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Conferenza a Bellaguarda
sul biometano, le considerazioni
degli ambientalisti

BELLAGUARDA – In merito all’incontro organizzato la sera del 26 luglio a Bellaguarda sul biometano, presenti le realtà del Mantovano, Cremonese e Reggiano, è utile fare alcune precisazioni, alla luce degli interventi che vi sono stati durante l’assemblea.

L’era dei biogas si è compiuta con un bilancio di questo tipo, illustrato da Raffaele Sabbadini di Sustinente: concessioni di impianti elargite con eccessiva facilità e scarso coinvolgimento dei soggetti terzi colpiti dagli effetti di queste strutture, sfruttamento massiccio di suolo agricolo e di risorse idriche, chimiche e fossili (carburanti, fertilizzanti e pesticidi), ulteriori rifiuti (non ancora dimostrati innocui) da smaltire (digestato e fanghi vari), con intensificazioni di traffico agricolo ed effetti su suolo, falde, fauna e flora, spesso alimento per allevamenti. In effetti, nel momento in cui in Italia partiva il business di tali impianti, grazie alla pioggia di incentivi, in Germania cominciava l’abbandono di tale tecnologia per l’evidenza di una scarsa convenienza ecologica, nonché economica, della stessa.

Nel frattempo è partita la raccolta differenziata porta a porta, che ha riproposto il problema dello smaltimento dell’umido. Viene quindi approvata una normativa dall’iter ancora controverso, in cui si autorizza la conversione di impianti biogas in biometano o la costruzione di questi ex-novo, proprio per risolvere questo tipo di problema, e nello stesso tempo concorrere a ridurre lo sfruttamento di fonti fossili, il tutto sostenuto da meccanismi complessi e poco trasparenti.

Da ciò il progetto del mega impianto da 167 mila t/anno da realizzare per conto di Iren, da costruirsi a Gavassa (RE), nel cuore di un’area agricola di produzione igp del Parmigiano Reggiano, e i preparativi di riconversione dei numerosissimi impianti di biogas, legati a relative aziende agricole, sparsi per tutta la pianura padana. Il signor Codeluppi Emiliano, esponente del comitato No-biometano di Reggio Emilia, nel suo chiaro e puntuale intervento, ha illustrato le principali caratteristiche del suddetto impianto che dovrebbe sorgere a Gavassa, facendo capire chiaramente, con dati tecnici e scientifici alla mano, come tale struttura non dia affatto alcun contributo al risparmio ne’ di energie fossili ne’ di denaro in bolletta per i cittadini, oltre che a ripresentare il problema dello smaltimento dei fanghi, i quali, ottenuti da processi anaerobici, svilupperebbero spore particolarmente dannose alla stagionatura proprio del Parmigiano Reggiano. Ecco spiegata la protesta pacifica con la discesa in piazza dei trattori nella città di Reggio Emilia il 20 luglio appena trascorso. L’intervento è stato ricco di proposte alternative per lo smaltimento sostenibile della parte organica dei rifiuti domestici.

Attorno a questi due interventi particolarmente articolati, hanno poi preso la parola numerosi altri esponenti di comitati per la tutela ambientale di varia provenienza, Vescovato, Schivenoglia, Villa Poma, Crotta d’Adda, etc…, ciascuno dei quali ha esposto le emergenze di inquinamento ambientale sul proprio territorio per cui si sta impegnando coraggiosamente e spesso in numerose incomprensioni ed è emerso un mosaico di problematiche urgenti che sicuramente concorrono, assieme alle questioni biogas, biometano (diversi progetti in corso di autorizzazione anche nel Mantovano per smaltire quantità abnormi di rifiuti), a rendere questa porzione di area padana certamente una delle più inquinate d’Italia e d’Europa, come tristemente e incontestabilmente ci dimostrano le ripetute foto satellitari e i dati sanitari.

A ciò è poi seguito un dibattito in cui è intervenuto l’onorevole Zolezzi, affermando di avere particolarmente a cuore la questione biometano e invitando i cittadini a segnalare sui blog tutte le preoccupazioni del caso in vista della approvazione o meno del decreto che regola tale settore a settembre.

Infine, ha preso la parola una cittadina che è parte in causa, in quanto responsabile dell’ufficio tecnico ambientale di Viadana, rilevando che durante la serata si sarebbe fatto solo della polemica sul biometano senza presentare alcuna alternativa concreta.

Vero è che le alternative al biometano, se uno voleva sentirle, sono state ampiamente spiegate e illustrate dal sig. Codeluppi, il quale ha riportato una serie di esempi già in atto di trattamento aerobico dell’organico, realizzati con sistemi e capacità diverse in numerosi comuni dell’area padana, per trasformare tali rifiuti in compost utilizzabile senza le problematiche del digestato. Inoltre è emerso chiaramente anche che i rifiuti sono risorse anche per il valore economico che rappresentano. Le amministrazioni locali possono e debbono scegliere di mantenerne la proprietà se desiderano compiere una scelta vantaggiosa per i cittadini, che tuteli l’ambiente e la salute. Scelta che permette loro di dividere raccolta da smaltimento e di decidere dove smaltire il rifiuto. Scelta che riduce la produzione del rifiuto e attua comportamenti virtuosi dei cittadini verso la prevenzione del rifiuto.

