Un commento

Linea Verde: per Coldiretti
lo spot sul grano canadese
offende 300mila aziende italiane

Si tratta – continua la Coldiretti - di un’offesa per gli italiani che pagano il canone e, soprattutto, per le oltre trecentomila aziende agricole nazionali che, con enormi difficoltà e spesso in aree interne, continuano a coltivare il grano in Italia
E’ inaccettabile che una trasmissione del servizio pubblico Rai dedicata all’agricoltura e al cibo italiani si trasformi in uno “spot” a favore della pasta svizzera fatta con grano canadese trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità che sul territorio nazionale sono addirittura esplicitamente vietate. Ad affermarlo è la Coldiretti nel denunciare i contenuti della puntata di Linea Verde andata in onda domenica 10 novembre dal territorio elvetico della Valposchiavo, che tradisce l’impegno quotidiano e le tante battaglie portati avanti dalla Rai e dalla Rete ammiraglia in favore della produzioni Made in Italy. Uno dei servizi della trasmissione dedicato a un mulino industriale – accusa Coldiretti – ha finito per rappresentare una vera e propria campagna promozionale per un tipo particolare di pasta fatta in Svizzera con grano importato dal Canada, per ammissione del titolare dello stabilimento. Un insulto al prodotto simbolo del Made in Italy giustificato nel servizio addirittura dalla falsa pretesa che – precisa la Coldiretti – il grano straniero sarebbe di maggiore qualità. Si tratta – continua la Coldiretti – di un’offesa per gli italiani che pagano il canone e, soprattutto, per le oltre trecentomila aziende agricole nazionali che, con enormi difficoltà e spesso in aree interne, continuano a coltivare il grano in Italia dove matura grazie al sole, e non per effetto di sostanze chimiche accusate peraltro di essere cancerogene, come accade per quello canadese. Occorre difendere e promuovere le realtà produttive nazionali in una situazione in cui negli ultimi dieci anni – conclude la Coldiretti – è scomparso in Italia un campo di grano su cinque con la perdita di posti di lavoro e il rischio concreto della desertificazione, che lascia il campo libero al degrado e al dissesto idrogeologico.
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Commenti
  • MariaLuisa Paroni

    È evidente che il cambio della conduzione e della linea editoriale della trasmissione segue logiche sempre più distanti dalla promozione dell’agricoltura nazionale e della tutela della qualità, assecondando le ragioni dei sostenitori del CETA, l’accordo di Libero scambio col Canada che avrebbe dovuto essere respinto e purtroppo invece è ancora in applicazione provvisoria (?). C’è chi platealmente lo sostiene al punto da condizionare il servizio pubblico. Suggerirei una petizione alla Rai per protestare vivacemente contro questa posizione, da presentare a cura delle aziende agricole e dei consumatori, pena il boicottaggio della trasmissione.