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Il PalaFarina verso un buco nero
Causa legale pesantissima,
a rischio i fondi regionali

Nel documento, pesantissimo, si parla di esercizio abusivo della professione di ingegnere, di dichiarazioni di falso in atto pubblico, di esercizio abusivo di un tecnico competente in materia acustica ambientale, di falso in atto pubblico per dichiarazioni mendaci.

VIADANA – Il nuovo PalaFarina di Viadana? Secondo qualcuno adesso rischia di non vedere mai la luce. Per lo meno rispettando il progetto che era stato presentato a inizio 2016, con i finanziamenti già ottenuti e destinati. E’ notizie delle ultime ore, infatti, una diatriba legale molto pesante che coinvolge il dimissionario direttore dei lavori e il comune di Viadana, inteso come amministrazione e Ufficio Tecnico.

Una questione che, oltre a prolungare pesantemente i tempi tecnici (e il cantiere è già in ritardo di un anno, tanto che qualcuno aspettava una revoca dell’appalto), potrebbe ora spingere Regione Lombardia a revocare i finanziamenti, pari a 400mila euro per la quota spettante al Pirellone, creando così una situazione di stallo, o meglio di ripartenza da zero. Ricordiamo che dal crollo del palazzetto, risalente all’8 febbraio 2015, sono passati ormai quasi cinque anni esatti. Per la precisione 4 anni e 9 mesi.

Il documento giunto da Roma è una risposta dell’architetto Francesco Palumbo al comune di Viadana e all’avvocato Nadia Zanoni. Palumbo è il direttore dei lavori che non solo spiega che le sue dimissioni sono motivate addirittura da reati penali commessi da terzi e dall’amministrazione pubblica, ma afferma anche di essere pronto ad un esposto per diffamazione e calunnia, precisando che la richiesta dell’avvocato Zanoni di produrre documentazione specifica sarebbe illecita e fuori legge.

Nel documento, pesantissimo, si parla di esercizio abusivo della professione di ingegnere, di dichiarazioni di falso in atto pubblico, di esercizio abusivo di un tecnico competente in materia acustica ambientale, di falso in atto pubblico per dichiarazioni mendaci, tra le altre cose: da qui la volontà di Palumbo di non presentare alcun documento per non rischiare di incorrere – spiega lo stesso – nel reato di concorso di colpa con la stessa amministrazione. Anche perché molti documenti richiesti sarebbe già in possesso, secondo Palumbo, del comune dell’Ufficio Tecnico. Palumbo infatti avrebbe chiesto con atti depositi al comune di dare seguito agli accertamenti richiesti, che da prassi sono a capo dell’amministrazione appaltante, ma quest’ultima non avrebbe dato seguito alla richiesta, rendendosi così protagonista secondo lo stesso architetto del cosiddetto reato di culpa in vigilando e di culpa in eligendo, ossia nella verifica dell’idoneità dei professionisti e della loro scelta.

Palumbo è rimasto come direttore lavori fino al 24 settembre 2019, dimettendosi poi dopo avere notato che le risposte alle richieste non arrivavano e che – sempre stando allo scritto di Palumbo – l’impresa ATI Tieni Costruzioni e Camero Ferramenta ha operato a suo piacimento, commettendo anche reati penali, rifiutandosi ad esempio di eseguire le prove di tenuta strappo sulla copertura obbligatorie per legge e inoltre tutte le opere di impermeabilizzazione, oltre al rifiuto di ordini di servizio con verbali scritti. Intanto, sempre dal documento, si accusa l’amministrazione di non avere sanzionato la condotta illecita di un ATI che doveva consegnare i lavori nel marzo 2019 e invece è arrivata, ad oggi, soltanto al 44% del progetto complessivo.

G.G.

 

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