Commenta

Territori a rischio
idrogeologico: la ricetta
proposta dalla civica Amo Colorno

"La "strana" e "innovativa" teoria a noi tanto cara - prosegue la civica - sulle esondazioni controllate che riteniamo un metodo molto più efficace per tutelare Colorno, si prefigge unicamente di riportare l'asta fluviale ad un assetto molto simile a come natura la fece".

COLORNO – Il territorio colornese è costantemente a rischio idrogeologico. Lo dimostrano gli avvenimenti delle scorse ore, dove si susseguono allerte arancioni e scambi di informazioni dei monitoraggi continui svolti da personale competente sui nostri corsi d’acqua. Nella giornata del 18 novembre a Colorno in via precauzionale si è aperto il COC (Centro Operativo comunale), finalizzato ad organizzare e svolgere le attività necessarie ad affrontare le criticità che si manifestano nel corso di un evento calamitoso.

“Ancora una volta quindi a Colorno si trema – commenta il gruppo civico di Amo Colorno – e se è vero che attualmente la situazione è sotto controllo, occorrerrà attendere l’evolversi della situazione, facendo i conti con l’acqua che scenderà da monte. Colorno è costantemente in bilico a livello di sicurezza idraulica, ed una possibile soluzione presentata poco tempo fa con un modello di progetto in scala, è quella della cassa di espansione sul Baganza, che dovrebbe tutelare Parma ma anche Colorno. Ma è davvero così? Un modello idraulico in scala adeguata serve per stabilire ciò che la progettazione non rivela. Se non fosse stato consigliato dall’Europa il modello che è stato realizzato per la cassa di espansione di Casale in scala 1:40 potremmo tranquillamente annoverarlo tra le opere inutili. I rilevamenti che ha permesso di ottenere erano sicuramente prevedibili con semplici software. Infatti, anche presupponendo la volontà di verificare qualche calcolo idraulico, la base di partenza di tutto sono le portate liquide in alveo derivate dalle piogge. È matematicamente impossibile giungere a conclusioni attendibili, soprattutto oggi che piove in modo diverso, senza possibilità di attenerci in modo realistico ai diagrammi delle piogge storiche. Questa incertezza rappresenta il primo grande problema che ci fa essere contrari alla cassa di espansione”.

“Premesso che sulle casse di espansione fluviali – prosegue il gruppo civico – è sempre molto difficile leggere note positive, le più accreditate teorie idrauliche di oggi tendono ad eliminarle. E’ ormai pensiero comune che siano devastanti e troppo impattanti date le loro dimensioni, costose sia nella costruzione che nel successivo e complicato mantenimento, insufficienti in quanto calcolate per piogge storiche oggi superate dai mutamenti climatici in atto, con arginature altissime a tenuta di immensi laghi, per cui pericolose, visti i numerosi mammiferi bucaioli che le abitano, depauperatrici di falde acquifere, dovendo scaricare le piene senza permetterne la percolazione, senza possibilità di invasare le acque per altri usi dovendo sempre essere vuote, con effetti limitati a pochi kilometri di asta per cui, ad esempio, una cassa a Casale, se pur discutibile per la difesa della città, mai potrà avere benefici certi su Colorno. Le dighe invece, che delle casse hanno tutti i difetti, in realtà hanno un pregio: possono produrre energia elettrica pulita e rinnovabile in grande quantità. Ma devono poter sottendere laghi immensi con grandi profondità e grandi portate. Come le grandi dighe sulle dolomiti. Armorano quindi, al di là della franosità dei pendii, non potrà aver seguito. Anche la ritenzione di acque per usi plurimi non ha senso: le falde sono già le immense dighe del sottosuolo a costo zero”.

“La “strana” e “innovativa” teoria a noi tanto cara – prosegue la civica – sulle esondazioni controllate che riteniamo un metodo molto più efficace per tutelare Colorno, si prefigge unicamente di riportare l’asta fluviale ad un assetto molto simile a come natura la fece ma nel rispetto di tutte le costruzioni realizzate nei secoli dall’uomo ed oggi utilizzate. Tramite canali scolmatori, ottenuti con semplici movimenti di sterro e riporto in loco, funzionanti solo in presenza di superamento della portata minima vitale e senza alcuna opera elettromeccanica, verrà captata parte dell’onda di piena lasciando transitare solo la portata massima ammissibile per il tratto di valle. Tali opere sono in definitiva sfioratori laterali molto facilmente realizzabili per ogni tipologia di alveo, sia pensile che inciso”.

“Le acque poi saranno dirottate – si legge nel comunicato – verso laghi artificiali, più o meno distanti dal punto di presa in funzione della morfologia dei terreni attraversati, da cui l’eventuale eccesso liquido possa tracimare sopra le arginature verso campagne non antropizzate, portando con sé acque limacciose fertili. Tali laghi, che non devono mai intaccare e scoprire le falde, serviranno, nella fase di tracimazione, sia per il rimpinguamento delle falde stesse che per usi plurimi. Potranno essere impermeabilizzati con strati di argilla ricavati in loco, con spese molto modeste. Questo metodo si propone di essere un insieme di tanti piccoli bacini di espansione naturali dislocati lungo tutta l’asta che darà possibilità di irrigare i terreni limitrofi, oggi molto penalizzati dallo spreco insensato delle acque invernali di piena, che vengono condotte velocemente in mare dalle casse esistenti. Le esondazioni ottenute saranno definite “controllate”. Il fiume cioè uscirà dall’alveo dove noi lo programmeremo e non più nei centri abitati. Come oggi troppo spesso succede nonostante le innumerevoli quanto inutili casse costruite sugli affluenti di Po”.

“In pratica la sostanziale differenza tra le casse e i bacini diffusi – conclude il comunicato – risulta essere che le prime immettono le acque nello stesso alveo mentre i secondi le distribuiscono fuori dell’alveo e quindi in falda, infinito bacino di accumulo sotterraneo. Tra l’altro le casse (però con fondo e pareti in cemento armato) sono nate a difesa delle fognature bianche ove svolgono un importante e corretto compito, appunto dovendo poi ricondurre le acque piovane nelle medesime tubazioni. Qualcuno, favorevole alle casse fluviali in terra (?!), ha definito banalmente i terreni esondabili di serie B. È esattamente l’opposto: aumenteranno invece enormemente di valore per la loro facile e poco costosa irrigazione, quasi sempre ottenibile a scorrimento superficiale”.

redazione@oglioponews.it

© Riproduzione riservata
Commenti