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Arianna, Enrichetta, Melissa
e Salem. Il bene seminato
che non si spegne mai

VIADANA – Chi lascia un’impronta nelle vite degli altri non la lascia mai invano. E il bene che si semina – qualunque poi sia il terreno dove il seme cade – ritorna poi in una qualche forma diversa.

Aveva seminato Arianna Busetto, la 46enne originaria di Venezia ma ormai viadanese d’adozione, morta in seguito alle complicanze polmonari legate al Covid19. “Arianna mi è rimasta nel cuore – ci racconta Melissa Ghidetti – e si è fatta voler bene da tante persone. Era davvero una persona speciale”.

Melissa conosce Arianna nel 2004. “Era settembre – racconta – e mia nonna, l’Enrichetta, era ricoverata in cardiologia all’Oglio Po. Era in una stanza da due persone e al suo fianco, ricoverata, c’era proprio lei, Arianna”. La nonna di Melissa aveva 84 anni. Spaesata in ospedale, Arianna comincia a prendersi cura di lei. “Ha avuto un approccio bellissimo sin da subito con mia nonna – prosegue – ha cominciato a prendersene cura. La faceva parlare, la assisteva nel momento in cui c’era da mangiare, recitava con lei il rosario. Mi ricordo che quella ragazza aveva colpito subito me e mia mamma per quanto a cuore si fosse presa mia nonna”.

Al tempo Arianna aveva 30 anni e forse, quella donna, le ricordava un po’ quella mamma che lei aveva dovuto lasciare a Venezia quando si era trasferita. “Era la forza di mia nonna – continua Melissa – leggevano insieme il giornale. Tra loro si era stretto un rapporto come quello che c’è tra nonna e nipote. Anche noi familiari eravamo tranquilli perché sapevamo che di quella ragazza potevamo avere fiducia. Quando Arianna fu dimessa per mia nonna fu un trauma, anche se poi Arianna non cessò di starle vicino”.

Enrichetta poi muore l’anno dopo. Arianna c’è nel giorno del funerale. “Diventammo amiche, Arianna venne nel giorno del funerale e poi cominciò a venire anche a casa. In casa sua c’era una foto di mia nonna, l’aveva voluta lei. Quando ieri ho letto la notizia mi si è gelato il sangue. Arianna era una persona estremamente vitale, testarda ma anche dolce ed affabile. Aveva un cuore grande”.

Dicevamo del bene. Perché la storia non finisce qui. Arianna viveva in simbiosi con il suo gatto, uno splendido siamese che aveva chiamato Salem. “Adesso gli dà da mangiare una vicina di casa, è ancora lì dove viveva Arianna ma appena potrò lo andrò a prendere e vivrà con me. Non resterà solo, e non andrà in gattile. So quanto ci teneva Arianna”.

Salem vivrà con Melissa e sarà in fondo questo il grazie più grande ad Arianna. Il bene è un’energia che cambia soltanto forma: Arianna ha seminato, Enrichetta prima, Melissa poi e Salem adesso raccolgono.

Nazzareno Condina

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