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Laura e l'esodo di Fiume
vissuto a 12 anni: Piadena
celebra la Giornata del Ricordo

Su un totale di 350mila esuli tra Venezia, Giulia e Dalmazia, dalla sola Fiume furono costretti a migrate in 58mila, tenendo presente che la popolazione ammontava a 60mila residenti proprio quell’anno, alla fine della guerra. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

PIADENA DRIZZONA – La Giornata del Ricordo, in ritardo di qualche giorno rispetto al calendario ufficiale, è stata celebrata a Piadena Drizzona con la testimonianza in sala civica di Laura Calci Chiozzi, rappresentante dell’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Laura Calci – nata Calcic, fiumana, e sposata poi con un uomo di Casalmaggiore, Chiozzi – ha raccontato il suo punto di vista dell’esodo fiumano, precisando che ciascuno dei popoli di quelle terre ha vissuto un dramma personale molto differente.

Inframezzato da musiche suonate per l’occasione da Roberta Bambace al pianoforte e da Andrea Rinaldi al violino, e con video ad accompagnare il racconto, l’incontro è stato introdotto dal saluto del sindaco Matteo Priori alla presenza dell’assessore alla Cultura Federica Pozzi e di una discreta parte di giunta e consiglio comunale, minoranza compresa. In totale una quarantina di persone ha partecipato all’interessante serata. Il verdiano “Va’ Pensiero”, ossia l’inno degli esuli, che non potevano cantare l’Inno di Mameli sentendosi “traditi” dalla madre patria, ha aperto la serata.

Fu a causa di una decisione presa a tavolino dai vincitori della guerra che le popolazioni del Nord Est italiano, da sempre un melting pot di culture, vennero deportate: così la giovanissima Laura fu sballottata da Fiume – città occupata dai tedeschi messi poi in fuga alla fine della guerra con l’arrivo dei partigiani legati a Tito – a Chieti, al campo profughi, ad appena 12 anni, stabilizzandosi in età adulta a Cremona come insegnante. “Quando ti strappano le radici da giovane, ogni posto del mondo è casa” ha detto Laura.

A Fiume la prima notte dopo l’arrivo dei partigiani, ossia il 2 maggio 1945, sparirono i notabili della città, ammazzati e buttati in mare, ha ricordato la donna. I giovani cominciarono a scappare verso Trieste dove c’erano gli anglo-americani, il padre di Laura, dipendente provinciale, scelse l’Abruzzo, più vicina al mare, non potendo ottenere Savona come destinazione, con la partenza del treno il 23 dicembre 1945 e le maledizioni lanciate sul piazzale della stazione dal nonno di Laura, che perdeva così in un sol colpo l’unica sua figlia e assieme l’unica nipote.

L’arrivo al campo profughi di Chieti è datato 1° gennaio 1946 con camere ricavate tra corde e lenzuoli usati come divisori. Dopo un anno e mezzo arrivò l’alloggio in una casa popolare, tre locali per sei persone, osservando sempre episodi particolari e cruenti, come quello legato a una bambina che per sbaglio strappò un manifesto e venne cercata dalla mamma: né madre né figlia ricomparvero più, uccise e gettate chissà dove. Su un totale di 350mila esuli tra Venezia, Giulia e Dalmazia, dalla sola Fiume furono costretti a migrare in 58mila, tenendo presente che la popolazione ammontava a 60mila residenti proprio in quell’anno, alla fine della guerra e prima dell’esodo forzato. Laura peraltro ha vissuto in prima persona sabato 15 febbraio la cerimonia al Vittoriale, durante la quale le ossa riconosciute di alcuni martiri delle foibe hanno ricevuto degna sepoltura.

Giovanni Gardani

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