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Studenti del Romani a
Viadana e Sabbioneta alla
scoperta della cultura ebraica

Far conoscere agli studenti una realtà a loro quasi del tutto sconosciuta a così poca distanza dai propri luoghi di residenza, con l’intento di stabilire uno stretto legame tra la storia locale e la storia italiana, europea, mondiale

CASALMAGGIORE – Fornire agli alunni strumenti culturali e piste di riflessione che li aiutassero a comprendere l’importanza e le caratteristiche del dialogo interculturale è sempre stato di grande importanza per la Scuola, tanto più in un momento storico così delicato come il nostro, con confini molto labili dei concetti di identità, etnia, cultura, salvaguardia di usi costumi e tradizioni dei singoli popoli in una società globalizzata.

Far conoscere agli studenti una realtà a loro quasi del tutto sconosciuta a così poca distanza dai propri luoghi di residenza, con l’intento di stabilire uno stretto legame tra la storia locale e la storia italiana, europea, mondiale – analizzando nello specifico il rapporto con la cultura ebraica nel tempo e nel loro contesto specifico di appartenenza – ha spinto due insegnanti dell’IIS “G. Romani” di Casalmaggiore (prof.ssa Giusy Rosato e prof. Aldo Boccaccia) ad organizzare una lezione fuori sede presso le sinagoghe di Viadana e Sabbioneta, con un percorso guidato nel quartiere ebraico della “piccola Atene dei Gongaza”. Accolte dal Sindaco della cittadina mantovana e dai collaboratori dell’Ufficio Tecnico del Comune, la classe del Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate e quella dell’indirizzo CAT coinvolte in questa proposta extra-curricolare hanno avuto anche l’opportunità di incontrare il gruppo di “studiosi” ed esperti impegnati nei lavori di restauro di Palazzo Ducale.

Imparare a creare correlazioni tra il passato e il presente, tra il lontano e il vicino, grazie anche ad alcuni spunti e piste di lavoro, è stato l’obiettivo sotteso alle lezioni propedeutiche all’uscita didattica in sé. I dipinti di Marc Chagall, le musiche yiddish e klezmer, testi emblematici della letteratura giudaica sono state le tessere necessarie per costruire via via il mosaico sempre più ampio della comunità ebraica di Sabbioneta, come si evince da un estratto del Catasto teresiano e relative Tavole d’Estimo (1774-75) con evidenziate le proprietà immobiliari ebraiche. Nomi come quelli delle famiglie Forti e Foà, per secoli la struttura della comunità ebraica sabbionetana, o di Giuseppe Ottolenghi sono stati eco di risonanze storiche, letterarie (ad esempio, il rapporto con Ippolito Nievo), socio-economiche, culturali: si pensi, a tal proposito, all’importanza della Stamperia ebraica.

L’acquisizione di un piccolo glossario, costituito da un lessico specifico con termini quali: Aròn (Arca), Kippàh (Zucchetto), Menoràh (Lucerna), Tevàh (Tribuna) – Bimah, Toràh (Insegnamento), è risultata fondamentale per seguire con attenzione la visita alle sinagoghe, soprattutto per ammirare il capolavoro neoclassico di Sabbioneta, opera dell’architetto Carlo Domenico Visioli, dal momento che quella di Viadana si presenta come “la sinagoga incompiuta”.

La lezione di Shylock, contenuta in quel famosissimo monologo tratto da “Il mercante di Venezia” di Shakespeare, accanto a “Lettera al figlio” di Nazim Hikmet sono stati corollario di questa esperienza culturale e umana insieme, in una dimensione di apertura all’Altro, di educazione alle differenze come fonte di ricchezza e superamento di quella muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

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