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Parco (nonparco) Golena,
altre tre piante cadute.
Gengis: "Serve manutenzione"

"Certo - conclude Pirovano - qualcosa va fatta per preservare questa parte della golena. E' un vero e proprio polmone verde per la città". Un polmone verde che richiede cure. "Guarda lassù - conclude Gengis - quanti nidi"

CASALMAGGIORE – Sono crollati altri tre colossi. Uno aveva almeno 50 anni. Non è una novità: il parco-nonparco Golena del Po non gode di ottima salute. In verità non gode neppure di una gran cura. Ogni tanto qualche pianta – o qualche ramo – cade. Le piante sono sane: partiamo da questo assunto prima che qualcuno possa pensare di fare legna per il camino. Hanno solo bisogno di un aggiustamento, così come è stato per alcune di quelle all’interno dell’area degli Amici del Po.

“Sono tutte piante sane – ci racconta Arcangelo Pirovano Todeschini che quel tratto di terra la conosce bene – ma vanno curate. Alte così fanno l’effetto vela e il colpo di grazia l’ha data l’acqua che è rimasta a lungo in contatto con il terreno. Vanno solo ridotte e poi loro riprendono a buttare”.

Sino agli anni 50, come ci racconta, l’attuale strada alzaia era il limite del Po. L’acqua lambiva la strada. Poi l’ampia area che si è costituita adesso che va dall’alzaia verso il fiume è stata il frutto di materiale di riporto, per lo più scarti di materiale edile, deposto lì per anni. Sotto le radici degli alberi caduti lo si può vedere bene: pezzi di piastrelle, vecchi mattoni e chissà cos’altro. La zona è stata di mano in mano piantumata dagli amanti di quel tratto di golena. Un tempo c’era l’area tende, e c’erano le casette. Ne erano rimaste tre sino alla nota vicenda della segnalazione e del loro abbattimento.

“Alcune delle piante non trovano terra abbastanza per affondare le proprie radici e se sono lasciate crescere senza controllo poi cadono giù. E’ il problema dei pioppi” racconta Graziano Lanzetti. “La soluzione è o l’abbassamento come dice Arcangelo o la sostituzione dei pioppi con gli spaccasassi”. No, non pensate a qualche macchina infernale. Spaccasasso è uno dei nomi con il quale è conosciuto il bagolaro, o Celtis australis, proprio per quella caratteristica di riuscire ad affondare le radici anche in terreni duri e di riporto. Anche in presenza di sassi, come in questo caso.

“Certo – conclude Pirovano – qualcosa va fatta per preservare questa parte della golena. E’ un vero e proprio polmone verde per la città”. Un polmone verde che richiede cure. “Guarda lassù – conclude Gengis – quanti nidi”. Lo fa indicando una delle piante ‘capitozzate’ tempo fa. “Se la pianta la riduci nella giusta maniera sopravvive e poi continua a ributtare ancora”. Continua a produrre ossigeno, a purificare l’aria. Non è una cosa da poco anche se – detto tra noi – non sembra interessare un gran ché a nessuno.

Nazzareno Condina

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