Tuttavia la domanda che sorge è un’altra: di fronte alle posizioni di coloro che criticano le proteste al biometano, viene da chiedersi: quale tipo di impresa è contemplata da questo atteggiamento? Cioè, nel sostenere e dare il via a questi impianti, tolto l’impatto ambientale per nulla trascurabile, si punta ancora una volta ad anteporre il profitto al rispetto per l’ambiente e per la salute pubblica? L’obiettivo è ancora quello di sfruttare una attività fonte di lucro per creare impianti che di ecologico hanno forse solo il nome? Possiamo permetterci di continuare a giocare con dati per apparire entro limiti fissati, ma di fatto protrarre sistemi di impresa che non diminuiscono sicuramente gli inquinanti ma convenienti solo a singoli imprenditori o grosse aziende per fare fatturato; e la salute e il benessere della popolazione?

È’ evidente che la risposta è NO! Di fronte alla gravità della situazione ambientale a livello globale, causata dall’uomo, e non ciclica! Oggi questa scelta risulta una zavorra per liberarsi della quale si è pronti a cedere a una nuova illusione, quella del biometano. Ma non è più possibile sbagliare ancora tanto! Chi al tempo della diffusione dei biogas ha compiuto scelte diverse di riconversione, preferendo la via dell’agricoltura biologica, tra critiche e sacrifici, oggi non avrà la Ferrari, ma ha un reddito in attivo, una porzione di paesaggio e di biodiversità preservati e, soprattutto, non è fonte di minaccia alla salute pubblica, fornendo un prodotto di qualità per soddisfare il bisogno primario di alimentarsi.

A proposito di cibo per il fabbisogno dell’uomo, altra argomentazione di chi porta avanti l’agricoltura delle monocolture e degli allevamenti intensivi, legata poi agli impianti di biogas, è proprio quella di affermare che con questo sistema “si toglie la fame dal mondo”. Grossa bufala anche questa! Poiché infatti la fame non è scomparsa, neanche nelle zone più ricche del mondo, dove anzi sono in aumento i poveri che vanno a nutrirsi alla Caritas, ad esempio! Sì è invece creato un sistema di spreco di cibo mai visto nella storia, risulta che oltre il 60% dell’umido, da smaltire dalla raccolta differenziata, è cibo da cucina!!! Quindi semmai si è creato un problema in più, quello dello smaltimento dell’organico domestico e degli allevamenti intensivi, che richiedono superfici terriere sempre più ampie e mai sufficienti, con questo sistema imprenditoriale agricolo, che ricade sulle tasche e sulla salute dei cittadini per come è stato affrontato e si ha ancora intenzione di programmarlo! A ciò si aggiunga la graduale riconcentrazione della proprietà terriera nelle mani di pochi nuovi latifondisti, con le conseguenze sociali e contrattuali che si stanno riversando sulla società (caporalato, salari inadeguati, manodopera servile, etc…) e sulla democrazia (pressing del potere economico sullescelte della politica).

La piccola e media impresa agricola, invece, sarebbe in grado di ottimizzare l’equilibrio fra produzione e rifiuti, che, con un sistema di compostaggio aerobico andrebbero ad alimentare un’ economia circolare davvero eccellente, con riduzione degli sprechi, dei consumi di carburante e dello sfruttamento di manodopera di bassa qualità.

Pertanto cosa può fare la politica oggi per l’ambiente, la salute e la dignità dei lavoratori? Dirottare gli incentivi su tutto ciò che può riportare l’ agricoltura e l’allevamento a queste dimensioni e a questa tipologia, cioè piccola e media impresa biologica e bio dinamica, in grado di essere capace di produrre economia circolare, nel più totale rispetto dell’ambiente, perché è proprio da questo che l’umanità non può più esimersi se vuole sopravvivere.

Le grandi rivoluzioni nella storia sono sempre partite da una rivoluzione agricola. Allora davvero, in osservanza anche delle ultime direttive europee, che antepongono la sostenibilità alle forme di riciclo dei rifiuti, perché non abbandonare la strada di questi impianti, biomasse e biometano, e favorire invece, anche in modo economicamente concreto, la nascita o la conversione di aziende in aziende biologiche pure, creando un nuovo indotto, una rete di servizi e infrastrutture, un’ urbanistica ed edilizia che siano al passo con tutte le più recenti scoperte e invenzioni volte al rispetto per l’ambiente in modo effettivo e non di apparenza? Alla fine della serata è stata lanciata la richiesta di una moratoria sulla scelta del biometano, da concretizzarsi in un documento, è emersa la volontà di mettersi in rete come associazioni e comitati ambientalisti del territorio per incontrare anche il presidente della provincia di Mantova visto che tale ente ha grosse responsabilità sul rilascio delle autorizzazioni di questi impianti.

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