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Don Paolo Antonini e un pensiero
ancora vivo in tempi cupi:
"L'uomo prima di legge e politica"

Una serata che, come ha spiegato Sebastiano Fortugno del comitato organizzatore, non è stata la commemorazione di un defunto ma il perpetuarsi di un pensiero vivo. Auditorium gremito: il pensiero di don Antonini fa ancora centro. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CASALMAGGIORE – Prima l’uomo, poi la legge. E, aggiungiamo noi, poi anche la politica. E’ un passaggio parafrasato di don Luigi Pisani a tracciare il migliore ritratto di don Paolo Antonini, sacerdote storico di Casalmaggiore, ricordato nel decennale della sua morte, avventura il 23 novembre 2009, in Auditorium Giovanni Paolo II presso l’oratorio Maffei venerdì dalle ore 21. Una serata che, come ha spiegato Sebastiano Fortugno del comitato organizzatore, non è stata la commemorazione di un defunto ma il perpetuarsi di un pensiero vivo.

Una serata formativa, che ha raccolto il tutto esaurito – 150 persone con parrocchiani, cittadini, il mondo politico degli anni ’80 e ’90 e tanti sacerdoti – numero notevole tenendo conto che sono stati trattati temi tutt’altro che frivoli e non sempre semplici. Il profeta dei nostri tempi è colui che ha intrecciato relazioni, come quella particolarissima con l’amico Renzo Zardi il primo battezzato da don Paolo e l’ultimo che lo imboccò per l’ultimo pasto alla Casa di Riposo Pasotelli di Bozzolo, dove don Antonini, al quale Casalmaggiore ha dedicato una via, si sentiva un recluso.

Nella foto don Luigi Pisani e Maurizio Toscani

Tre le sfaccettature del ritratto emerse nella serata condotta da Maurizio Toscani: il don Paolo legato in parallelo a don Primo Mazzolari, capace di vivere a Bozzolo il suo esilio e una certa solitudine così come don Primo negli anni della predicazione all’interno della sua casa, ossia la stessa Chiesa, ostracizzato e non capito. “Amava i poveri col cuore e non con la testa – ha evidenziato don Pisani – perciò non gli interessavano le diffidenze e le cattiverie cui era sottoposto”. Da lui, da don Paolo Antonini, partì il progetto rivoluzionario della Casa dell’Accoglienza di via Cavour, fiore all’occhiello nazionale se si parla si accoglienza, appunto, e integrazione. Un’epopea ben descritta da Pierluigi Bonfatti Sabbioni nel suo documentario mostrato al pubblico venerdì.

Nella foto Enza Mazzoli

La seconda parte del ritratto passa dal rapporto, descritto da Enza Mazzoli, col mondo del volontariato. Inserito nell’Avo, i Volontari Ospedalieri dei quali don Paolo fu socio fondatore, fece in prima persona molte notti sfidando la Federavo, ovvero la federazione nazionale che coordinava tutti i volontari. Con lui fu un’associazione laica, perché don Antonini non gli mise nessun cappello clericale. Un momento di commozione alla lettura di una lettera di don Paolo (“Se non soffro con gli altri non sono un Cristiano”) è stato suggellato da un grande applauso.

Nella foto Giacomo Daina

Infine la terza parte, quella politica, con Giacomo Daina a tracciare il rapporto con l’allora Democrazia Cristiana. “Solo una volta nei primi anni partecipò a una assemblea, per stimolarci ad aiutare i poveri e gli ultimi. Poi lo ritrovammo in altre due occasioni, per celebrare la messa e a Bardi per un incontro politico”. Daina ha anche parlato di una classe dirigente che è venuta a mancare in questi anni e ha ripreso il parallelismo tra il periodo fascista di don Mazzolari e i tempi d’odio di oggi. La lettura di una lettera da parte di Angela Piazza ha aperto a testimonianze tra il pubblico con l’ex sindaco Massimo Araldi, tanti ragazzi integratisi grazie alla Casa dell’Accoglienza e i vari sacerdoti, con don Claudio Rubagotti, attuale parroco, in testa. Da tutti un unico grande grazie al sacerdote degli ultimi.

Giovanni Gardani

 

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