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Treno delle 7.15 stipato,
sulla Brescia Parma nuova
alba e vecchi problemi

I lavoratori sono quelli di sempre, in più è ripresa l'Università. Sono in tanti che si spostano dal casalasco verso Parma. Troppi per i soliti treni da museo che circolano da queste parti. Da sempre

CASALMAGGIORE – Si pensava potesse esserci un’alba migliore. Soprattutto dopo la riapertura di Ponte Po. Si pensava che la nuova gestione di Trenord fosse diversa dalla vecchia. E forse lo è sulle tratte più a nord di Crema, dove la Lombardia ha ancora una valenza e un nome e non è una terra di mezzo, rappresentata da nessuno. Si pensava che il servizio potesse migliorare. E non è stato così. Da alcuni giorni i pendolari in partenza da Casalmaggiore lamentano che il viaggio, per quanto riguarda il treno delle 7.15, è tornato ad essere quello di sempre. Due carrozze, troppo poco per prendere su tutti in maniera consona. E soprattutto comoda. Almeno all’altezza del prezzo del biglietto e dell’abbonamento.

I lavoratori sono quelli di sempre, in più è ripresa l’Università. Sono in tanti che si spostano dal casalasco verso Parma. Troppi per i soliti treni da museo che circolano da queste parti. Da sempre.

Il treno, quello delle 7.15, era in ritardo di 16 minuti rispetto alla tabella di marcia, la gente in attesa a Casalmaggiore tanta. Troppa per i due vagoni arrivato da Piadena già pieni. Una quindicina i ragazzi scesi a Casalmaggiore per andare verso gli istituti scolastici cittadini. Una moltitudine, almeno tre volte tanto, quella in salita sul treno. Alla fine, e dopo qualche passaggio da una porta ad un’altra, ci sono stati tutti. Pressati come sardine, in balìa dei corridoi, della ressa, dell’imprevisto. Della rabbia. In balìa di una situazione che non cambia su una linea – la Brescia Parma – che continua a primeggiare nella speciale classifica di Legambiente come una delle 10 peggiori d’Italia.

Il viaggio verso Parma è quello testimoniato dalle foto. Foto che nessuna parola mai riuscirebbe a descrivere in maniera così netta. Il viaggio verso Parma è quello di sempre, quello di chi parte sicuro già del disagio ma nell’impossibilità di potersene stare a casa. Quello di chi è costretto, ogni santo giorno lavorativo, ad andare in una stazione dimenticata, senza più un bar, senza più personale a cui chiedere qualcosa, senza più prospettive, senza speranze di investimenti futuri. Una stazione con una storia ma senza memoria.

Si pensava potesse esserci un’alba migliore dopo la riapertura del ponte ma qui, nella bassa padana al confine con l’Emilia, due delle regioni più ricche e solide d’Italia, è ancora notte. Una notte profonda ed infinita.

Nazzareno Condina

 

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