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Museo del Bijou, colpaccio:
i gioielli della "big" Lea Stein
in mostra dal 19 ottobre

L’artista francese, considerata la designer più innovativa nel campo dei gioielli in materiale plastico, ha scelto il Museo del Bijou per raccontare il percorso creativo che l’ha resa una vera icona di stile.

CASALMAGGIORE – Lea Stein a Casalmaggiore! L’artista francese, considerata la designer più innovativa nel campo dei gioielli in materiale plastico, ha scelto il Museo del Bijou per raccontare la sua vita e soprattutto il percorso creativo che l’ha resa una vera icona di stile, adorata da collezionisti di tutto il mondo. A rendere possibile questa mostra, prima in Italia, Lorena Taddei, antiquaria milanese, già collaboratrice fin dal 2017 del Museo del Bijou ai tempi della mostra “Galalite, bachelite & Co. 121 impugnature d’ombrello e altre meraviglie”, che ha fatto da trait d’union fra l’artista e il Museo.
Direttamente dall’archivio parigino di Lea Stein sono così pervenuti a Casalmaggiore centinaia di pezzi mai esposti prima: le spille più rare, fra cui le strabilianti serigrafate, gli oggetti di tabletterie (alcuni dei quali creati per la Maison Guerlain), bracciali, anelli, collane e bottoni… Fiumi di bottoni!

Proprio da un bottone parte l’avventura sentimentale, e poi anche professionale, di Lea e Fernand Steinberger: si incontrano per caso, lui si complimenta per un originale bottone che lei indossa e… scatta la scintilla. Solo alcuni anni dopo quell’incontro, però, i due si ritrovano e possono unire le loro vite e le loro passioni. Nata nel 1936 a Parigi da famiglia ebrea di origine polacca e sfuggita agli orrori della guerra, Lea Stein ha iniziato la produzione delle sue spille negli anni ’60: i collezionisti ben conoscono i suoi famosissimi personaggi (la Ballerina, Carmen, la Tuffatrice…) e gli animali (il cane Ric, il gatto Gomina, la famosa Volpe…), realizzati  nelle più curiose e affascinanti fantasie con fogli di acetato di cellulosa, tagliati e “sovrapposti” dal marito Fernand con una tecnica da lui stesso inventata e mai uscita dal segreto familiare, da sempre oggetto di imitazioni in tutto il mondo. L’originalità dei suoi pezzi è quindi affidata a questa ricetta geniale ed è garantita dai fermagli di chiusura a “coda di rondine” sui quali è incisa la scritta “Lea Stein – Paris”.

“Immergersi nel mondo delle creazioni di Lea Stein – scrive la curatrice della mostra – è un’esperienza totalizzante: colori e forme molteplici si rincorrono dando vita a monili vibranti dai tratti puliti che trasmettono l’essenza dei soggetti rappresentati e la variegata personalità artistica dell’autrice”.
Ricordiamo, fra i numerosissimi appassionati di Lea Stein, anche l’ex Segretario di Stato USA Madeleine Albright, che ha incluso nel suo libro “Read my pins” alcuni bijoux dell’artista francese al fianco della sua famosa collezione personale di magnifici gioielli; e ricordiamo che Lea Stein ha risposto all’appello della senatrice australiana Christine Milne creando la spilla Lemure, per la salvaguardia di questa specie in via di estinzione in Tasmania. Lorena Taddei in questa esposizione ne racconta la storia, alcuni aneddoti legati all’ispirazione creativa, alla produzione, alla diffusione e al successo del marchio sulla base delle lunghe chiacchierate con Madame Lea e Mister Fernand, che hanno assicurato la loro presenza all’inaugurazione: il 19 ottobre alle ore 17. La mostra (aperta fino al 16 febbraio 2020 nella Sala Zaffanella del museo) è curata da Lorena Taddei, in collaborazione con Roberto Cavaglià, Elisabetta Ghidini e Paolo Zani, e con le foto di Luigi Briselli. Traduzioni di Silvia Tomasoni.

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