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Così il pesce gatto americano ha quasi ucciso un siluro: Daolio dimostra invasività della specie

“L’esperimento che ho fatto - dice - non ha nessun valore scientifico in quanto per avvalorarlo bisognerebbe rifarlo diverse volte. Il test mi è servito solo per capire meglio quali problematiche può creare questo invasivo pescegatto nel nostro areale fluviale”.

Nella foto l'Acquario del Po e la spina del pesce gatto che ha infilzato il siluro

MOTTA BALUFFI – Un esperimento anche un po’ cruento che però ha una finalità specifica e importante: fare notare il rischio di depauperamento della fauna ittica una volta che nel Po vengono introdotte specie non autoctone, che male si sposano con quelle da sempre – o almeno da diversi decenni – presenti nel Grande Fiume. E conseguentemente rilanciare l’allarme sul tema.

Il tentativo – riuscito per quanto, come detto, crudo – è stato portato avanti da Vitaliano Daolio, che conosce bene la fauna ittica essendo pescatore professionista e gestore dell’Acquario del Po di Motta Baluffi, unica struttura nel suo genere lungo l’asta del fiume più importante d’Italia. “Quindici giorni fa ho fatto un esperimento – racconta Daolio dalla sua pagina Facebook, corredando la notizia con fotografie – e ho immesso nella vasca di un siluro di circa 5 anni un piccolo esemplare di Pescegatto Punteggiato Americano, conosciuto anche come Channel Catfish (nome scientifico: Ictalurus Pungtatus). Come prevedibile il Siluro ha ingoiato la preda, la quale è passata senza problemi dall’esofago, ma una volta arrivata nello stomaco lo ha bucato, facendo fuoriuscire gli aculei da entrambi i lati della pancia. Il grosso pesce ferito è rimasto per due settimane completamente immobile in una posizione a “candela”, poi due giorni fa è riuscito a rigurgitare i resti predigeriti del Channel. La situazione ora è sotto controllo, ma il Siluro ha un’infezione in atto e non è ancora fuori pericolo”.

Perché tutto questo? A spiegarlo è lo stesso Daolio. “L’esperimento che ho fatto – dice – non ha nessun valore scientifico in quanto per avvalorarlo bisognerebbe rifarlo diverse volte. Il test mi è servito solo per capire meglio quali problematiche può creare questo invasivo pescegatto nel nostro areale fluviale”. Un modo per alzare la soglia dell’attenzione, senza bisogno per il momento di prove scientifiche. E la conferma che a volte – per quanto dolorosa – è la strada empirica la migliore per risvegliare pure le coscienze di chi non mette un freno a certi fenomeni e importazioni esotiche…

Giovanni Gardani

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