Cronaca
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Si è spenta Cesarina Manfredi, fu bottegaia a Vicobellignano. Il ricordo della nipote Linda

Ho visto come hai saputo aiutare gli altri, i parenti e chi aveva bisogno, col cuore leggero di chi fa il bene, non importa se comporta qualche noia in più per sé. Con te ho imparato a sorridere

VICOBELLIGNANO – Si è spenta a 88 anni Cesarina Manfredi. Era la bottegaia di Vicobellignano, gestiva il negozio di allimentari e varie che c’era dove c’è l’incrocio semaforico. Una donna di spirito e dalla grande umanità, che aiutava chi ne aveva bisogno. Era la sua, la vecchia bottega di paese, di quelle in cui si entrava per fare quattro chiacchiere oltre che per acquistare qualcosa. Dove si entrava e ci si raccontava. Di racconti Cesarina ne ha raccolti tanti, e pure di persone che le chiedevano aiuto.

A ricordarla, con una dolcissima lettera, la nipote Linda. “Ciao nonna – scrive Linda – Ho ancora tante cose da dirti che tu non sai. Da piccola ti seguivo nell’orto ed è con te che ho imparato i nomi delle piante e la meraviglia della natura che sboccia, cresce e si trasforma.

Cuoca ingegnosa, ti davi da fare con pietanze tradizionali per la tavolata di parenti, ma mi hai trasmesso anche la curiosità per piatti nuovi, esotici rispetto alla cucina casalinga.

Da sarta, mi facevi gli abiti per le bambole e per Carnevale; mi hai insegnato a cucire, e così il senso del bello, ma anche dell’appropriato, nel vestire. Da te ho preso il gusto di cantare, seguendo i dischi e la radio, e così ho anche scoperto il canto popolare, che anni dopo ho studiato, e cantato. È la tua voce la prima che ho registrato, insieme a quella del nonno e dello zio, per un’intervista sulla guerra, che tu hai vissuto quando eri una ragazzina come me che tenevo quel registratore.

Conoscendo te, ho conosciuto un modo di essere donna. Un essere donna che veniva da un mondo per me antico, segnato da credenze e regole che non facevano per me, ma che ho compreso. Un essere donna che ho trovato in altre parti del mondo e dentro di me.

Ho visto come hai saputo aiutare gli altri, i parenti e chi aveva bisogno, col cuore leggero di chi fa il bene, non importa se comporta qualche noia in più per sé. Con te ho imparato a sorridere. Mi dicevi che quando volevi avere uno sconto al mercato chiedevi e bisognava “fa’ boca da redar”, sorridere un po’ per imbarazzo, un po’ per senso di scherzo. Tante domande ho fatto, in tante parti del mondo, col sorriso sulle labbra perché straniera o perché ricercatrice.

Tu che avevi la quinta elementare hai insegnato tanto a me, con un dottorato. Tu che sei cresciuta e vissuta nella Bassa e il tuo viaggio di nozze fu in Liguria, io che vivo all’estero da anni e ho girato mezzo mondo. Le cose che ho imparato da te hanno segnato i miei interessi e il mio lavoro, hanno guidato la mia ricerca sul campo, parlando con donne dai vestiti colorati, sorridendo a uomini a cui facevo domande, camminando per orti e campi dalla terra rossa, cantando in dialetto, assaggiando piatti esotici, registrando le voci e i suoni di un mondo antico perché diverso dal mio.

Dopo che la tua vita è cambiata una ventina d’anni fa per la malattia e la scomparsa del nonno, le volte che ero a casa e mi prendevo cura di te ero impacciata. Una volta, mentre ti riaccompagnavo alla sedia, non riuscivi più a proseguire. Così mi sono seduta sul pavimento con te, aspettando che ci venissero ad aiutare, e abbiamo riso e scherzato insieme.

Da un po’, quando ti venivo a trovare, non mi riconoscevi più, però lo sapevi che ero qualcuno a cui volevi bene e che ti voleva bene. Lo so, e lo sai. Adesso, che non posso salutarti per l’ultima volta, sono piena di te. Ciao nonna“.

N.C.

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