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Cremonese paziente Covid
trasferita e curata a Varese
'Gli infermieri? Anime belle'

L’infermiera cremonese è rimasta ricoverata al Circolo per più di tre settimane e, ora che è stata dimessa, ricorda con un filo di commozione i giorni trascorsi nella sua camera di degenza, con l’ossigeno per aiutarla a respirare: “Noi pazienti con il Covid-19 restiamo chiusi nelle stanze, isolati. Ma io non ero sola: c’erano loro con me!".

Concetta, un’infermiera siciliana da trent’anni residente a Cremona, dove ha contratto il virus, ha raccontato la sua lunga degenza nella Pneumologia dell’ospedale di Circolo di Varese. Il 13 marzo scorso, all’ospedale di Cremona, le hanno prospettato il trasferimento a Varese e le è caduto il mondo addosso: “Sei debole, spaventata e ti dicono che ti mandano in un’altra città! Poi, però, giunta a Varese, ho capito di essere stata fortunata – racconta Concetta a Varesenews – Voglio ringraziare tutto il personale, dal primario ai medici, agli infermieri, ai fisioterapisti, agli OSS e anche gli addetti alle pulizie, perché mi hanno fatto sentire in famiglia. Può sembrare un’espressione esagerata, ma io mi sono sentita così!”.

L’infermiera cremonese è rimasta ricoverata al Circolo per più di tre settimane e, ora che è stata dimessa, ricorda con un filo di commozione i giorni trascorsi nella sua camera di degenza, con l’ossigeno per aiutarla a respirare: “Noi pazienti con il Covid-19 restiamo chiusi nelle stanze, isolati. Ma io non ero sola: c’erano loro con me! Li riconoscevo dallo sguardo, nonostante la visiera si appannasse spesso per la condensa. Da infermiera posso dire di aver trovato l’assistenza che mi ha permesso di guarire, ma da paziente aggiungo che ho trovato anche molto di più: empatia, calore, compagnia. Mi hanno offerto la pizza, le brioche, la colomba! Hanno offerto ai pazienti, soprattutto a quelli più anziani o che erano senza telefonino, la possibilità di comunicare con una videochiamata con i propri cari. Sono piccoli gesti che, quando sei ricoverata, garantisco che fanno davvero la differenza: guarisci nello spirito prima ancora che nel corpo!”. Concetta è ora tornata a casa, a Cremona, ma ricorderà per sempre le anime belle che ha incontrato all’ospedale di Varese.

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