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Nuove frontiere lavorative:
quando il coronavirus
diventa opportunità

“Lavoro in remoto” è una formula che fino a qualche anno fa era impensabile lontano dal mondo anglosassone in quanto la concezione classica, nonostante l’accelerazione imposta prima da internet e poi dagli smartphone, era quella di un luogo fortemente legato al lavoro tanto da sostituire la frase “vada al lavoro” con “vado in ufficio”.

“Lavoro in remoto” è una formula che fino a qualche anno fa era impensabile lontano dal mondo anglosassone in quanto la concezione classica, nonostante l’accelerazione imposta prima da internet e poi dagli smartphone, era quella di un luogo fortemente legato al lavoro tanto da sostituire la frase “vada al lavoro” con “vado in ufficio”. La differenza parrebbe sottile in quanto la connotazione è radicata da decenni ed ora soverchiarla sembra davvero difficile. Un comunicato di provenienza regionale, a firma del consigliere pentastellato Degli Angeli, approfondisce ulteriormente l’argomento in una chiave interessante…

“In questi giorni l’emergenza Coronavirus ci ha messo davanti ad una tipologia di lavoro a cui noi italiani, purtroppo, non siamo abituati: lo SMARTWORKING, o TELELAVORO all’italiana. Molte aziende hanno adottato questa tipologia di lavoro per affrontare le difficoltà date dal virus. Anche noi in regione Lombardia abbiamo dato la possibilità ai dipendenti di lavorare autonomamente da casa”.

In linea generale la questione va affrontata anche sotto il profilo culturale:

 

“Per noi italiani è davvero difficile – continua la nota – anche solo pensare ad un tale cambiamento, soprattutto per mancanza di fiducia verso il dipendente. Eppure Resistere all’innovazione, in questo senso, equivale a generare
costi materiali e immateriali, sia per l’azienda sia per le persone”.

Un’applicazione per lavorare da casa?

“L’applicazione di un’organizzazione smart di poco più di 3 giorni al mese, su un’azienda di almeno 100 dipendenti può far risparmiare all’azienda oltre 200 mila euro all’anno. Sono numeri che non possiamo sottovalutare. È importante sottolineare che il Coronavirus si risolverà al meglio e che in questo momento la possibilità di lavorare da casa è sicuramente una forma di rispetto e tutela del dipendente e, non di meno, di aiuto
per tutti coloro che hanno figli a casa da scuola”.

E dopo l’emergenza virus, cosa rimarrà di queste misure?

“Spenti i riflettori sul virus, sarà opportuno porsi domande e ragionare seriamente sui vantaggi che porta questo modo di lavorare, penso alla flessibilità di orario, alle migliaia di pendolari che ogni giorno si spostano in tutta la regione, al tempo risparmiato e alla notevole diminuzione di traffico. Ultimo ma non meno importante, la diminuzione notevole di CO2 nell’aria. come si può controllare sul sito ARPA, a livello ambientale l’impatto è
notevole. In una sola settimana sono decisamente migliorati i livelli del particolato secondario. Immaginate i miglioramenti con una riduzione di traffico costante (20% del particolato secondario secondo ISPRA) accompagnati da una migliore cultura negli spostamenti e nell’alimentazione”.

In conclusione…

“Ora pensiamo e continuiamo a combattere questa virus, ma traiamo il meglio da questa esperienza e valutiamo seriamente la possibilità di cominciare a lavorare dalla nostra CITTÀ’, creando nuove opportunità di rinascita ai nostri territori”.

Alessandro Soragna

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