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Brescello, don Evandro come don Camillo:
"Dimenticheremo le discordie e quando
avremo voglia di morte, cercheremo di sorridere"

“Non credo che il Coronavirus sia una punizione per il genere umano, ma forse è un messaggio contro il nostro egoismo, contro le nostre cattiverie e la nostra sete di denaro a tutti i costi. Forse possiamo interpretarlo come un invito a fermarsi”.

Don Camillo omeliaalla faccia del #coronavirus

Pubblicato da Film Don Camillo su Giovedì 12 marzo 2020

BRESCELLO – Quando l’artista Bruno Avesani riprese l’originale medievale e realizzò il Crocifisso che oggi tutti conoscono, era l’inizio del 1951: il primo “Don Camillo” doveva essere girato pochi mesi dopo, a fine primavera, proprio a Brescello e serviva una croce leggera, per questo scolpita nel legno di cirmolo, per fare in modo che l’attore che interpretava il prete partorito dalla penna di Giovannino Guareschi, Fernandel, potesse portarla e sostenerla durante alcune riprese.  Non poteva immaginare, lo scultore veronese, che pochi mesi dopo quelcrocifisso (per tutti il “crocifisso parlante di Brescello”) diventasse l’arma della Chiesa contro la grande alluvione del 1951. La croce venne immersa nelle acque del Po e quella scena divenne un cult, inserita per l’occasione dal regista del film Julien Duvivier, capace di adattare la sceneggiatura alle circostanze.

Oggi, 69 anni dopo, il Crocifisso parlante torna oggetto di speranza: a ritirarsi non dovrà più essere l’acqua ma il Coronavirus e, in ogni caso, quella croce rimane la luce. Come spiega don Evandro Gherardi, parroco di Brescello. “Sostengo la scienza, che purtroppo in questi giorni ne sta un po’ uscendo con le ossa rotte, dato che per avere risposte servirà tempo – spiega il sacerdote reggiano -. Ma non dimentico la fede: in questo momento la nostra forza è la preghiera e allora ho subito pensato al nostro crocifisso. Andò perso, dopo che venne girato l’ultimo film della serie “Don Camillo”, era il 1965, ma venne ritrovato a Cinecittà. E’ diventato un oggetto di culto per la nostra popolazione, che lo ha fortemente voluto affinché rimanesse nella nostra parrocchiale. Avevo già pensato di farlo uscire dalla chiesa, per un messaggio ideale di luce, viste le notizie di questi giorni. Poi qualche fedele e parrocchiano me lo ha chiesto direttamente: a quel punto mi sono convinto. Il Signore resta il nostro faro e si può pregare direttamente da casa, senza alcun problema”.

Pubblicato da Evandro Gherardi su Giovedì 12 marzo 2020

Esposto giovedì mattina attorno alle 9, il Crocifisso di don Camillo era stato “utilizzato” da don Evandro anche nel 2014, anno dell’ultima grande alluvione. “Non credo che il Coronavirus sia una punizione per il genere umano, ma forse è un messaggio contro il nostro egoismo, contro le nostre cattiverie e la nostra sete di denaro a tutti i costi. Forse possiamo interpretarlo come un invito a fermarsi”. A proposito di scene da film, Don Evandro giovedì nel pomeriggio ha ripetuto – con parafrasi sul periodo del Coronavirus – la predica del prete di Brescello nel primo film, ad alluvione finita.

G.G.

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