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Comitato TPT contro il silenzio
di Province e Prefetture: "Si
faccia qualcosa per Ponte Po!"

Risulta stupefacente che le amministrazioni proprietarie della infrastruttura (Provincia di Parma e Provincia di Cremona) ed i Sindaci della zona (ad esclusione invece dell’impegno profuso dal Sindaco di Colorno, purtroppo con scarsi risultati) rimangano silenti
I lavori a ponte Po conclusisi a giugno (immagini di repertorio)

CASALMAGGIORE – Era il 25 settembre scorso quando il comitato Treno Ponte Tangenziale a firma del suo presidente, avvocato Paolo Antonini, inoltrava richiesta ai Prefetti di Parma e Cremona, ai due presidenti della provincia e per conoscenza ai due sindaci di Casalmaggiore, Filippo Bongiovanni e di Colorno, Christian Stocchi, oltre che al Ministero dei Trasporti affinché si procedesse, così come da promessa, alla tutela dell’Infrastruttura Ponte Po. Autovelox e sensori per il peso che limitassero sensibilmente l’accelerazione del degrado della struttura, in attesa di una nuova che ancora non è neppure partita nel suo iter.

Nessuno ha risposto a quelle richieste. Non lo hanno fatto i Prefetti, non lo hanno fatto i presidenti delle due province coinvolte, non lo hanno fatto i sindaci, con l’eccezione del primo cittadino di Colorno che da tempo si sta spendendo affinché la struttura venga tutelata. Il solito muro di gomma di italica fattura – una sorta di marchio made in Italy – in cui alle istanze dal basso si preferisce non rispondere e contro il quale va a sbattere chiunque chiede che venga tenuto fede alle promesse.

Ieri poi è arrivata anche una notizia che ha agitato ancora di più gli animi. La provincia di Parma aveva spiegato, subito dopo la riapertura di Ponte Po, che l’Università stava studiando i sensori per tenere monitorata la stabilità del ponte. Uno studio che, a quasi quattro mesi da quel 5 giugno sembra non avere ancora trovato fine. A questo si aggiunga che al contrario, il ponte che unisce Cremona e Castelvetro Piacentino quel monitoraggio che qui sarebbe oro, ce lo ha avuto. Non serve studiare gran ché: i sistemi per evitare che i carichi transitanti l’infrastruttura che scavalca il Po tra Casalasco e Colornese superino il limite consentito e stabilito dai tecnici, esistono già. I sensori di ‘stabilità’, con il controllo dei carichi potrebbero poi essere posti anche successivamente. Ma qui non si è fatta né l’una né l’altra cosa.

Si attende Godot, ancora una volta affidandosi ad enti, le province, mutilate e lontane anni luce dalle esigenze del territorio. Province che non si sono neppure prese la briga di spiegare – ad un Comitato che rappresenta ed ha rappresentato le reali istanze di tutta un’area che ha pagato un prezzo altissimo nei 637 giorni in cui l’infrastruttura Casalasco/Colornese è rimasta chiusa – il perché della mancanza di controlli e dei ritardi. Nel vuoto sono cadute le varie richieste che da giugno si susseguono. L’interesse, come sottolinea il comitato, sembra essere attivo solo in concomitanza con i periodi elettorali per poi scemare.

Ieri il Comitato ci ha riprovato ancora una volta. Questo il testo indirizzato agli stessi mittenti dell’ultima missiva.

Lo scrivente comitato, in data 25 settembre 2019, ha inviato alla SV Ill.me in indirizzo la allegata istanza con la quale ha richiesto informazioni e aggiornamenti in ordine alla posa di “autovelox” per il controllo del rispetto del limite di velocità, per la posa di sensori per il controllo del peso dei mezzi in transito e di sensori di verifica della staticità del manufatto, sul ponte stradale sul Fiume Po tra Colorno e Casalmaggiore .

Nonostante siano trascorsi trenta giorni dall’invio della istanza e, nonostante le disposizioni di cui all’art. 2 L. 241/1990, nessuna amministrazione ha risposto alla istanza.

Risulta stupefacente che le amministrazioni proprietarie della infrastruttura (Provincia di Parma e Provincia di Cremona) ed i Sindaci della zona (ad esclusione invece dell’impegno profuso dal Sindaco di Colorno, purtroppo con scarsi risultati) rimangano silenti a fronte delle istanze dello scrivente comitato volte a sollecitare l’adozione di strumenti atti a garantire la durevole sopravvivenza del ponte sul Fiume Po.

