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Due cisti sfortunate. Oglio
Po, una piccola odissea
in una mattina persa

L'oglio Po è un piccolo gigante, ai confini del mondo e della sanità che funziona sempre o quasi, dai piedi d'argilla. Tutto qui. Ogni tanto si parla di rilancio (in genere poco prima del salasso come fu per il punto nascite) ma poi i problemi restano

VICOMOSCANO – Un’operazione discretamente semplice, da ricovero in Day Hospital e dimissione nel tardo pomeriggio. Una cisti, una semplice cisti programmata da tempo. Va in fondo alle operazioni poiché la rimozione di una cisti viene considerata ‘operazione sporca’. Prima quelle più gravi, poi quelle pulite e infine in fondo alla lista questa. Erano in due, questa mattina, ad attendere l’intervento. Il ricovero è alle 7, con gran puntualità si apre la porta della chirurgia. Qualche domanda, un paio di piccoli esami di rito (pressione, stick glicemico) e poi l’assegnazione del letto in reparto, in attesa della chiamata.

Le infermiere – dopo aver compilato le carte – consegnano il camice che servirà per l’operazione. “Avvertiamo noi quando va messo”. L’attesa è su una sedia, a digiuno. Passano i minuti, e poi le ore. Passa il chirurgo a metà mattina, si accerta delle operazioni da compiere e poi torna in sala operatoria. Poco prima delle 12.00 – quasi cinque ore dopo – la sorpresa. Un caso grave, che merita attenzione ed ha – giustamente – la precedenza sul resto. “Non so se riusciremo ad operarvi. La sala operatoria alle 14 chiude e resta disponibile solo per le urgenze”.

E’ la unica che resta aperta, ad intermittenza (3 giorni alla settimana) per la chirurgia ordinaria, l’80% delle operazioni. Pochi chirurghi, poco personale, anestesisti da ricercare con il lanternino. Operazioni ridotte. L’Oglio Po – la sanità lombarda – è questa, inutile girarci intorno. Sconforto, misto a rabbia, per uno dei due pazienti in attesa. Mattina di lavoro persa, 5 ore buttate alle ortiche, seduto su una poltrona ad aspettare il proprio turno. Turno che non verrà.

Il chirurgo, uno dei pochi rimasti (6) all’Oglio Po, cerca di spiegare con calma la situazione. Dall’altra parte non c’è la stessa tranquillità. Perché uno che va all’ospedale si aspetta di essere lì per fare quello che aveva programmato, insieme ai medici, di fare. Perché i tempo gettato via fa roteare vorticosamente le sfere. Perché da un ospedale ci si aspetta quel che un ospedale dovrebbe fare. Curare, risolvere i problemi e non aumentarli o procastinarli.

Il chirurgo non c’entra nulla, e neppure il personale della chirurgia e quello – ottimo – della sala operatoria. Loro lavorano con abnegazione con quel che hanno. Le briciole. Sono persone straordinarie che vorrebbero fare il loro lavoro ma non sempre ne hanno le possibilità. “Crede che sia facile per noi – spiega il chirurgo pugliese, uno dei veterani – questa è la sanità lombarda. All’inizio eravamo in 16, adesso siamo in 6, anestesisti non se ne trovano, il personale è ridotto. Dalle 14 in poi siamo aperti solo per le emergenze. Crede che sia facile per noi non avere a disposizione una sala operatoria? Se avessi voluto fare il medico di reparto mi sarei specializzato in medicina generale!”.

Il nervosismo si placa un poco, almeno quello sbagliato contro l’ospedale, ultimo ingranaggio di un macchinario che ha problemi. Quando nacque, l’oglio po, era il frutto delle rinunce a tre ospedali diversi, aveva personale e reparti in grado di lavorare con tutto il personale necessario. Poi le scelte scellerate a livello nazionale, con le specializzazioni date col contagocce dalle università, e regionale, col pallottoliere sempre in prima linea ed una strategia precisa – regionale – a favore del privato rispetto al pubblico. Il risultato è la difficoltà che non è solo quella della chirurgia. E’ il punto nascite chiuso nell’ottobre scorso, è la pediatria che rischia la stessa fine, sono i professionisti che appena possono se ne vanno verso strutture più sicure e stabili, dove il chirurgo può operare ogni qual volta ve ne è la necessità, i bambini nascono, ed il resto c’è.

Una cisti non è nulla, rispetto a mille mila altri problemi. E’ solo un granello di pulviscolo nell’infinito. Ma è la storia – e la logica del tutto – che è sbagliata. E’ la sensazione che – in ogni caso – si sia in balìa degli eventi, in balìa di una situazione paradossale, di una sanità che non riesce a svolgere appieno la propria funzione. E non per colpa dei medici e del personale. Per colpa di un sistema che non ha nulla ormai più da insegnare – ammesso che vi sia stato un tempo in cui lo abbia fatto – a nessuno.

L’oglio Po è un piccolo gigante, ai confini del mondo e della sanità che funziona sempre o quasi, dai piedi d’argilla. Tutto qui. Ogni tanto si parla di rilancio (in genere poco prima del salasso come fu per il punto nascite) ma poi i problemi restano.

A mero titolo di cronaca l’operazione dei due protagonisti della mattinata è stata rinviata al 3 settembre, stessa ora, stessa trafila, stesso giorno di lavoro perso, stessa incertezza. Perché anche il 3, vi fossero operazioni ‘pulite’, vi fosse un emergenza o più d’una, tutto ripartirebbe da capo. Con una sola sala operatoria, col personale ridotto e la mancanza di anestesisti il condizionale è d’obbligo. Purtroppo.

N.C.

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