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"Siamo tutti parenti e tutti
differenti": all'Aselli il secondo
incontro promosso dal Romani

Le Scuole della Pace di Padova, Milano, Roma testimoniano come il conflitto si risani nel vivere con l’altro. Reimparare a vivere insieme è la sfida di ciascuno: costruire la pace a partire dai bambini, dagli anziani, dai malati, dagli emarginati, insomma, dalle “periferie”.

CREMONA – Mercoledì 2 ottobre l’Aula Magna del Liceo “G. Aselli” di Cremona è stata anfiteatro per il secondo incontro del corso di formazione per Dirigenti scolastici e docenti “Educare alle differenze nell’ottica del contrasto ad ogni forma di estremismo violento”, di cui l’IIS “G. Romani” di Casalmaggiore è scuola capofila per la provincia di Cremona.

Le rispettive Dirigenti scolastiche dei due Istituti coinvolti, l’uno in quanto ente ospitante l’atro promotore, prof.sse Laura Parazzi e Luisa Caterina Maria Spedini, hanno aperto i lavori della giornata dedicata all’“Educazione al linguaggio e a pratiche di azioni non-violente” con i saluti di benvenuto e la presentazione dei relatori invitati: Mercedes Mas Solé, operatrice della Casa per la Pace di Milano e il prof. Mirko Sossai, Professore associato di Diritto internazionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi “Roma Tre”, presente anche in veste di rappresentante della Comunità di Sant’Egidio.

Una mattinata intensa, ripartita in due momenti: il primo, improntato alla metodologia laboratoriale, è stato condotto da Mercedes Mas Solé; il secondo, invece, cui ha partecipato anche una classe terza del Liceo scientifico, ha visto la relazione del prof. Sossai, seguita dal dibattito degli intervenuti, dinamico e partecipato. Moderatore dei lavori il prof. Stefano Prandini, docente referente del progetto insieme alle prof.sse Mariagrazia Arigò e Giuseppina Rosato.

La prassi laboratoriale ha portato ad esaminare cinque possibili modalità di gestione di un conflitto: imporsi, fuggire, negoziare, integrare, adeguarsi, con vantaggi e svantaggi insiti in ciascuna di esse. Cosa porta ad un conflitto? Bisogni, paure, codici diversi di comunicazione, differenza di formazione e caratteri. Quali sono allora le competenze utili per la gestione di conflitti? Una molteplicità di competenze: la conoscenza di sé e dell’altro, la comunicazione assertiva, la cooperazione, la gestione del potere, la fiducia, il pensiero creativo accanto al pensiero divergente.

Per una comunicazione non-violenta efficace bisogna procedere con una gradualità di passaggi: osservare, sentire, esprimere i propri bisogni e le proprie paure per arrivare infine a formulare all’altro – con cui siamo in conflitto – una esplicita richiesta. La Comunità di Sant’Egidio: esempio straordinario di comunicazione efficace! Nata a Roma per iniziativa di Andrea Riccardi nel clima di rinnovamento del Concilio Vaticano II, la Comunità di Sant’Egidio ha fatto della pace il paradigma dell’agire umano. Trattative diplomatiche, dialogo, apertura, mediazione dal basso, non governativa: questo il volto della pace nelle grandi operazioni di mediazione attuate dalla Comunità stessa. Clamorosa è quella del 1992 per il Mozambico, che poneva fine ad una guerra che aveva fatto un milione di morti, ma il riconoscimento dell’Altro come interlocutore è stato fondamentale anche in altre operazioni degne di nota. Pensiamo, ad esempio, al paziente lavoro diplomatico della Comunità a partire dai poveri nella Repubblica centro-africana o in Sud Sudan.

Le Scuole della Pace di Padova, Milano, Roma testimoniano come il conflitto si risani nel vivere con l’altro. Reimparare a vivere insieme è la sfida di ciascuno: costruire la pace a partire dai bambini, dagli anziani, dai malati, dagli emarginati, insomma, dalle “periferie”. Alla cultura dello scarto possiamo rispondere con una valida proposta alternativa: la cultura del gratuito, la cultura del dono, laddove si afferma sempre più la cultura del sé, in uno sterile e improduttivo individualismo. Alla globalizzazione dell’indifferenza va contrapposta una globalizzazione della solidarietà.

“La pace è un cantiere aperto a tutti” – afferma con forza il prof. Sossai –; “l’alleanza degli sguardi semina la pace”. Uno dei punti di forza della Comunità di Sant’Egidio è l’incontro personale che favorisce uno scambio intergenerazionale: bambini e anziani legati dalla trasmissione di una storia, attraverso un racconto che si anima nelle parole accorate dei nonni che ricordano, e quella memoria viva vivace vitale crea alleanza tra generazioni.

Bisogna recuperare la cultura del “rammendo”. Ritornare al rammendo di tanti tessuti lacerati: recupero di un passato che continua a definirci, pur nella discontinuità e alterità con il presente; recupero di rapporti, relazioni vere, autentiche, disinteressate. Occorre ricomprendere cosa abbia significato per l’Europa abbattere i muri, dal momento che ne stiamo costruendo nuovi e più alti: il Mediterraneo, il Mare nostrum, “erto rovente scalcinato” muro!

In questo momento di grande “spaesamento”, è impellente la necessità di incontrare gli occhi dell’Altro e farci affascinare dalla sua diversità per evitare altre ‘cortine di ferro’ e non lasciarci cogliere dalla “Sindrome 1933”. Possiamo reimparare a vivere insieme e a costruire la pace solo se l’idea dei diritti fondamentali non viene declinata a livello individualistico.

La grande sfida e, insieme, l’impegno responsabile di ciascuno di noi deve essere la valorizzazione della dimensione del “noi”, che allarga, comprende e diventa promessa di futuro. L’approfondimento del “noi” che si incontra nel dialogo interculturale e interreligioso come antidoto all’estremismo violento sarà oggetto della prossima tappa del Corso di formazione, martedì 22 ottobre, sempre presso il Liceo “G. Aselli”.

redazione@oglioponews.it

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