Si deve ricordare il grave disagio e gli enormi danni economici causati dalla chiusura del ponte dal 7 settembre 2017 a 5 giugno 2019 (quasi due anni!), così che ci appare doverosa ogni iniziativa volta a ridurre i pregiudizi che gli elevati carichi e le elevatissime velocità dei mezzi che transitano sul ponte stanno cagionando. Ricordiamo che la vita prevista del ponte, dopo i lavori di ristrutturazione, è comunque breve (dieci anni) e che, solo evitando il transito di carichi e pesi a velocità eccessive si può ipotizzare che venga assicurata la sopravvivenza del ponte per il tempo previsto nel progetto di ristrutturazione. In varie occasioni sono stati gli stessi tecnici progettisti della ristrutturazione a dichiarare che la struttura del ponte sarebbe risultata adeguata solo a fronte dello scrupoloso rispetto di pesi e di carico dei mezzi ,e più in particolare anche della distanza che questi dovevano garantire fra loro al fine di non sollecitare la struttura stessa oltre specifici carichi (440 ton ), e nel rispetto di limitate velocità.

In occasione della chiusura del ponte, nel settembre 2017, venne dichiarato pubblicamente che non erano mai state fatte rispettare le prescrizioni adottate dall’anno 2010, che erano state imposte circa carichi, distanze e velocità, e ciò aveva contribuito ai danni alla staticità del ponte.

Spiace rilevare ancora una volta che, mentre sul ponte di Colorno-Casalmaggiore non risulta installato alcuno strumento di controllo della velocità e del peso dei mezzi in transito; sul vicino ponte sul Fiume Po tra San Daniele Po (Cr) Ragazzola (Pr) sia da tempo installato sistema autovelox di controllo del rispetto del limite di velocità, nonostante si tratti di infrastruttura di proprietà delle medesime due Province e nonostante, anche su detto ponte vi sia un lungo tratto rettilineo di strada. Evidentemente nel caso di San Daniele-Ragazzola le amministrazioni proprietarie hanno assunto determinazioni volte a scongiurare un rapido dissesto della struttura mentre nel caso di Colorno Casalmaggiore, nonostante le numerose promesse, non è stato ancora posto in essere alcun strumento di controllo.

Anche per quanto riguarda i sistemi di controllo della staticità della struttura (cosidetti sensori) e per i sistemi di controllo del limite di peso abbiamo letto le dichiarazioni del Presidente della Provincia di Parma, di affidamento di uno studio alla Università degli Studi di Parma, studio che deve essere particolarmente laborioso e ponderoso, poiché non si conosce ancora il termine di conclusione e l’esito del medesimo, nonostante l’ampio lasso di tempo trascorso.

Nel frattempo leggiamo sulla stampa locale che sul ponte sul Fiume Po tra Cremona e Castelvetro Piacentino sta per essere installato strumento di rivelazione del peso dei veicoli. Anche in questo caso si tratta della medesima Provincia (Provincia di Cremona) proprietaria del Ponte sul Fiume Po tra Colorno e Casalmaggiore. Evidentemente, in questo caso, non si è reso necessario uno studio commissionato all’Università degli Studi di Parma dai tempi e dagli esiti non noti, ma più semplicemente, una celere decisione degli amministratori locali.

Ci pare che sia oltremodo urgente conoscere, infine, lo stato del trasferimento della competenza (dalle Province all’ANAS), del tratto di strada provinciale che interessa l’attraversamento del Fiume Po. Si nota un’attenzione marcata per le tematiche del ponte e della disatrata ferrovia Parma Brescia a ridosso dei periodi elettorali, mentre non pare esserci sempre la stessa costante soglia di attenzione e di vigilanza nel quotidiano controllo delle prescrizioni impartite al fine di garantire la sicurezza della viabilità”.

Un documento puntuale per come ci ha abituato il Comitato presieduto dall’avvocato Paolo Antonini. Un documento che si spera non vada a finire nella carta dei cassetti come i precedenti. O peggio ancora nel dimenticatoio. Intanto le segnalazioni di continue violazioni perpetrate ai danni dei limiti posti in essere sul ponte (e, di riflesso ai danni dei cittadini tutti) sono ormai quasi quotidiane. Nessuno – a parte la Polizia Stradale – e con interventi spot la Polizia Provinciale sembra vegliare sul ponte giunto ormai quasi al termine della propria vita. Più semplice non fare nulla, così come da quattro mesi a questa parte.

Nazzareno Condina

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