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Guarita dal Covid, torna
al lavoro in ospedale: l'esperienza
dell'infermiera Laura Lombardi

“Sono venuta a contatto con pazienti positivi al Covid dopo che il mio reparto è stato riconvertito in reparto covid” racconta. “Purtroppo, nonostante i presidi di protezione e tutte le attenzioni che si mettano nel fare le cose, per chi lavora in ospedale il rischio è sempre molto alto. Come tanti altri miei colleghi, sono caduta in battaglia”.

E’ rientrata al lavoro da pochi giorni, dopo un periodo di isolamento per aver contratto il virus Covid-19: Laura Lombardi, infermiera all’Ospedale Maggiore di Cremona (Reparto Quattro C multispecialistico), ha vissuto con grande apprensione il suo periodo di quarantena, non solo per la malattia in sé ma anche perché in queste due settimane non è potuta essere in prima linea con i suoi colleghi ad affrontare l’emergenza. “Sono venuta a contatto con pazienti positivi al Covid dopo che il mio reparto è stato riconvertito in reparto covid” racconta. “Purtroppo, nonostante i presidi di protezione e tutte le attenzioni che si mettano nel fare le cose, per chi lavora in ospedale il rischio è sempre molto alto. Come tanti altri miei colleghi, sono caduta in battaglia”.

Per fortuna quella di Laura non è stata un’evoluzione grave della malattia: “Non mi sentivo bene e avevo sintomi simili all’influenza, mancanza di forza e grande stanchezza” racconta. “Io, che normalmente sono iperattiva, mi sentivo un’altra persona”. 24 ore dopo, il risultato del tampone: positivo. “Il giorno che ho ricevuto la notizia è stato duro” ricorda l’infermiera. “Per fortuna non ho mai avuto problemi respiratori, ma ero costantemente in allerta, perché sapevo come poteva evolvere velocemente la patologia e vivendo da sola sapevo che se avessi avuto un tracollo nessuno avrebbe potuto aiutarmi. Psicologicamente questi giorni sono stati pesanti”.

A pesare è stata la lontananza dalla famiglia, ma anche “dalla mia seconda famiglia, i colleghi in ospedale, perché sapevo di lasciarli soli in un momento così difficile. Vivere 14 giorni di quarantena sapendo che loro facevano turni massacranti di 12 ore filate, e non potere fare nulla per aiutarli, è stata dura”. I sintomi per la 26enne sono durati solo qualche giorno e nel giro di due settimane si è negativizzata. “Sono stata fortunata perché tante volte per tornare negativi ci vuole molto più tempo” commenta.

Laura Lombardi è rientrata al lavoro mercoledì, com un turno di notte. “Ho ritrovato il mio reparto molto provato. I colleghi erano felici di rivedermi e io contenta di tornare a dare il mio contributo. Il mio lavoro una vera e propria scelta di vita: non faccio l’infermiera, sono un’infermiera, e c’è una gran differenza. Perché non è solo un lavoro, ma un modo di essere. Anche per questo la positività al tampone mi ha spiazzato: in quei giorni mi sono sentita inutile”. “Aiutare le persone per noi infermieri è un gratificazione” continua Laura. “Questa emergenza ci ha messo sotto gli occhi di tutti come professionisti, mentre normalmente quella dell’infermiere è ancora una professione ignota, di cui pochi conoscono la peculiarità. E dal punto di vista professionale e umano per me è molto bello vedere oggi il calore delle persone nei nostri confronti”.

Laura Bosio

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