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Giovanna Anversa, 15
giorni di dolore ed
incertezza. "Viviamo sospesi"

CASALMAGGIORE – Un calvario che si percorre soli – anche quando hai attorno a te tanti amici – in sospeso tra paure e mancanza di certezze. Giovanna Anversa è una delle persone che in questo periodo si è ammalata. “Tutto è iniziato 15 giorni fa – ci racconta – con febbre altissima e malessere diffuso, oltre alla tosse. Non ero mai stata male così: ti senti posseduta, con qualcosa dentro che si fa i cazzi suoi. Ho chiamato il medico, il dottor Tei, spiegandogli tutti i sintomi e mi ha messo subito in cura a casa, ordinandomi la Levofloxacina”.

I primi giorni non sono stati semplici, e non lo è neppure adesso, a 15 giorni di distanza. La tosse persiste: “Sono stata davvero male, adesso va un po’ meglio ma la tosse non è ancora passata del tutto. Anche se ne sto uscendo”. Giovanna Anversa è una donna fortissima, ma questa prova l’ha messa con le spalle al muro. La cosa peggiore ci racconta non nascondendo qualche lacrima, è l’isolamento in cui ti maceri, senza alcuna certezza. “La cosa peggiore è che sei sola, costretta ad isolarti senza neppure sapere con certezza che cos’hai. La febbre si è abbassata, la tosse ancora no mentre sono migliorati i dolori. I primi giorni sono stati duri, l’incertezza è sempre pesante. La cosa più triste è pensare alla tua famiglia che sta impazzendo fuori, e a volte quando li senti per telefono menti anche sulle linee di febbre per non preoccuparli”.

Giovanna Anversa non finisce di stupirci. Seppur provata dai 15 giorni di malanni ed isolamento, ci tiene a fare il punto sulle cose positive: “Ho tanti amici intorno che mi portano quello di cui ho bisogno a casa. E poi devo dire, anche perché le mie zie anziane sono chiuse in casa come tutte le persone anziane, che i servizi approntati dai comuni e dai negozi funzionano bene. Spese e medicine a casa. Le istituzioni ed i privati che vengono direttamente a casa ci sono, questa è una nota positiva. Un’altra nota positiva è il mio medico. Il dottor Alessandro Tei è una persona straordinaria. Da quando gli ho detto che non sto bene mi chiama tutti i giorni per sapere come sto. Sabato e domenica comprese. Mi ha consigliato lui di non andare a fare esami in ospedale, a meno che non subentrino problemi respiratori, per evitare di correre ulteriori rischi”.

Neppure un tampone per avere la certezza. “Credo sia questo il disagio più grande, il non sapere comunque con certezza quello che hai. Anche se senti di avere qualcosa che non va, quelcosa di diverso da tutto quello che hai avuto prima”.

La Gio è chiusa in casa ed ha voluto raccontare la sua storia. 15 giorni che l’hanno segnata duramente, ma non spezzata. “Appena sto un po’ meglio torno a scrivere” ci dice prima di salutarci. Provata, ma mai doma. E’ il suo carattere, quello di una persona che non si arrende mai, neppure questa volta. Quello di una persona che si scalda e si indigna, ma alla fine riesce e sempre a trovare il lato buono in tutto. Ci si saluta con un abbraccio virtuale, l’unico consentito di questi tempi. Pensando al tempo in cui da virtuali gli abbracci ed i sorriso potranno tornare ad essere reali. Quel giorno prima o poi verrà. Ne siamo certi.

Intanto sta già meglio. La cura sta funzionando, anche a detta del suo medico. E i 15 giorni appena trascorsi saranno presto solo un ricordo. Il ricordo di un’angoscia vissuta da lasciarsi alle spalle.

Nazzareno Condina

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