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Buzzella: 'Fase delicata, se
non gestita bene si rischia
la depressione economica'

"Purtroppo la burocrazia non ci aiuta perché le imprese, anche in casi di riconversione legati ad un’urgenza come questa, devono attendere certificazioni ed autorizzazioni. In questi casi le procedure andrebbero seriamente accelerate e snellite, il tempo è poco. Sarebbe fondamentale superare i lunghi iter burocratici".

Sui risvolti economici dell’emergenza Coronavirus è intervenuto Francesco Buzzella, presidente dell’Associazione Industriali di Cremona, che ha chiarito che “se non gestita bene, questa fase economica potrebbe portare a danni enormi come la recessione e la totale depressione dell’economia. Il rischio che corriamo oggi è molto serio”. “L’Italia”, ha spiegato, “è l’unico Paese che ha fermato le attività salvo una serie di attività considerate essenziali. La nostra idea era quella di lasciare spontaneamente la libertà delle imprese di fermarsi o meno condizionatamente all’utilizzo di tutti i presidi di sicurezza e di igiene necessari. Chi non era in regola andava fermato. Il rischio che corriamo oggi è molto serio: se non gestita bene questa fase economica potrebbe portare a danni enormi come la recessione e la totale depressione dell’economia. In un Paese come il nostro, dove la manifattura la fa da padrone, ci auguriamo che le imprese possano riprendere la propria attività quanto prima perché i danni irrevocabili dell’economia non li recupereremmo più. In primis oggi dovremmo disporre di sistemi di prevenzione certi, ovvero test rapidi per verificare e valutare le condizioni delle persone; modalità quindi che ci permettano effettuare verifiche sui grandi numeri. Sarebbe poi fondamentale non indebolire il sistema economico e tornare quindi nell’arco di poco a riaprire le fabbriche purché siano sicure. Infine sarebbe necessaria una strategia comune che rimetta grande liquidità negli Stati per cittadini, famiglie, imprese onde evitare che questa situazione si trasformi davvero in una crisi ingestibile”.

Il presidente ha anche ricordato che “molte aziende hanno riconvertito parte della loro attività per fronteggiare l’emergenza, penso ad alcune aziende cosmetiche o tessili della nostra Provincia. Purtroppo la burocrazia non ci aiuta perché le imprese, anche in casi di riconversione legati ad un’urgenza come questa, devono attendere certificazioni ed autorizzazioni. In questi casi le procedure andrebbero seriamente accelerate e snellite, il tempo è poco. Sarebbe fondamentale superare i lunghi iter burocratici”.

Sulla sicurezza: “Siamo sempre stati dell’idea che le imprese abbiano utilizzato presidi igienici e di sicurezza per mettere in sicurezza il personale ancor prima che il protocollo imponesse tali misure di salvaguardia come vincolanti all’operatività delle fabbriche. Certo permane ancora, per alcuni versi, la difficoltà di trovare alcuni dispositivi oggi fondamentali. Lo sforzo deve andare, invece, nella direzione di garantire la salvaguardia delle persone anche attraverso la reperibilità di presidi come mascherine, gel igienizzanti, camici etc. Siamo però certi che le fabbriche sul nostro territorio siano luoghi sicuri dove si seguono protocolli di sicurezza”.

E infine sulla solidarietà, in riferimento alle donazioni giunte all’Associazione “Uniti per il territorio della provincia di Cremona”. “Sappiamo sicuramente”, ha concluso Buzzella, “che in questo territorio è molto forte il senso corale di intervento e di umanità; lo abbiamo dimostrato anche in questa circostanza di grande emergenza dove sia i singoli cittadini ma anche le imprese hanno saputo, e sanno tutt’ora, lasciare segnali importanti”.

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