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Ponte Po, Amo Colorno
torna a chiedere un velox fisso:
"Altrimenti il rischio diventa pericolo"

"Vogliano istituzioni e politica considerare l'alto rischio in cui Colorno e Casalmaggiore, Emilia Romagna e Lombardia stanno vivendo, e si impegnino a ridurlo il più possibile e il più rapidamente possibile".

CASALMAGGIORE/COLORNO – Qualche velox è stato visto, sul ponte di Casalmaggiore-Colorno: ma si tratta di postazioni mobili che, come tali, non possono restare attive tutto il tempo. E’ già un primo passo, comunque, dal punto di vista sanzionatorio, in attesa che il sistema di monitoraggio arrivi alla gara d’appalto tanto attesa.

Intanto sulla questione prende posizione il gruppo civico Amo Colorno, che fa il punto della situazione: “A seguito di un decreto governativo, diverse strade d’interesse nazionale sono passate ad Anas, come l’Asolana 343 e quindi il ponte sul Po che collega Colorno a Casalmaggiore potrebbe beneficiare di investimenti di riqualificazione e quindi di fondi per la costruzione di un nuovo ponte. Nuovo ponte che se verrà costruito necessiterà di tempi e di attese prolisse, dovute alla macchinosa burocrazia degli appalti. Tempi lunghi necessitano di essere “coperti” con interventi atti alla salvaguardia di quello attuale, infrastruttura essenziale per la viabilità di collegamento di due regioni ad oggi riparata e che è stata chiusa per quasi 2 anni”.

“Senza interventi repentini di sorta “sanzionatoria” – si legge – il nostro ponte continuerà a rimanere a rischio, così come è stato fin ora, senza che nessuno intervenisse in maniera concreta. Sembra purtroppo che a ponte aperto, ci si sia del tutto dimenticati del rischio. Il rischio non va confuso con il pericolo. Il pericolo è infatti più imminente ma il rischio nel tempo può diventare pericolo. Per limitare il rischio occorre massimizzare il livello di sicurezza riducendo le sollecitazioni sui vari pilastri del ponte e limitando il carico che ogni giorno l’infrastruttura è costretta a sostenere. Per farlo due cose sono essenziali, e lo dimostrano anche i regolamenti che nessuno fa rispettare se non quando ci riescono le forze dell’ordine, ossia il limite di velocità (50 km/h) e il limite di peso per ogni mezzo pesante (44 tonnellate). Norme che dovrebbero essere osservate in ogni momento, attraverso sistemi fissi di sanzionamento, tanto più a tutela di un ponte riparato e datato anni ’60”.

“Secondo i dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche – viene poi evidenziato – buona parte dei ponti costruiti in Italia ha già abbondantemente superato il ciclo di vita utile e i ponti di un tempo non erano costruiti con materiali innovativi e non avevano un buon coefficiente di salvaguardia della vita). Negli anni ’50-’70 le leggi sulle costruzioni erano piuttosto scarne. Alla luce di quanto sopra diviene assolutamente necessario interfacciarsi tra politica e prefetture al fine di posizionare almeno due autovelox con relativa cartellonistica sul ponte e l’utilizzo di un sistema di pesatura dinamica (in movimento) per i mezzi pesanti così come il tutor Overload posizionato in alcuni tratti autostradali italiani”.

“Sul tutor Overload in passato – prosegue la civica – abbiamo avuto risposta dalla provincia di Parma, dell’impossibilità di una sua installazione a causa della mancanza di una normativa che consente di multare un autoveicolo in movimento in maniera successiva alla violazione seppur constatata da pese affidabili e da videocamere. Vogliano istituzioni e politica considerare l’alto rischio in cui Colorno e Casalmaggiore, Emilia Romagna e Lombardia stanno vivendo, e si impegnino a ridurlo il più possibile e il più rapidamente possibile. Il tempo scorre inesorabile e tutto va nel dimenticatoio, fino e speriamo di no, alla prossima e dolorosissima chiusura”.

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