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Fanghi in agricoltura, verso
la revisione di una normativa troppo
vecchia dopo la richiesta del gruppo PD

La risoluzione sull’utilizzo dei fanghi in agricoltura era stata elaborata da un tavolo specifico, appositamente istituito su richiesta del gruppo del PD, in occasione della gestione dell’emergenza.

MILANO – E’ stata approvata all’unanimità, martedì mattina, in Consiglio regionale, la risoluzione sull’utilizzo dei fanghi in agricoltura che era stata elaborata da un tavolo specifico, appositamente istituito su richiesta del gruppo del PD, in occasione della gestione dell’emergenza della scorsa estate.

“L’obiettivo principale – ha spiegato Matteo Piloni, capodelegazione PD in commissione Agricoltura – è quello di valorizzare i fanghi di alta qualità, perché siano riutilizzati, in un’ottica di economia circolare, per il recupero di elementi nutritivi (azoto fosforo e potassio) nei terreni resi esausti da un’agricoltura intensiva, senza dover attingere all’impiego di fertilizzanti chimici. Perché ciò sia possibile, però, ci devono essere regole certe e leggi adeguate che assicurino il rispetto di parametri di qualità e di purezza, impedendo, come peraltro espressamente previsto anche dalla direttiva europea, effetti nocivi sul suolo, sulla vegetazione, sugli animali e sull’uomo e assicurando che non venga compromessa la qualità del terreno, delle acque e della produzione agricola”.

“E’ per questo che, come gruppo PD, chiediamo al Governo di prevedere la revisione di una legge ormai datata che dedichi particolare attenzione all’integrazione delle sostanze nocive e inquinanti da ricercare e sottoporre a controllo, oltre che ad un aggiornamento del sistema sanzionatorio. Chiediamo, inoltre, un incremento dei controlli effettuati da ARPA presso gli impianti di trattamento, sui fanghi e sui terreni. E a questo proposito, già il prossimo mese, durante l’assestamento di bilancio, potremo misurare la disponibilità della Regione a stanziare maggiori risorse” conclude Piloni.

L’obiettivo della risoluzione è quello di aggiornare la legge in vigore, puntando su qualità e sicurezza dei fanghi, valutando i loro processi produttivi e di depurazione, con riferimento specifico ai processi farmaceutici. “Una normativa risalente a quasi trent’anni fa non è certamente adatta a regolamentare un ambito in continua evoluzione – spiega Daniele Sfulcini, direttore di Confagricoltura Mantova – alla luce soprattutto delle nuove conoscenze tecnico-scientifiche in nostro possesso e dell’inevitabile mutamento dei contesti ambientale e produttivo nei quali ci troviamo ad operare. In questo senso accogliamo con soddisfazione la decisione presa dalla giunta regionale lombarda, e auspichiamo ora come organizzazione un ruolo attivo nel processo di applicazione pratica di quanto detto. Da parte nostra c’è sempre stata battaglia affinchè venisse redatto un regolamento generale e non singole normative, diversa da comune a comune, dato che le amministrazioni locali spesso non possiedono le corrette competenze tecniche sul tema”.

“Serve un’attenta gestione di filiera sui fanghi di depurazione utilizzati sul territorio regionale” afferma la Coldiretti Lombardia in merito alla risoluzione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale che chiede maggiori garanzie sui processi produttivi, sugli impianti di trattamento e sull’utilizzo finale. “In agricoltura – afferma la Coldiretti Lombardia – è sempre meglio usare il concime naturale che arriva dalle nostre stalle in un’ottica di economia circolare e di sostenibilità ambientale”. “Sui fanghi di depurazione – conclude la Coldiretti Lombardia – è strategico un approccio che punti sulla qualità del processo produttivo in grado di garantire un risultato a tutela dei consumatori, degli agricoltori e delle coltivazioni”.

redazione@oglioponews.it

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