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Il volto culturale di
San Carlo: uno sguardo
alle tre mostre a Casalmaggiore

Le mostre andranno oltre San Carlo, dato che dureranno fino a domenica: anche senza giostre o luna park, insomma, un’occasione per tornare nei luoghi della fiera. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CASALMAGGIORE – Quadri, foto e riflessioni: tre diversi spunti, tre forme diverse di arte e di documentazione, tre mostre per la Fiera di San Carlo, che proprio lunedì, giorno del patrono, si è chiusa a Casalmaggiore. La prima mostra è quella in Auditorium Santa Croce, da tradizione affidata al Fotocine Casalasco, con una suddivisione in due parti: da un lato la classica esposizione a tema libero, in cui ciascuno degli iscritti al Fotocine ha un pannello a disposizione da ricamare con le proprie immagini e con un filo conduttore a scelta; dall’altro invece l’esposizione “L’effimero e l’eterno”, che cerca di associare – dietro lo scatto e la possibilità di fissare un solo istante – momenti che rimangono nel tempo, lasciandosi alle spalle ciò che non è importante. Una mostra di legami, di affetti, di pensieri, di momenti e cronologia, con i tempi dell’uomo spesso associati ai tempi della natura, proposta in una scenografia che richiama il set del fotografo professionista, quasi cinematografico.

Passando in Pro Loco, in piazza Garibaldi, spazio a Paride Pasquali e ai suoi paesaggi. Con la tecnica dell’acquerello Pasquali, nativo di Scandolara ma per 40 anni residente a Casalmaggiore, che lavora come consulente creativo per le principali ditte dolciarie italiane, propone scorci di casa nostra, con golena, argine e fiume Po, ma non dimentica la bellezza delle montagne e del mare, in particolare quello di Follonica, tanto amato da Pasquali. L’artista espone per il terzo anno di fila in Pro Loco, dopo avere organizzato da poco il grande evento artistico a tutto tondo a Torricella del Pizzo, presso l’Agriturismo La Torretta, e in attesa di essere ospite a Cremona durante la festa del Torrone.

Chiude il tour delle mostre quella a Santa Chiara dedicata a Beato Rolando Rivi: una esposizione che fa pensare, riflettere e che ripropone lo strazio della storia di un giovanissimo ragazzo della provincia di Reggio Emilia, destinato a diventare sacerdote, ma rapito, torturato e ucciso da alcuni partigiani più estremisti, che al grido di “un prete di meno” lo punirono con due colpi di pistola alla testa e al cuore solo per il fatto di avere sentito la vocazione verso Cristo. Una mostra a pannelli, organizzata in questo caso dall’Associazione Famiglie, che ripercorre con fotografie, ritagli di giornali dell’epoca (il fatto di cronaca fu naturalmente sconvolgente) e l’abito talare di Rolando Rivi, i 14 anni della vita del ragazzo, il suo rapporto con Dio e il desiderio forte di diventare sacerdote, fino al tragico epilogo. Eppure, dando spazio anche al processo per gli assassini, ricostruito sulla stampa di quegli anni (era l’aprile 1945 e il processo durò fino ai primi anni ’50), la mostra propone un finale più lieto, con la beatificazione di Rolando giunta grazie a Papa Francesco e, prima di lui, alla riscoperta della figura e del messaggio del 14enne da parte di Giovanni Paolo II. Le mostre andranno oltre San Carlo, dato che dureranno fino a domenica: anche senza giostre o luna park, insomma, un’occasione per tornare nei luoghi della fiera.

G.G.

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