Un commento

Filippo Bongiovanni, vittoria
mai in discussione:
+ 605, un buon margine

Nei prossimi giorni ci sarà tempo per gli approfondimenti sui numeri. Ma già qualche piccola considerazione può essere fatta. Hanno retto i partiti, quelle liste cioé più direttamente collegate alle forze (Lega, Forza Italia, Pd, Rifondazione)

CASALMAGGIORE – Filippo Bongiovanni si riconferma – per i prossimi cinque anni – alla guida della città. Il risultato (+605 voti rispetto al rivale Fabrizio Vappina, 3686 voti contro i 3081 del suo rivale, 54.47% contro il 45.53%) va ben più in là del computo numerico. Necessari, ma non fondamentali (ammesso che siano andati tutti al Centro Destra e che in caso contrario per una forza di Centro Destra sarebbero andati tutti al Centro Sinistra) i 500 voti dell’armata di Orlando Ferroni. Filippo Bongiovanni ha prevalso nettamente nelle frazioni, dove ha saputo costruire il suo successo e rimontato anche in città, dove il Gap al primo turno era risultato più evidente.

Nei prossimi giorni ci sarà tempo per gli approfondimenti sui numeri. Ma già qualche piccola considerazione può essere fatta. Hanno retto i partiti, quelle liste cioé più direttamente collegate alle forze (Lega, Forza Italia, Pd, Rifondazione) che hanno confermato la loro forza territoriale. Ha in parte ceduto il civismo, la gamba più debole delle quattro principali che hanno sorretto i due candidati.

600 voti in più su poco meno di 7000 votanti (anche questo un dato in controtendenza rispetto al 2014) sono un buon margine, in parte preventivabile dopo l’esito del primo turno. La gente ha scelto la continuità rispetto al cambiamento, dando l’opportunità al confermato sindaco di finire quello che ha iniziato. Per la composizione del Consiglio ci sarà da attendere. Resta aperta la questione Ferroni, che è dato per certo in Consiglio da alcune interpretazioni della complicata legge elettorale in vigore, mentre per altre interpretazioni sarebbe comunque fuori.

Finisce così una delle campagne elettorali più aspre (dal 26 maggio in poi) mai svoltesi in città. In democrazia chi vince ha ragione e governa e chi perde fa opposizione. Questo il verdetto della città: Bongiovanni succede a Bongiovanni. E – cosa che dal punto di vista personale non guasta – la campagna elettorale è finita. Ora si torna al lavoro.

N.C.

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Commenti
  • Orlando Ferroni

    Ma se solo 305 dei ferroniani avessero votato dall’altra parte chi vinceva???A buon intenditore poche parole!!!