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Parcheggio Oglio Po, temperature
torride. Un'utente: "Non si potrebbe
pensare a pensiline?"

Basterebbe anche una soluzione meno tecnologica, magari pensiline anche senza pannelli o ancor meglio - anche se è una soluzione a mediolungo termine - a filari di piante. Basterebbe insomma qualche investimento anche sulla struttura

VICOMOSCANO – Il parcheggio dell’Oglio Po è simile, con il caldo torrido, alla pietra ollare dove ci si arrostisce la carne. Pietra ollare dopo che si è scaldata al fuoco. Nessuna pianta, nessuna tettoia, nessun riparo. Una fila si stalli affiancati ad arrostire al sole. Non è la prima segnalazione che riceviamo e forse non sarà neppure l’ultima ma la rigiriamo all’Azienda cremonese.

“Sono parecchi anni che frequento per varie necessità il nostro prezioso Ospedale – ci scrive una signora che vuol restare anonima ma della quale conserviamo mail – vedo ogni giorno e ad ogni ora dipendenti e persone che fanno assistenza salire sulle macchine roventi dove un semplice parasole non basta e per rinfrescare con l’aria condizionata ci vuole più di qualche minuto. E’ un problema quello dei parcheggi dell’ospedale Oglio Po e ogni anno che, nel periodo più torrido, si ripete senza vengano trovati adeguati e intelligenti sistemi, vedi impianti fotovoltaici. E’ un’impresa titanica trovare un sano e magari proficuo rimedio?”.

Anziani, spesso malati: all’ospedale ci si va per necessità e spesso il tempo di permanenza è lungo. Il fotovoltaico a cui fa riferimento la signora della mail è quello della Fondazione Aragona di Cingia de Botti.

“La Fondazione Elisabetta Germani ONLUS ha realizzato – si legge nel sito – tramite affidamento dei lavori a Linea Più, un  impianto fotovoltaico collocato sulle pensiline che coprono il parcheggio interno della Fondazione. Il Centro Sanitario Assistenziale, sito nel Comune di Cingia de’ Botti (CR), diventa così un esempio concreto non solo di impegno ambientale e contenimento dei costi energetici ma anche di nuove soluzioni per lo sfruttamento di spazi e superfici inutilizzate. L’impianto ha caratteristiche innovative per il territorio cremonese, è infatti il primo caso di “tetto solare” realizzato sulla superficie di un edificio ad uso pubblico”.

Basterebbe anche una soluzione meno tecnologica, magari pensiline anche senza pannelli o ancor meglio – anche se è una soluzione a mediolungo termine – a filari di piante. Basterebbe insomma qualche investimento anche sulla struttura. Sarebbe una buona cosa per chi è costretto ad usufruire del nosocomio, un piccolo sollievo in più per tutti.

N.C.

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