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D'Orazio mattatore nell'incontro
a Piadena Drizzona, parlando
dei misteri di Leonardo

Costantino D’Orazio ha catturato la massima attenzione del centinaio di presenti facendo scorrere rapidamente il tempo. Quel tempo che Leonardo introdusse nella pittura grazie alla Dama con l’Ermellino, il primo dipinto che completò.

PIADENA DRIZZONA – Aula Magna piena sabato pomeriggio in occasione dell’incontro col critico d’arte Costantino D’Orazio, noto volto televisivo e amato del pubblico per sapere entrare nei dettagli delle vicende umane ed artistiche dei geni della pittura in un modo comprensibile al grande pubblico. Una dote che ha perfettamente confermato anche nell’incontro tenutosi all’interno dell’Istituto Comprensivo di Piadena Drizzona. Il tema in questo caso riguardava Leonardo Da Vinci, e precisamente i suoi segreti svelati, dal titolo di uno dei libri di successo di D’Orazio.

A presentare l’evento, il presidente del Rotary Club Piadena Oglio Chiese organizzatore, Gianfranco Tripodi, che ha ribadito l’importanza della cultura per lasciare qualcosa di concreto ai giovani facilitandone lo sviluppo del senso critico. Poi è toccato ai due “padroni di casa”: il dirigente scolastico Umberto Parolini ha sottolineato l’importanza della sinergia col Rotary e come l’iniziativa si inserisca nel progetto lettura dell’Istituto. Il sindaco Matteo Priori si è detto convinto che con queste premesse gli sviluppi futuri si profilino fruttuosi.

Dopo che Andrea Rinaldi ha eseguito al violino un brano di Bach, Roberta Bambace ha presentato la prima edizione del Platina Musica Festival (di cui riferiamo a parte). A presentare D’Orazio è stata Amanda Colombo, di Legnano (dove gestisce la Galleria del Libro, e luogo di provenienza dello stesso Tripodi), titolare della società Incipit che organizza eventi letterari e membro della giuria del Premio Bancarella. «Tutto ciò che Leonardo è come artista nasce dal suo essere uomo, ed è questo l’aspetto che indaga D’Orazio».

Poi è toccato a lui, il mattatore Costantino D’Orazio, che ha catturato la massima attenzione del centinaio di presenti facendo scorrere rapidamente il tempo. Quel tempo che Leonardo introdusse nella pittura grazie alla Dama con l’Ermellino, il primo dipinto che completò. Ma partiamo dall’inizio, pescando qua e là alcune parti dell’intervento del relatore.

«Leonardo è un artista contaminato come mai di fake news, molte delle quali contribuì a creare. Abbiamo pochi documenti suoi, e delle migliaia di pagine giunte a noi solo una è datata. Curioso che sugli stessi fogli lui torni in più occasioni ad anni di distanza, rendendone un labirinto per gli studiosi». «Si ritrae solo ad oltre 60 anni, nel celebre disegno coi capelli inanellati con la barba come ha sempre tenuto in vita. Concluse la sua prima opera (la Dama appunto, ndr) a 42 anni, età che nel Cinquecento era avanzata, prima inanellò fallimenti in serie, lasciando tante opere incompiute».

Perché? «Vasari sosteneva che fosse perché cercava una perfezione che non riusciva a raggiungere. In realtà sono i committenti che gli chiedono spesso di fermarsi decisi a non comprare un’opera che esce dagli schemi». Un esempio: «Vediamo il San Girolamo (D’Orazio si avvale di slides, ndr) che in precedenza era ritratto sempre con gli stessi contenuti. Ma Leonardo è interessato a dipingere uomini, non santi, esprimendone i moti dell’animo». Per questo il quadro fu abbandonato, e il ritrovamento fu singolare: un cardinale lo ritrovò nell’800 in un negozio di rigattiere. Mancava però il riquadro contenente la testa del santo, che lo stesso cardinale scoprì poco dopo sullo sgabello di un calzolaio. Nell’800 si apprezzano opere che interrogano sullo stato d’animo: l’idea di Leonardo era semplicemente troppo avanzata per il suo tempo.

Anche l’Adorazione dei Magi è un’opera incompiuta. «Si tratta di un soggetto ripreso tantissime volte, e sempre con la Madonna col bambino ritratti di lato, per lasciare spazio agli abiti sfarzosi dell’elegantissimo corteo che trovano spazio nelle ricche case dei committenti». Ovviamente con Leonardo il canone è stravolto, tanto che quel corteo è fatto di sconvolti, arrivando il genio al vero senso di quella che fu la manifestazione sconvolgente della divinità.

