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Gruppo Amo Colorno:
l'8 marzo ai tempi
del Coronavirus

Si è trattato di un 8 marzo molto differente dalla consueta ricorrenza conosciuta come “Giornata internazionale della donna”. Il problema che riempie la quotidianità di tutti non poteva “dimenticarsi” di una delle feste iconiche del calendario internazionale perché ricorda le conquiste sociali, ma pone l’attenzione anche sulla discriminazione sui luoghi di lavoro oltre agli incresciosi episodi di violenza. E quindi la parola “alternativa” è divenuta d’obbligo proprio a causa del Coronavirus.

“Pur non potendo svolgere iniziative di nessun tipo, abbiamo sentito il dovere morale di ricordare con voi le tantissime donne vittime di femminicidio e che anche in questo momento stanno subendo violenza fisica e psicologica. I dati istat mondiali – si legge nel comunicato stampa del Gruppo Amo Colorno – sono allarmanti. Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subito violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila). Nel 2020 in Italia ci sono state ben 15 vittime. 15 donne brutalmente assassinate spesso da coloro che avrebbe dovuto difenderle.

Vogliamo ricordare i loro nomi uno per uno: Carla Quattri Bossi di Milano, Concetta di Pasquale Di Catania, Fausta Forcina di Formia, Maria Stefania Kaszuba di Verona, Ambra Pregnolato di Valenza, Francesca Fantoni di Bedizzone, Rosalia Garofalo di Mazara del Vallo, Fatima Zeeshan di Versciaco di San Candido, Rosalia Mifsud di Mussomeli,  Monica Diliberto di Mussomeli, Speranza Ponti di Alghero, Laureta Zyberi di Genova, Anna Seergevina Marochkina di Piossasco, Zdenka Krejcikova di Ossi e Larisa Smolyak di Camaiore.

Ogni donna che ha perso la vita per femminicidio non va dimenticata e bisogna continuare a lavorare a livello istituzionale per ridurre questo fenomeno ai minimi termini. Occorre lavorare per una corretta  educazione all’interno degli istituti scolastici, insegnando l’importanza del rispetto verso la donna e organizzare incontri formativi in ogni territorio con l’aiuto di esperti e forze dell’ordine.

Occorre garantire pene certe e severe ai carnefici e tutela alle famiglie delle vittime, garantendo l’ergastolo indipendentemente dalla capacità d’intendere e volere per chi uccide, senza garantire nessun tipo di sconto di pena, o detenzione alternativa in strutture come le R.E.M.S. (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza). E’ assolutamente necessario istituire un vero e proprio fondo governativo così come il patrocinio gratuito a spese dello stato, atto a sostenere tutte le spese legali e medico – psicologiche ai parenti delle vittime. Sono punti fermi su cui si deve basare la democrazia di un paese civile come l’Italia.

Punti fermi su cui non ha potuto beneficiare ad oggi nemmeno la famiglia Cataldi, dopo l’assassinio di Filomena avvenuto a San Polo di Torrile nella bassa Parmense. Tale brutale omicidio ai danni di una giovane donna 44enne molto conosciuta, scosse un’intera comunità, essendo Filomena molto amata e conosciuta per il suo carattere mite e
per la sua concretezza nell’aiutare tutti. L’omicidio fu eseguito e sembra premeditato da un 36enne di origini cinesi, tale Gueling Fang, suo vicino di casa. “Mostro” che ad oggi non ha fatto nemmeno un giorno di galera essendo stato giudicato incapace d’intendere e volere
nonostante la “probabile” premeditazione. Fang è ad oggi detenuto a due passi dal luogo dell’omicidio, ossia presso la struttura Rems Casale di Mezzani. Struttura negli ultimi anni nell’occhio del ciclone, per le numerose fughe di soggetti ad alta pericolosità sociale. Soggetti poi ricatturati in seguito.

Tutto questo ha distrutto un’intera famiglia che ha subito la beffa anche di non essere tutelata e sostenuta dalle istituzioni, e che  “vive”
quotidianamente in estremo dolore da quel maledetto 22 agosto del 2018.
Un maledetto giorno d’estate che ha spezzato non solo la vita di Filomena, ma anche dei suoi familiari e di coloro che l’amavano e la conoscevano. Storie come questa evidenziano l’incapacità dello stato Italiano di dare risposte certe di giustizia e supporto alle famiglie delle  vittime. Occorre intervenire con leggi ad hoc, affrontando il problema con serietà e celerità. Non basta il codice rosso atto ad accelerare giustamente iter giudiziari in caso di denuncia. Non bastano cortei con le candele accese tra le mani e non bastano le panchine rosse. Il ricordo è doveroso e meraviglioso ma ancor di più lo è evitare che una donna perda la vita. Una vita non si recupera.

Intanto noi vogliamo dedicare un pensiero a tutte le donne e a coloro che sono in prima linea contro l’emergenza del corona virus. Donne viste come fonte di vita, come perno della famiglia e come miracolo meraviglioso. Auguri a tutte voi donne. Ci lasciamo con un desiderio:
“Che possiate essere felici e amate davvero, e che se state subendo
violenza fisica o psicologica, denunciate. Non abbiate timore di
farlo”.

 

Redazione@oglioponews.it

 

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