla Viabilità Rosolino Azzali, i consiglieri di Regione Lombardia Federico Lena e Matteo Piloni, di Regione Emilia Romagna con l’assessore Raffaele Donini e rappresentanti del governo tra parlamentari ed ex parlamentari, con Luciano Pizzetti e Giorgio Pagliari in primis. Con loro anche Polstrada e uomini dell’Arma. Un piccolo buffet attira istituzioni e cittadini, non ci sono tagli del nastro perché non si tratta di un’opera nuova ma di un ritorno alla normalità comunque perduta per troppo tempo e di conseguenza ritenuta più che mai indispensabile.

A prendere la parola sono via via Rossi, Azzali, Donini, i sindaci dei due comuni più colpiti dalla crisi, Filipppo Bongiovanni per Casalmaggiore e il neo eletto Christian Stocchi per Colorno (senza scordare Michela Canova, che ha retto il comune parmense prima di lui e durante la crisi). Dopo di loro anche il presidente del Comitato Treno Ponte Tangenziale Paolo Antonini, che che evidenzia come giusto alle ore 14 un treno sia stato soppresso a conferma di quanto la ferrovia non sia stato in grado di venire in aiuto al territorio, durante la chiusura del ponte, “tra il silenzio colpevole delle istituzioni”. Prende la parola Pizzetti, che ricorda il lavoro del Governo Renzi, primo a stanziare risorse a dicembre 2017.

Il grazie è unanime e bipartisan e va a tutti: istituzioni, tecnici, il progettista Fabio Scaroni, un Comitato sempre in prima linea, gli operai che in cinque mesi hanno rispettato il cronoprogramma e concluso i lavori per la ditta Coimpa, ma prima di tutto il grazie per la pazienza va a pendolari, lavoratori, aziende, studenti e cittadini che hanno saputo stringere i denti in questi quasi due anni di piena emergenza. Non manca per un mondo politico di ogni colore e pensiero – anche con ex sindaci, assessori, consiglieri di maggioranza o minoranza delle varie sponde – il giusto sprone per iniziare già a pensare a un ponte nuovo perché 10 anni possono apparire tanti ma passano in fretta. Di sicuro più in fretta di questo anno e 9 mesi, che sembravano non trascorrere mai.

Giovanni Gardani

© Riproduzione riservata
Commenti