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Scissione Pd, le ripercussioni
provinciali: Luciano Toscani:
"Seguire Renzi? Probabilmente sì"

La scelta di Renzi potrebbe facilitare, in prospettiva, la nascita di un governo che risponda alla maggioranza degli italiani, a quell'area di centrosinistra "un po' diversa da chi ha voglia di cantare bandiera rossa"

‘Situazione politica nazionale e ripercussioni sul piano locale’ è il primo punto all’ordine del giorno dell’assemblea provinciale del Pd che la presidente Mariella Laudadio ha convocato per lunedì prossimo. Il terremoto renziano sta agitando gli iscritti, già scossi dalla scelta di Luciano Pizzetti di non dare la fiducia al governo Conte bis. Proprio il deputato Pd è la figura più attesa all’assemblea del 23 settembre, una presenza auspicata anche dal segretario provinciale Vittore Soldo nel suo intervento di qualche giorno fa. Potrebbe essere l’occasione per capire come valuta il nuovo partito ‘Italia Viva’, sul quale finora non si è espresso.

Per ora, alla domanda ‘chi segue Renzi nel nuovo partito?’ non c’è ancora una risposta. Interesse c’è in una parte dell’ex Margherita, ad esempio, nelle dichiarazioni rigorosamente private di una ex dirigente del Pd da qualche tempo uscita dal partito per ricoprire altro incarico. Senza imbarazzi, invece il parere di Leone Lisè, membro di segreteria provinciale e anch’egli ex Margherita: “Non sono d’accordo con quello che sta facendo Renzi. A dirla tutta mi sto davvero stancando di questo continuo parlare di scissioni che vedo da troppo tempo, dimenticando che il Pd era nato per unire. Anzi, a questo punto mi chiedo se non ci sia proprio qualcosa da cambiare nella forma di questo partito, visto che da quando è nato si continua a parlare di scissioni. Non mi piace quello che sta facendo Renzi, perchè è facile andarsene creando una cosa nuova che tra l’altro non capisce bene che sia, mentre costa molta più fatica il fare sistema. Vedo molta tattica, strategia, cinismo; a me interessano altre cose, soprattutto che il progetto nasca dal basso. Non avevo apprezzato neanche la nascita del governo Conte bis, proprio perchè era un’operazione di palazzo, ma almeno si è riusciti ad non avere più Salvini come ministro dell’Interno e a non andare ad elezioni. Ma per tenerlo in pedi, questo governo, occorreranno azioni altamente significative, è su questo che si vaglierà l’efficacia e la tenuta del progetto”.

Parla da semplice iscritto Luciano Toscani, ex sindaco di Casalmaggiore, tra i mille che nel 2007 tennero a battesimo il Pd e che proprio per questo considera questo passaggio come doloroso ma non inatteso e alla lunga inevitabile: “Se seguirò Renzi? Non l’ho ancora deciso, probabilmente sì, la mia è un’apertura di credito, ma non incondizionata. Ci sono dei paletti, in primo luogo che il nuovo partito lavori nell’alveo del centrosinistra, ma mi pare che il sostegno assicurato da Renzi al governo Conte vada proprio in questa direzione. Mi sarebbe piaciuto che Renzi  continuasse a lavorare all’interno del Pd ma, ripeto, per tanti motivi credo che fosse inevitabile l’uscita. Continuo a pensare che sia una grande risorsa per il nostro Paese”.

Potrebbe nascere da qui un comitato per la nascita di una sede locale di Italia Viva? “Potrei valutarlo, certo, insieme ad alcuni amici potremmo ragionarci, ma ora non ho deciso e non ho voglia di forzare i tempi: questo è un partito nato ieri, la mia adesione dipenderà da quello che saprà esprimere e dalle scelte che farà. Tendenzialmente sono favorevole e ne comprendo le motivazioni, perchè frequentando da un po’ di tempo il Pd, noi renziani ci siamo sentiti spesso come Gad Lerner l’altro giorno al raduno di Pontida”. La scelta di Renzi potrebbe facilitare, in prospettiva, la nascita di un governo che risponda alla maggioranza degli italiani, a quell’area di centrosinistra “un po’ diversa da chi ha voglia di cantare bandiera rossa; l’obiettivo di Renzi non è portare fuori gente dal Pd, ma ampliare l’area di consenso del centrosinistra”.

Francesca Pontiggia, componente della segreteria provinciale:  “Non si può dire che sia una sorpresa e non me la sento di definire quella di Renzi una scelta cinica. La politica è fatta anche di strategia, piuttosto lui ha sbagliato nella scelta dei tempi – anche se c’è da chiedersi se nella politica italiana esista un momento giusto – e nell’eccessiva personalizzazione di questo partito. Forse una formazione che raccoglie gli scontenti del centrodestra e ad altre forme di civismo può anche essere apprezzabile, all’interno di un sistema proporzionale; ma farlo adesso e con queste modalità può essere visto come un segnale non rassicurante tra i nostri elettori. In un sistema maggioritario faccio davvero fatica a capire questa scelta”. La sorpresa però non c’è e neanche la disistima per l’ex sindaco di Firenze: “Ha fatto molto per il Pd, lo ha portato al 40% alle Europee del 2014 , è andato a scardinare certi arroccamenti … ma ripeto, ha peccato di un eccesso di personalizzazione”.

Per una renziana della prima ora temporanamente uscita dalla politica, ma attiva nel volontariato ambientalista (sta per nascere ufficialmente l’associazione Cittadini per passione) Alessia Manfredini, questa scissione cade nel momento sbagliato: “Non mi sottraggo dal dibattito in corso nel Pd anche perché nell’ultima Leopolda a Firenze, un anno fa, una delle tante a cui ho partecipato, ero affascinata dall’idea di strutturare un comitato civico proprio a Cremona con altre persone, cosa portata avanti i mesi successivi con la lista civica. Ma ora che il quadro è cambiato, credo che sia prematuro portare avanti questa idea che lascio volentieri ad altri amici che mi hanno contattato in queste ore.  Resto nel Pd, anche se sui distinguo visti in questi giorni, da iscritta, mi aspetto da chi ha responsabilità politica, e svolge da anni ruoli negli organismi dirigenti, difenda la linea adottata dal partito. Resto convinta che sia stato un fatto positivo aver mandato a casa Salvini e dato un nuovo governo al Paese”.

Simile il giudizio di un altro renziano della prima ora, il segretario cittadino Luca Burgazzi: “Sono convinto che in politica vinca chi cerchi di unire piuttosto che dividere. Per questo motivo ritengo un errore la scelta da parte di Matteo Renzi di uscire dal Pd. Il Pd è e dovrà essere sempre più un partito che abbia l’ambizione di rappresentare vaste parti della società. Il Paese ha bisogno di una forza di centrosinistra forte e radicata e la scommessa del Pd è ancora tutta da giocare e da vincere. A Cremona lo abbiamo fatto”.

Giuliana Biagi

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