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Messa a porte chiuse anche dopo
il 4 maggio, l'uscita forte di don Tonghini:
"Evidente debolezza nella classe episcopale"

“La scelta arbitraria di stasera del Governo è stata cercata e voluta dai Vescovi che da subito hanno accettato questa ingerenza governativo e non hanno battuto ciglio e ora ne pagano le conseguenze, anzi le paghiamo tutti noi” ha accusato don Paolo dal suo profilo.

SCANDOLARA RAVARA – Non è nuovo ad uscite forti don Paolo Tonghini. Anche se stavolta possiamo dire che ha per certi versi anticipato i tempi, di qualche ora. Il sacerdote originario di Piadena, per tanti anni cappellano all’ospedale Oglio Po e ora collaboratore parrocchiale a Scandolara Ravara, Motta Baluffi, San Martino del Lago e Cingia dè Botti, ha tuonato domenica sera dal proprio profilo Facebook, attaccando la decisione del Governo di continuare con l’annullamento della celebrazione delle messe alla presenza del popolo. Per la verità il post di don Paolo Tonghini si rivolge più che altro alla classe episcopale, fermata da una “evidente inconsistenza e debolezza”.

“La scelta arbitraria di stasera del Governo è stata cercata e voluta dai Vescovi che da subito hanno accettato questa ingerenza governativo e non hanno battuto ciglio e ora ne pagano le conseguenze, anzi le paghiamo tutti noi” ha accusato don Paolo dal suo profilo. Il suo post è di domenica sera, quasi a mezzanotte, quando la Conferenza Episcopale Italiana si è fatta sentire con una dura lettera indirizzata al Governo e al Premier Conte. “Alla presidenza del Consiglio e al comitato Tecnico-Scientifico – si legge – si richiama il dovere di distinguere tra le loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quelle della Chiesa, chiamata a organizzare la vita nella comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte ma nella pienezza della propria autonomia”. Ricordiamo che dal 4 maggio, stando al nuovo Decreto in arrivo, si potranno celebrare i funerali solo in forma strettamente privata, ma non si potranno ancora celebrare messe con il popolo.

G.G. 

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