Ovvio che questo suo coraggio renda a Leonardo impossibile il compito: le opere sono rifiutate e lui si guadagna fama di artista inaffidabile, tanto che, a dipingere la cappella sistina su richiesta del papa, Lorenzo il Magnifico invia tutti gli allievi del Verrocchio tranne lui. Lorenzo lo manda invece a Milano per realizzare uno strumento a corda a forma di mascella di capra, dono a Lodovico il Moro: resterà alla sua corte 17 anni. Leonardo comprende che il Moro è di diversa pasta, è un guerriero, e lui gli scrive una lettera che diventa una sorta di suo curriculum: contiene disegni progettuali di ponti mobili privi di chiodi e corde, bombarde micidiali e carri falcianti. Non sono disegni tecnici però, tanto che nessuno di questi sarà realizzato: gli servono solo per persuadere il guerriero. Leonardo a Milano si adegua al committente e lascia all’ultimo posto pittura e scultura. Diventa noto come cortigiano per i suoi indovinelli, come regista di spettacoli e compositore musicale: «Tutto tranne quel che forse voleva essere, un pittore».

Ma in questi anni lui porta avanti le ricerche di anatomia per scoprire il funzionamento del corpo umano. L’uomo vitruviano, secondo Vitruvio che lo ideò, è l’unico essere umano che può essere iscritto in un cerchio e in un quadrato. Leonardo capisce che all’uomo vanno attribuiti due centri, uno sull’ombelico e uno nell’apparato genitale: l’uomo è policentrico (Da Vinci è sempre attento al profilo filosofico).
La prima opera consegnata al committente, e torniamo al punto di partenza, è la Dama con l’ermellino, e lui ha 42 anni. D’Orazio suffraga la tesi che il ritratto sia di Cecilia Gallerani, e spiega la vera rivoluzione di quel ritratto: «La dama e l’animale sono girati per il sopraggiungere probabilmente dello stesso Moro. Si tratta del primo ritratto in assoluto in cui si intuisce il movimento, tanto che l’ermellino estrae gli artigli come fanno i felini in quelle situazioni, sollevando una parte della veste. Il tempo serve a Leonardo per rendere un soggetto più vivo».

Ma il vero capolavoro, che gli darà fama di maestro, è il Cenacolo, e anche stavolta Leonardo affronta un tema di lunghissima tradizione in grande libertà. Anche qui la scena è quella immediatamente successiva all’annuncio del tradimento di Giuda, che è solitamente ritratto dalla parte opposta. Leonardo apre a 13 reazioni diverse, e colloca Giuda nel gruppo («Gli altri non sapevano ancora, logico che fosse tra loro»), ma è l’unico col volto in ombra. E’ un’opera dipinta a secco quindi sensibile all’umidità: per questo è scomparsa la saliera che si rovescia per la reazione immediata di Giuda. Ecco che torna il movimento: scopriremo l’esistenza del barattolo rovesciato solo osservando le tante copie dell’opera. «Chi è vicino a Gesù reagisce in modo accorato, chi è lontano si chiede cosa abbia detto poiché non ha sentito, e resta interdetto: Leonardo stava studiando la diffusione del suono nell’aria».

E poi l’opera artistica più nota al mondo, La Gioconda. «Sono una decina le donne che possono ambire ad essere quel volto. Io qui seguo Vasari che dice sia la moglie di Francesco del Giocondo che commissionò il quadro ma non lo ebbe mai: Leonardo lo porterà appresso per tutta la vita, continuando a dipingerlo per 15 anni. Da qui le tante correzioni visibili solo ai raggi x. E il mistero della Gioconda che si trova al Prado a Madrid che ai raggi x mostra gli stessi “pentimenti”? «L’unica spiegazione è che l’abbiano realizzato i suoi allievi copiando anche i successivi pentimenti di Leonardo». Del resto, il primo metodo per verificare l’attribuzione di un quadro consiste nei pentimenti visibili ai raggi x. Se non ce ne sono il quadro è falso. E si finisce proprio col Salvator Mundi, l’opera d’arte più pagata al mondo ma ancora di incerta attribuzione.

Per D’Orazio non fu certo Leonardo a dipingerlo: «Lui non avrebbe mai commesso un errore madornale come ritrarre la parte della mano coperta parzialmente da un globo trasparente in modo lineare: quella mano doveva essere piegata, e lui l’avrebbe disegnata così». Non a caso l’opera, nell’imminente grande mostra del Louvre, non sarà esposta in quanto i francesi l’avrebbero attribuita alla scuola leonardesca, e non al genio.

V.R.

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